[03/06/2008] Rifiuti

Emergenza rifiuti Campania: non c’è alternativa al dialogo

ROMA. L’emergenza rifiuti che continua ininterrotta in Campania da ormai quindici anni è un fenomeno complesso, generato da mille cause: intrecciate tra loro, non tutte evidenti e che quasi sempre producono effetti, come direbbero i matematici, non lineari. In questo intreccio ci sono, certo, le ecomafie e ci sono i no, a volte pregiudiziali, di gruppi ambientalisti.

Ogni tentativo, pertanto, di denunciare con approccio riduzionista una causa unica e indicare una soluzione semplice è pertanto sbagliato in teoria e inefficace in pratica.

Tra le concause rilevanti del fenomeno emergenza rifiuti in Campania ce ne sono due che non sono ben comprese fuori da Napoli e dalla sua regione, perché quasi sconosciute altrove. Sono due cause che minano alla base la credibilità delle istituzioni e alimentano il ribellismo di massa che – come da Masaniello in poi – è un’altra costante della società partenopea.

La prima “causa istituzionale” difficile da comprendere per chi abita fuori dalla Campania è la presenza di un Commissariato che, nato ben 15 anni fa per traghettare in tempi rapidissimi la regione verso la gestione integrata dei rifiuti, è diventato un’istituzione stabile, pur conservando i suoi poteri straordinari. In questa istituzione, che dipende dello stato centrale e che ha gestito una montagna di denaro, si sono create sacche, stabili e potenti, di infedeltà e/o di incompetenza che hanno – in maniera sistematica – attentato alla razionalità delle scelte e alla sicurezza dei cittadini. Come confermano una serie di indagini della magistratura, inclusa l’ultima che una settimana fa ha portato agli arresti numerose persone del Commissariato per fatti recentissimi. Ciò ha contribuito a rafforzare l’idea che dello stato non ci si può fidare.

Non sarà semplice tornare indietro e riconquistare la fiducia dei cittadini. Ma certo il primo passo da compiere è smantellare il più rapidamente possibile la struttura commissariale e tornare a una gestione ordinaria del problema rifiuti.

La seconda causa risiede nella eccessiva “polifonia delle autorità”. In Campania lo Stato non parla un linguaggio univoco. Né a livello politico, né a livello tecnico. È di queste ore, per esempio, la polemica tra due persone molto esperte e degne di assoluta fiducia, come l’assessore regionale Walter Ganapini e il Commissario Gianni De Gennaro, sull’esistenza di una discarica attrezzata e pronta per l’uso ma non utilizzata. È una polemica incomprensibile, perché si tratta di materia non opinabile: o la discarica esiste o non esiste.

È delle settimane scorse la polemica tra epidemiologi del Ministero della Salute e di diversi Enti pubblici di ricerca sull’aumento dell’incidenza di alcuni tipi di tumori associabili alla presenza incontrollata sul territorio di rifiuti tossici e o nocivi. Se le istituzioni sanitarie litigano in pubblico finiscono inevitabilmente per alimentare la diffidenza di massa.

Queste due concause dell’emergenza rifiuti in Campania non vanno mai dimenticate: perché hanno concorso almeno quanto le ecomafie e la sindrome Nimby a rigenerare continuamente l’emergenza. Non vanno dimenticate soprattutto da chi dichiara finito il tempo del dialogo (che in realtà non c’è mai stato) e iniziata l’era della decisione, anche a costo di militarizzare il territorio.

Un simile approccio è sbagliato in teoria: in nessuna democrazia del mondo i problemi ambientali vengono risolti con la forza. In tutti vengono risolti con la partecipazione organizzata, senza deroghe né ai diritti costituzionali né alla sicurezza sanitaria ed ecologica dei cittadini.

Ed è sbagliato in pratica: perché, anche con i soldati in campo, le scelte (molte scelte) continueranno a essere sbagliate, se nello stato continueranno ad annidarsi gruppi di infedeli e/o incapaci e se politici e tecnici continueranno nella loro “polifonia istituzionale”.

Per quanto faticoso sia, il dialogo tra cittadini responsabili e istituzioni autorevoli ma non autoritarie non ha alternative. Neppure in Campania.

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