[08/05/2008] Acqua

Acqua e agricoltura, serve equa politica contributiva con tariffa a costo crescente dei consumi

FIRENZE. In questi giorni l’agricoltura Toscana è stata passata ai raggi x, in particolare in relazione ai consumi di risorsa idrica. Dopo il convegno di Montepulciano organizzato da Legambiente in collaborazione con Regione Toscana e provincia di Siena, oggi a Grosseto, altra provincia in cui l’agricoltura ha ruolo determinante, si è tenuto il seminario “L’acqua e l’agricoltura” organizzato dalla commissione Agricoltura del Consiglio regionale.

I dati parlano chiaro: in Toscana l’agricoltura non è il settore più idroesigente rappresentando in tal senso una peculiarità rispetto allo scenario nazionale ed europeo. I motivi? La conformazione territoriale non mette a disposizione grandi spazi irrigui, si è puntato ad un’agricoltura di qualità più che di quantità, nelle aree di costa c’è una parziale rinuncia ad irrigare per l’eccessiva salinizzazione dell’acqua che “brucia” le colture. Questi solo alcuni dei motivi. Di fatto, (dati forniti da Irpet e Arsia) solo il 6% della Sau (Superficie agricola utilizzata) è irrigato (dato riferito al 2000) e il trend è in diminuzione rispetto al 1990. Le stime, considerate le inefficienze di distribuzione, parlano di circa 200 milioni di metri cubi di acqua utilizzati dal settore, pari al 20% dei prelievi totali effettuati sulle risorse idriche. Ricordiamo che il settore idropotabile consuma/utilizza per 440 milioni di metri cubi. In Toscana il prelievo della risorsa in agricoltura è per lo più autonomo (67%), fatto da acque sotterranee per il 56%, da acque superficiali per il 23% e da piccoli invasi per il 9%. L’acqua è bene primario, anche per il settore agricolo che chiede di tesaurizzare quella risorsa che viene dal cielo e accantonarla per i momenti di penuria: in sostanza si chiede di aumentare la capacità d’invaso.

Su questo fronte intanto sarebbe auspicabile rendere funzionali gli invasi esistenti. A tal proposito l’Arsia ha fatto una ricognizione sullo stato di manutenzione e di funzionalità dei laghetti collinari sparsi sul territorio regionale per verificare la possibilità di potenziare le dotazioni idriche disponibili attraverso invasi multifunzione. Ne sono stati censiti 2469 per un totale di 445 milioni di m3 molti da ripristinare. E’ necessario partire da qui per poi valutare se c’è necessità di nuovi invasi dopo un’analisi costi/benefici ambientali, sociali ed economici che tenga conto di disponibilità e dei bilanci idrici. Il settore agricolo in Toscana in ogni modo esercita comunque una qualche pressione sulla risorsa idrica specialmente in alcune aree. Consideriamo che i prelievi sono per circa la metà ristretti in poco più di un mese, (tra giugno e luglio) quando la competizione con gli altri settori è più marcata, specialmente nelle zone costiere.

Considerando quindi anche il contesto dei cambiamenti climatici riscontrabili anche a livello locale, un qualche sforzo è richiesto anche agli operatori di questo settore per ridurre i consumi. Tale operazione risulta complessa in una realtà frammentata come quella Toscana con più di 24mila aziende irrigue censite, per lo più autonome. Le strade comunque sono quelle note: miglioramento dell’efficienza dei sistemi irrigui, riconversione dei sistemi agricoli verso colture meno idroesigenti, adozione di tecniche agronomiche per limitare il consumo d’acqua delle colture, impiego irriguo di acque reflue. Inoltre con l’introduzione di contatori per ogni presa di adduzione è possibile avere la certezza della quantità di acqua prelevata.

Non può poi essere dimenticato il fatto (e ci rivolgiamo ai soggetti pianificatori) che l’acqua per l’agricoltura costa poco (si paga a modulo o a superficie irrigata) ed è quindi necessaria un’equa politica contributiva con tariffa a costo crescente dei consumi, che disincentivi gli abusi e congrua al reale valore della risorsa. Questi sono alcuni passi importanti da compiere, cercando di procedere attraverso concertazione tra soggetti che pianificano, gestiscono ed usano la risorsa idrica, interfacciando il mondo della ricerca con quello produttivo per attivare percorsi virtuosi di risparmio e razionalizzazione.

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