[08/05/2008] Trasporti

Gli italiani cominciano a scendere dall´auto, forse

LIVORNO. Gli spostamenti medi degli italiani in automobile sono scesi nel 2007 di quasi 2 punti percentuale, a cui è corrisposto un analogo incremento dell´uso di trasporti collettivi, con un aumento dei passeggeri di quasi il 20%. Un dato che farebbe ben sperare questo che si legge nel 5° rapporto sulla mobilità urbana presentato ieri dall´Istituto per la formazione e la ricerca nel trasporto (Isfort). Un dato, però, che è forse dettato dall´aumento del prezzo dei carburanti, e difficilmente destinato all´aumento, se si considera che, ad esempio, nelle città metropolitane il trend di decremento dell´uso dell´auto privata ha portato invece all´aumento dell´uso di ciclomotori e il voto sull´efficienza del trasporto pubblico non ha raggiunto nemmeno la sufficienza, sia per la scarsa accessibilità, sia per la non competitività in termini di tempo impiegato per gli spostamenti.

Al contempo è in aumento la domanda di mobilità e male è accettata la politica degli amministratori in tema di divieti e blocchi alla circolazione. Segni che dovrebbero far riflettere sull´importanza di porre in essere misure strutturali riguardo alla mobilità urbana ed extraurbana, che risulta insufficiente anche dai dati del rapporto Istat,100 indicatori per l´Italia, e fortemente spostata invece sull´uso del veicolo individuale anziché quello collettivo. L´indice di pressione degli autoveicoli circolanti si attesta su valori elevati (42,5 vetture per chilometro di rete stradale) risultando inferiore solo a Spagna, Slovacchia, Regno Unito e Austria.

Cresce nel 2006 la rete autostradale italiana che si sviluppa per quasi 22 km ogni 1.000 kmquadrati di superficie territoriale, al di sopra della media europea; a fronte della rete ferroviaria che si sviluppa per 5,4 km ogni 100 km quadrati di superficie territoriale con meno del 40% dell´infrastruttura ferroviaria a binario doppio elettrificato. Anche sotto il profilo qualitativo emergono carenze in tema di infrastrutture adeguate al trasporto moderno, di interoperabilità tra le reti e i sistemi, di tecnologie innovative e di affidabilità del servizio.

L´unico dato positivo riguarda il trasporto di passeggeri via mare, in cui l´Italia è il secondo paese europeo dopo la Grecia. Non altrettanto si può dire invece per quanto riguarda il settore del trasporto delle merci. In Italia nel 2005 le merci trasportate su ferrovia ammontano a poco più di 42 milioni di tonnellate (in partenza) e 57 milioni (in arrivo), con incrementi molto contenuti e ben al di sotto degli indici comunitari. Se si considera il volume complessivo dei container trasportati via mare, in cui l´hub più importante è quello di Gioia Tauro, l´Italia, con il 10,8% del totale, occupa la quinta posizione, dopo Germania, Spagna, Paesi Bassi e Gran Bretagna. Per contro, nel 2005, i trasporti di merci su strada hanno sviluppato un traffico di 212 miliardi di tonnellate-km, che in rapporto al numero della popolazione risulta il volume più consistente in tutta l´Unione europea.

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