[06/05/2008] Parchi

A proposito di predatori e parchi

PISA. Dopo le sconcertanti dichiarazioni de La Nazione sul turismo all’Arcipelago e i luoghi più o meno vietati bene ha fatto Tozzi a dire con grande chiarezza come stanno effettivamente le cose e non solo nel suo parco. Quel che emerge con evidenza palmare e su cui vale la pena di tornare è che oggi realtà come quelle del Giglio e dell’Elba dopo anni di politiche anche ‘assistenzialistiche’ che hanno fatto fallimento ovunque, incoraggiando soprattutto operazioni speculative o sprecando soldi anche dei Fondi comunitari specie ma non solo al Sud–come dice De Rita- dispongono di un nuovo, importante e qualificato soggetto e strumento per voltare pagina; il parco.

Il parco infatti - bisogna dirlo senza tanti cincischiamenti - è oggi - e non solo all’Arcipelago - praticamente l’unico soggetto istituzionale non rimesso in discussione nel suo ruolo di gestione istituzionale. Tornano in discussione le province, ancor più le comunità montane e pure i piccoli comuni. Il che non risparmia come sappiamo l’Arcipelago dove sparisce la Comunità montana, dove la presenza delle province non sempre - va detto - riesce a caratterizzarsi adeguatamente e i piccoli comuni non sfuggono alle difficoltà di un localismo senza futuro. Di questo si tratta e prima se ne prenderà atto meglio sarà per tutti.

Il parco – vale anche in tutti i paesi europei - offre una opportunità unica di aggregazione anche istituzionale su basi solide e innovative e non di riproposizione di vecchie ricette stantie e talvolta rovinose. Il piano del parco è certamente – in questo contesto - uno strumento indispensabile ancorché discutibile e per ora limitato visto che l’area marina resta tra color che sono sospesi, in attesa di decisioni da troppo tempo inspiegabilmente rinviate. E’ un punto molto importante anche sul piano nazionale dove tutti i ministri che si sono susseguiti in questi anni – chi più chi meno - hanno eluso anche accampando pretesti –l o è sicuramente il richiamo alla legge - perché è scritto a chiare lettere nella legge italiana e in tutti i documenti europei anche recentissimi che la gestione delle coste e del mare deve essere integrata perché buona parte dei guai del mare provengono da terra come dovrebbero sapere in particolare coloro che hanno istituito il Santuario dei cetacei.

Anche sotto questo profilo il parco è una occasione unica per integrare ciò che storicamente è stato separato. Se qualcuno avesse dei dubbi controlli i dati internazionale; nel mondo è protetto con i parchi il 10% del territorio ma solo l’1% del mare e non tanto meglio stanno i fiumi. Stato, regione, province, comuni debbono perciò sostenere che si chiuda al più presto la poco avvincente manfrina sull’area marina.

Si, l’area e non le aree. Lo spezzatino - in questo caso un cacciucco - non serve a nessuno e non è coerente con le finalità e gli scopi della legge quadro e delle politiche comunitarie. Cosa possa esserci in tutto questo di ideologico e addirittura di illiberale da consigliare la richiesta di solleciti interventi di Matteoli e del governo come qualcuno ha fatto per noi resta un mistero.
Non è invece un mistero che a qualcuno il parco come il presepe a Edoardo non piace. Ma ce ne faremo una ragione.

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