[04/06/2008] Comunicati

Epoca studia le conseguenze dell’acidificazione degli oceani

BRUXELLES. Le conseguenze della crescita esponenziale delle emissioni di C02 causate dalle attività umane sono ormai conosciute per quel che riguarda il clima, ma è molto meno conosciuto un fenomeno altrettanto preoccupante: l’assorbimento di anidride carbonica da parte degli oceani che ha innescato una inesorabile acidificazione dell’acqua di mare, il cui impatto sugli organismi e gli ecosistemi marini potrebbe essere devastante.

Per questo l’Unione europea sosterrà il programma European project on ocean acidification (Epoca) che sarà presentato durante il convegno “Ocean acidification and its consequences” che si terrà dal 10 al 13 giugno a Nizza, in Francia. Epoca, che sarà coordinato da Jean-Pierre Gattuso, un ricercatore del Laboratoire d´océanographie de Villefranche-sur-mer del Cnrs , riunisce 27 partner di 9 Paesi e beneficia di un budget di 16,5 milioni di euro per 4 anni, 6,5 dei quali finanziati dall’Unione europea. Epoca punta a comprendere meglio l´acidificazione degli oceani, a studiare le sue conseguenze sulla biologia marina, a produrre scenari a lungo termine e ad emettere raccomandazioni rivolte ai decisori politici.

Oltre il 71% della superficie terrestre è ricoperta dagli oceani che ospitano un’incredibile varietà di fauna e flora e giocano un ruolo essenziale nella regolazione del clima e della CO2. Negli ultimi 200 anni i mari del pianeta hanno assorbito 120 miliardi di tonnellate di CO2, un terzo di quella prodotta dalle attività umane dall’inizio dell’era industriale Senza questa capacità di assorbimento la quantità di CO2 in atmosfera avrebbe ormai raggiunto limiti non più gestibili per la mitigazione del cambiamento climatico. Ogni giorno l’acqua di mare assorbe più di 25 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ma non ne sta uscendo indenne: la dissoluzione della CO2 negli oceani comporta la formazione di acido carbonico associata ad una diminuzione del pH producendo una acidificazione dei mari, e si rischia di raggiungere valori di pH che non sono rintracciabili scientificamente per almeno 20 milioni di anni.

Le conseguenze di questa massiccia iniezione di CO2 negli oceani si è iniziato a studiarle solo dal 1990 e le più probabili sono : diminuzione della crescita degli organismi marini a scheletro calcareo, come coralli, molluschi, alghe, e conseguenze dell’acidificazione sull’intera catena alimentare, fino ai grandi pesci e mammiferi marini e all’uomo.

Epoca si prefigge di comprendere gli effetti dell’acidificazione del mare documentando le modificazioni chimiche miques e la distribuzione delle specie. «Metodi di paleo-ricostruzione saranno utilizzati su differenti organismi marini, come i foraminiferi e il coralli di profondità – spiegano i ricercatori del Cnrs - per determinare le fluttuazioni chimiche passate dell´oceano, per poi compararle alle osservazioni attuali».

Il progetto cercherà di verificare esattamente la risposta degli organismi e degli ecosistemi all’acidificazione degli oceani attraverso approcci fisiologici, biochimici ed ecosistemici, associati ad esperienze di laboratorio, che permetteranno di quantificare le risposte biologiche a questo fenomeno e di valutare la capacità di adattamento degli organismi studiati, in particolare fitoplancton, zooplancton e molluschi. Epoca dovrà anche prevedere quali saranno nel 2100 le risposte dell’oceano all’acidificazione, con un’attenzione particolare al ciclo del carbonio, dell’azoto, del ferro e dello zolfo, questo servirà anche a stimare le incertezzedei rischi associati all’acidificazione degli oceani dalla scala cellulare a quella globale, passando per quella ecosistemica.

«Questa ricerca rafforzerà la posizione dell´Europa in questo campo relativamente nuovo della ricerca ambientale e consentirà ai programmi nazionali di coordinare la loro attività di ricerca e di completarsi l´un l´altro," ha detto Ulf Riebesell dell´istituto di ricerca marina Ifm-Geomar di Kiel al notiziario scientifico dell’Ue Cordis e Jelle Bijma, biogeologo marino presso l´Alfred Wegner Institute di Bremerhaven, sottolinea: «La nostra ricerca contribuirà all´identificazione di soglie critiche, le quali (una volta superate) possono avere conseguenze incalcolabili per gli ecosistemi marini».

Torna all'archivio