[07/05/2008] Aria

Di smog, inchieste, processi e altre...catastrofi

LIVORNO. L´inchiesta sull´inquinamento atmosferico da Pm10 e biossido di azoto nel territorio del capoluogo toscano, a partire dal 2005, ha portato al rinvio a giudizio di sindaci e assessori all’ambiente dei comuni della piana fiorentina, oltre al presidente della regione toscana Claudio Martini e all’ex assessore regionale all’ambiente Marino Artusa.

Gli amministratori dovranno rispondere al processo di ‘getto pericoloso di cose’, con riferimento alle emissioni di inquinanti nell´aria e ‘rifiuto di atti d´ufficio’, per aver disatteso la normativa europea che impone un limite ai giorni di superamento di sostanze inquinanti in atmosfera e per non aver adottato- con urgenza- tutti i provvedimenti e le misure per tutelare la salute dei cittadini.
Lungi dal voler entrare nel merito degli atti che l’accusa e la difesa discuteranno al processo che si aprirà il prossimo 3 ottobre, questa vicenda induce però alcune riflessioni. Che esulano da un approfondimento giuridico della fattispecie di reato o dal fare previsioni su quali effetti in termini di giurisprudenza una vicenda di questo genere potrebbe generare.

La prima riflessione riguarda il problema dell’inquinamento atmosferico, divenuto ormai – assieme a quello acustico e alla congestione cui è intimamente correlato - una costante delle nostre città. Sul problema si conoscono andamenti e natura degli inquinanti, quali le principali fonti responsabili e quali gli effetti sulla salute. Come altresì sono noti i rimedi: interventi strutturali tesi a ridurre il traffico veicolare privato a favore dei sistemi di spostamento collettivi e strumenti di incentivi-disincentivi per stimolare il cambiamento delle abitudini individuali. La letteratura su questo argomento è ormai vasta così come altrettanto estese sono le esperienze condotte con successo in altre città.

Quello che avviene invece in un numero consistente di città italiane è l’episodicità e la scarsa efficacia delle misure messe in campo e la scarsa ricerca e sperimentazione di nuovi approcci alla gestione del traffico urbano, che siano finalizzati non solo a una logica di dare risposte alle esigenze di mobilità ma soprattutto a governare e orientare la domanda, cercando di ottimizzare- dove possibile- il rapporto difficile tra flussi di traffico e capacità della rete stradale e viaria, nel breve termine. E quando si impostano pianificazioni che tendono ad andare in tal senso si devono fare i conti con resistenze (spesso spinte da faziosità più che da motivi di merito) come è accaduto recentemente per la tramvia di Firenze.

Nel contempo si devono studiare e impostare strategie orientate alla riduzione alla fonte della domanda di mobilità, basate su diversi criteri di pianificazione delle città e dei territori, su una programmazione tesa alla riduzione dell’intensità di trasporto delle persone e delle merci solo su alcune direttrici (quelle stradali e autostradali): interventi che possono delinearsi nel medio e lungo periodo e che necessitano di una programmazione almeno a scala nazionale e di investimenti congrui. E che avrebbero anche l’effetto (non più trascurabile) di dare un contributo alle politiche di contenimento delle emissioni di gas serra e di risparmio di energia.

Strategie che invece non hanno avuto il necessario indirizzo politico e scarse risorse economiche nel governo uscente e che ancora meno troveranno diritto di cittadinanza nell’esecutivo che si sta insediando in questi giorni, la cui agenda politica appare anzi totalmente indirizzata verso infrastrutture stradali e autostradali, e grandi opere di dubbia (o nulla) utilità quali il ponte sullo stretto di Messina.

La seconda riflessione riguarda la coerenza con cui si scelgono le pianificazioni territoriali e quelle degli insediamenti urbani rispetto alla previsione di dotazione dei servizi adeguati e alla tempistica con la quale questi piani vengono attuati. La costante - che si riscontra in tutti i livelli amministrativi - vuole infatti che le logiche di pianificazione rispondano prima alla realizzazione degli insediamenti abitativi, residenziali, commerciali che non alla infrastrutturazione di servizi ad essi necessari. A partire proprio dalla previsioni di reti di trasporto pubblico, di parcheggi di scambio, di potenziamento di ferrovie locali. Infrastrutture che seppur previste (non sempre) negli interventi di previsione urbanistica, rimangono poi sulla carta e sui modelli, e non godono degli adeguati finanziamenti per poter essere realizzati. Con la conseguenza che le città, già oggi simbolo della crisi ambientale, rischiano di divenire in futuro sempre più invivibili.

E quando a qualcuno gli scappa una proposta forte (vedi l´assessore Del Lungo sulla cancellazione dell´aeroporto di Peretola e la realizzazione di un grande parcheggio scambiatore) la corsa al "benaltrismo" o al "fuoritempo massimo" è totale e corale. E allora, avanti così: senza neanche la speranza della pedagogia della catastrofe.

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