[04/06/2008] Rifiuti

L´economia parallela delle ecomafie

LIVORNO. L’annuale rapporto di Legambiente sulle Ecomafie, presentato oggi a Roma, alla presenza del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, conferma l’Italia come un paese dove stenta a partire un sistema in grado di chiudere in maniera corretta il ciclo dei rifiuti, urbani e industriali, e in cui si consolida invece la pratica dello smaltimento illegale. Verso cui si confronta un sistema delle forze dell’ordine, sempre più attrezzato e attento nello scoprire i reati (senza per altro avere di riscontro una certezza della pena per chi opera nell’illegalità, ma anche senza avere la certezza del diritto per chi volesse operare nella legalità) e molto poco s’interviene invece nel contrastare alla fonte la possibilità che questi si compiano.

Aumentano infatti i reati, le persone denunciate, i sequestri effettuati e i clan coinvolti in una economia parallela; cresce l’impegno delle forze dell’ordine per contrastare questo circuito dell’illegalità, anche grazie all’introduzione del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti nel Codice dell’ambiente, (ma i delitti contro l’ambiente non sono ancora punibili secondo il Codice penale) con il 27% in più rispetto al 2006 di illeciti accertati, il 9,7% in più di persone denunciate, il 19% in più di sequestri effettuati. Non cresce altrimenti un settore industriale in grado di garantire il trattamento dei rifiuti prodotti e non si affronta il problema del controllo contabile dei rifiuti che originano dalle attività produttive: tanto che la quantità dei rifiuti industriali è stimata e di gran parte di questi si perdono le tracce nei circuiti della contabilità istituzionale, salvo poi ritrovarli nelle discariche abusive. Un circolo vizioso che alimenta un’economia parallela con fatturati da capogiro, con traffici ormai globalizzati: dall’Italia escono rifiuti verso Hong Kong, la Tunisia, il Pakistan, il Senegal, la Cina, ed entrano rifiuti dalla Croazia, dalla Serbia, dall’Albania.

Una vera e propria economia parallela che si sposta dai rifiuti al cemento, dal racket degli animali alla filiera agricola. I clan dell’ecomafia – si legge nel rapporto 2008 di Legambiente- salgono a 239 (36 in più rispetto allo scorso anno) e il loro giro d’affari stimato per il 2007 si attesta sui 18 miliardi e 400 milioni di euro (quasi un quinto del business totale annuo delle mafie) pur contraendosi rispetto all’anno precedente di circa 4,4 miliardi di euro, grazie appunto agli interventi del Noe.

Tra le regioni particolarmente attive in questo traffico dell’illegalità ambientale, la Campania occupa stabilmente il primo posto nella classifica generale (e lo stesso posto anche per l’illegalità nel ciclo dei rifiuti), seguita dalla Calabria e in queste due regioni si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. Al terzo posto si trova la Puglia, seguita dal Lazio e dalla Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni è la Liguria mentre per il ciclo illegale dei rifiuti al secondo posto si trova quest’anno il Veneto, che conferma una tendenza dello spostamento verso nord del baricentro di questi traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d’Italia ma anche come sito finale.

«Le ecomafie gestiscono nel nostro Paese una vero e proprio sistema eco-criminale, estremamente flessibile e diversificato, al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile - commenta Vittorio Cogliati Dezza (Nella foto), presidente nazionale di Legambiente -. E dobbiamo saperlo difendere con strumenti adeguati. Per questo, come ogni anno, rilanciamo la proposta di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro Codice penale, per punire in maniera congrua chi avvelena l’aria che respiriamo, inquina l’acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite. Esistono già proposte di legge ampiamente condivise e un quadro di riferimento comunitario sostanzialmente definito. Servono la volontà politica e il tempo per farlo, due condizioni che ci auguriamo siano soddisfatte in questa legislatura».

Anche sul fronte del ciclo illegale del cemento, nonostante cresca anche in questo caso l’azione di contrasto del nucleo specializzato dei Carabinieri, rimangono forti fenomeni d’illegalità, in particolare per quanto riguarda le attività estrattive, spalmate su tutto il territorio nazionale. Per l’abusivismo edilizio, le stime del Cresme indicano, nel 2007, 28.000 case costruite illegalmente contro le 30.000 del 2006 e le 32.000 del 2005 : segno che l’impegno a non proseguire con la politica dei condoni edilizi, insieme a qualche demolizione in più, ha ridotto la pressione del mattone selvaggio.

Una inversione di tendenza verso l’aumento si è registrata invece per gli incendi boschivi, che hanno distrutto ben 225mila ettari di boschi e foreste in cui hanno perso la vita 18 persone. Rimane stabile il mercato del racket degli animali, stimato dalla Lav nel 2007 sui 3 miliardi di euro circa, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina. Tra i settori in cui si diffondono i traffici illeciti, da un po’ di tempo a questa parte si trova anche l’agricoltura, in tutte le sue filiere, e secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltura, il giro d’affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro.

Il rapporto Ecomafia sarà diffuso quest’anno attraverso il No ecomafia tour, un viaggio di 12 tappe che partirà da Riccione il 6 giugno in occasione del premio Ilaria Alpi, per parlare di criminalità ambientale e sollecitare una sempre maggiore collaborazione di cittadini e istituzioni per contrastarla.

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