[03/06/2008] Parchi

Betti: «Ora servono aree di collegamento ecologico»

FIRENZE. La biodiversità si deve tutelare anche fuori dalle aree protette ma le aree protette rappresentano i nuclei principali di salvaguardia di diversità biologica almeno nei territori con buona presenza antropica. Le aree protette non devono rimanere isolate ma attraverso la creazione di corridoi ecologici in sviluppo a rete, si devono collegare ai fini della creazione di un ambiente protetto esteso che non ha limiti amministrativi. Questi alcuni dei temi trattati al convegno “Reti ecologiche: i percorsi della biodiversità” tenuto oggi a Firenze. L’evento è stato promosso dalla Regione insieme a 5 province toscane (Firenze, Siena, Pistoia, Lucca e Pisa) e curata da Airba (Associazione italiana ricerca biologica e ambientale).

«In Toscana – ha affermato l’assessore regionale a parchi aree protette e biodiversità Marco Betti (Nella foto) – abbiamo un sistema di parchi, nazionali, regionali e provinciali e di aree protette, che ci pone all’avanguardia in Italia e abbiamo, fin dalla fine degli anni ’90, dato il via a strumenti come il RE.NA.TO il repertorio naturalistico toscano che ci permette di monitorare la situazione della fauna e della flora selvatica in tutto il territorio. Ora si tratta di fare un salto di qualità ulteriore e di creare le “aree di collegamento ecologico” in modo da permettere alle specie di vivere il territorio senza costringerle all’interno di confini creati dall’uomo ma che non hanno senso per flora e fauna. Questo convegno- ha continuato Betti- ci permette di fare il punto della situazione, anche a livello internazionale, con autentiche autorità come Jurgen Ott, dell’Università di Landau in Germania e con esperti provenienti da università ed agenzie ambientali di molte regioni italiane. Le province di Pisa, Siena, Lucca, Pistoia e Firenze, che hanno presentato i passi avanti compiuti nelle reti ecologiche nei rispettivi territori, ci hanno dato informazioni preziose per la revisione della legge (la L.R 56/2000 ndr) che è uno dei principali obiettivi del mio assessorato, e sull’attuazione della direttiva europea Habitat».

Tre parchi nazionali (Arcipelago, Casentino, Appenino Tosco-Emiliano), tre parchi regionali (Maremma, Migliarino-San Rossore, Apuane), due parchi provinciali (Montioni, a cavallo fra Livorno e Grosseto, e Monti Pisani), una cinquantina di riserve naturali di carattere regionale ed altrettante statali. Questa la consistenza del sistema delle aree protette nella nostra regione illustrata da Giampiero Sammuri presidente di Federparchi Toscana. Un sistema che ha avuto riconoscimenti anche in sede europea con l’assegnazione del bollino dell’Unione Europea (4 certificazioni di qualità concesse da Bruxelles alla Toscana sulle 6 complessive riconosciute all’Italia). I parchi premiati sono due parchi regionali (Maremma e Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli) e due aree a tutela integrale di altrettanti parchi nazionali, l’isola di Montecristo nel parco dell’arcipelago e la riserva naturale di Sasso Fratino, all’interno del parco del Casentino. I riconoscimenti devono essere uno stimolo per proseguire nel percorso di tutela della biodiversità anche nella nostra regione come riconosciuto dallo stesso assessore «Il convegno di oggi, con l’intervento di tanti autorevoli relatori e con le esperienze concrete portate dalle province rappresenta una base per una migliore tutela del ricco patrimonio di biodiversità della Toscana. Le reti ecologiche, che permettono a fauna e flora di superare gli ostacoli posti dall’uomo sono un altro passo avanti in questa direzione» ha concluso Betti.

Torna all'archivio