[08/05/2008] Comunicati

Ancora sul DPEF 2009 toscano e sulla sua ´sostenibilità´

FIRENZE. Il testo del DPEF 2009, per ora disponibile, contiene punti di forza e di debolezza. Essi riguardano il tentativo annunciato di tenere insieme le componenti ambientali, sociali ed economiche della qualità dello sviluppo, della sua sostenibilità anche in rapporto ad azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a politiche che favoriscano gli investimenti invece che le rendite.

I punti di forza stanno nel pareggio entrate/uscite (riduzione indebitamento e stabilizzazione finanziaria), nell’aggiornamento delle previsioni economiche e sociali per il sostegno al sistema economico e l’accelerazione di interventi infrastrutturali (mobilità, edilizia ospedaliera, sistema ambientale: impiego dell’ecotassa-discarica per il potenziamento della raccolta differenziata, accordo per la tutela delle risorse idriche), nel raccordo tra attrattività della Toscana verso capitali esteri e qualità del lavoro/formazione/ricerca, nella qualificazione/estensione del welfare regionale (formazione e lavoro, lotta alla precarietà, sicurezza del lavoro, non autosufficienza, fasce deboli); nella trasversalità delle strategie di sviluppo sostenibile (Pier di cui però non è prevista la delibera annuale di attuazione né per il 2008 né per il 2009, Rifiuti, trasporti sostenibili/TPL/intermodalità), nella società della conoscenza (ricerca e innovazione, beni culturali, formazione); nella riduzione della pressione fiscale (ipotesi sul bollo auto e Irap con interventi di riduzione per imprese virtuose in materia: di occupazione, ambiente, innovazione).

I punti di debolezza riguardano, invece: la difficoltà a mantenere le scadenze rispetto al nuovo quadro politico e di governo di cui non sono ancora noti gli orientamenti in materia economica e finanziaria, l’eccessiva dispersione di risorse rispetto alle priorità (sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici, società della conoscenza, qualità del lavoro/istruzione/formazione e degli investimenti/ricerca&sviluppo) che richiederebbero uno sforzo di concentrazione rispetto alla serietà della situazione economica e sociale, alle condizioni ambientali. Allo stato attuale, invece, al di là della citazione, manca ogni riferimento ad azioni, misure e finanziamenti per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici mentre lo sviluppo sostenibile rimane una cornice più che una strategia cogente e tutto è ridotto a percentuali di crescita o diminuzione del Totem Pil. Per quanto riguarda il nodo dell’Integrazione delle politiche, più ci si allontana dal PRS verso la periferia (singoli piani settoriali e politiche degli enti locali), più si perde capacità di integrazione. E non sono noti gli effetti dei piani e dei DPEF precedenti.

Qual è la soluzione? Essa non può che essere in termini di definizione di tempi, scadenze, verifica degli investimenti e dei risultati e di assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati. Altrettanto critico è lo stato della Valutazione delle politiche, dei piani-programmi (su cui il DPEF non dice niente) a causa di una applicazione burocratica ex-post che crea problemi e non aiuta il processo di partecipazione né di integrazione; ma anche qui una soluzione andrà trovata rapidamente per superare l’eccesso di metodi e procedure spesso sovrapposte e farraginose, difficili da applicare. Resta, infine, per il momento, l’indeterminazione di tempi/scadenze/verifiche dei PIR e del loro coordinamento per lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici.

-2.continua-

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