[07/05/2008] Energia

Geotermia, i Verdi aderiscono (con i se e con i ma) alla manifestazione per le sorgenti dell´Amiata

LIVORNO. Ridurre al minimo l’attività delle centrali geotermoelettriche per un periodo di almeno sei mesi, nel tentativo di salvaguardare l’acquifero del Monte Amiata che rischierebbe di prosciugarsi. E’ questo l’obiettivo della manifestazione promossa per sabato prossimo ad Abbadia San Salvatore dai Comitati per la Salvaguardia dell’Ambiente, dal Comitato Val d’Orcia Crete senesi, dal gruppo “Nuova Prospettiva di Piancastagnaio”, da Italia Nostra, sezioni di Siena e di Grosseto, dal Circolo di Legambiente di Chianciano.

«Oltre alla siccità – veniva spiegato in un comunicato da parte dei promotori - l’estrazione di vapore per la produzione di energia geotermoelettrica è responsabile per circa il 30% della riduzione della portata delle sorgenti (dimezzata in trenta anni) di questo importante serbatoio idrico del centro Italia, che ha un’utenza di 700.000 persone tra le province di Siena, Grosseto, Viterbo. Enel ammette un prelievo di oltre 120 litri di acqua al secondo ma la falda acquifera si è già abbassata di circa 300 metri. La qualità delle acque è compromessa per la presenza di inquinanti come boro e arsenico (risalita dei gas dal campo geotermico verso l’alto) e anche il sistema delle acque termali ne può risultare impoverito».

«È di vitale importanza allora – concludeva il comunicato - ridurre le centrali al minimo per un periodo di sei mesi come suggeriscono gli studi in mano alla Regione Toscana. Il provvedimento permetterebbe di controllare i tempi di ricarica dell’acquifero e l’innalzamento della falda freatica; di verificare la correlazione tra campo geotermico e bacino idropotabile; di ridurre la concentrazione delle sostanze inquinanti».

Da parte dei Verdi che oggi hanno annunciato e rilanciato l’iniziativa di sabato, arriva una faticosa adesione alla manifestazione: «Come federazione toscana dei Verdi aderiamo – spiega alla fine il segretario Mauro Romanelli – siamo da sempre a fianco delle associazioni dell’Amiata anche se ovviamente ci sono sfumature importanti: loro chiedono che la geotermia sia ridotta o addirittura fermata, noi diciamo “facciamo una geotermia moderna, veramente rinnovabile”. Perché la geotermia è strategica per la Toscana ma nel modo in cui viene fatta oggi a parità di energia prodotta emette più Co2 di una centrale turbogas.

La risposta della Regione arriva dall’assessore alla difesa del suolo e del servizio idrico, Marco Betti: «E’ legittimo e giusto che i cittadini si preoccupino della loro salute e del loro ambiente – spiega - Ma per quel che riguarda i compiti e gli impegni della regione, voglio ricordare che entro un mese avremo a disposizione i risultati degli studi dell’Università di Siena che dovrebbero dire l’ultima parola sul piano scientifico sulla questione delle interferenze dell’attività geotermiche con quello che è la riserva di acqua dell’Amiata. Quando avremo in mano gli esisti di questi studi saremo in grado di prendere una decisione consapevole e spero definitiva».

L’assessore Betti comunque promette di non abbassare la guardia: «sappiamo tutti che l’acqua è la prima delle priorità, per questo seguiamo la cosa con grandissima attenzione e anche per questo la Regione ha finanziato la posa in opera del piezometro che tra qualche mese sarà in grado di misurare il livello della falda da una profondità di 6 metri fino a 800, per monitorarne costantemente le evoluzioni».

«Potremo valutare con cognizione di causa tutta la questione dopo gli studi che arriveranno dall’università di Siena – specifica l’assessore all’ambiente Annarita Bramerini – studi che è bene ricordarlo si aggiungono a quelli che in questi anni la Regione ha commissionato a diversi esperti, compreso il Cnr di Pisa, finalizzati a redigere il bilancio idrogeologico dell’Amiata. Quindi lo studio che viene da Siena sarà un ulteriore contributo, l’ultima tessera del mosaico che consentirà di redigere il bilancio in base al quale stabiliremo la compatibilità degli usi plurimi della risorsa idrica del territorio, consapevoli che ovviamente l’uso prioritario è quello umano».

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