[07/05/2008] Comunicati

Il colore degli oceani per capire il ciclo del carbonio

LIVORNO. L’Agenzia spaziale europea ha avviato studi sul ciclo del carbonio che, attraverso il progetto GlobColour, ha scelto una via singolare. L’Esa ha messo insieme in 10 anni un’imponente massa di 55 terabyte di dati per produrre un dataset sul colore degli oceani a livello mondiale, e che fornisce informazioni sui collegamenti tra l´attività biologica marina e le emissioni di biossido di carbonio di origine umana. A determinare il colore dell´acqua marina è in gran parte la concentrazione di fitoplancton, che “dipingono” lo strato superficiale degli oceani con la loro clorofilla.

«La presenza di clorofilla significa anche che durante la fotosintesi, esattamente come accade con le piante sulla terraferma, il fitoplancton assorbe il biossido di carbonio (CO2), che è un gas serra, e lo immagazzina nei suoi tessuti; e che quindi potenzialmente svolge un notevole ruolo come riserva di carbonio – spiegano i ricercatori sul bollettino scientifico dell’Ue Cordis - Il colore determinato dal fitoplancton può essere rilevato dallo spazio. Nell´ambito di GlobColour, i ricercatori dell´Esa hanno utilizzato tre diversi strumenti collocati su vari satelliti: il Medium Resolution Imaging Spectrometer (Meris) a bordo della piattaforma Envisat, il Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (Modis) a bordo del satellite Aqua della Nasae il Sea-viewing Wide Field-of-view Sensor (SeaWiFS) su GeoEye´s Orbview-2. GlobColour combina le osservazioni di molti sensori e fornisce così un campionamento migliore e un ridotto errore strumentale rispetto ai sistemi esistenti, come le misurazioni fatte con boe munite di sensori. Cyril Moulin dell’International Ocean Carbon Coordination Project (ioccp) si è detto «molto colpito dal lavoro che l´Esa ha svolto finora in GlobColour. Questo dataset di dieci anni sarà molto utile per gli studi sul carbonio e la creazione di modelli globali».

I dati potrebbero essere molto utili anche per la pesca a l’acquacoltura. Per il presidente dell’Ioccp James Yoder «Dobbiamo sostenere uno sforzo internazionale per garantire di poter collegare il dataset di un satellite all´altro per costruire delle serie per il lungo periodo, che ci occorrono per distinguere i cambiamenti dai cicli, e in questo senso GlobColour rappresenta sicuramente un passo importante».

I dati sono disponibili il sito www.globcolour.info e le osservazioni potranno essere seguite in tempo quasi reale da metà del 2008. Nel 2009 il servizio continuerà attraverso il Marine Core Service del Monitoraggio globale per l´ambiente e la sicurezza (Gmes), un´iniziativa congiunta della Commissione europea e dell´Esa.

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