[18/06/2008] Rifiuti

Terre e rocce da scavo, ecco quando non sono rifiuti

LIVORNO. Con l’emanazione del secondo correttivo al codice ambientale cambia sostanzialmente la gestione delle terre e rocce da scavo (infatti l’articolo 186 viene completamente riscritto): la nuova formulazione appare più chiara della precedente sopratutto in relazione al fatto che sin dall’origine si può sapere se siamo di fronte a un sottoprodotto, perché se le terre e le rocce da scavo non provengono da un sito contaminato o sottoposto a bonifica e se sono destinate a reale ed effettivo riutilizzo nell’ambito di un progetto sottoposto o meno a Via (Valutazione d’impatto ambientale) o Aia (autorizzazione integrata ambientale) non sono rifiuti.

E di tale opinione lo è anche la Corte Costituzionale che con ordinanza del 30 aprile di questo anno ordina la restituzione degli atti alla Commissione tributaria regionale della Toscana. La Commissione infatti sollevò nel 2006, in riferimento agli articoli 11 e 117 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’articolo 186 del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui esclude, a certe condizioni, che le terre e le rocce da scavo anche di gallerie, destinate all’effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, costituiscano rifiuti.

Secondo la Corte però e nonostante che il ricorso risalisse a un tempo precedente la riforma (la Commissione tributaria regionale della Toscana rimette la questione di incostituzionalità nel 12 giugno 2006) la disposizione innanzi tutto non prevede alcuna generale esclusione a priori delle terre e delle rocce da scavo dalla normativa in materia di rifiuti, dato che le specifiche condizioni indicate, in presenza delle quali i materiali in questione non sono rifiuti, devono verificarsi di volta in volta. E poi la modifica rafforza il ruolo del “progetto” preventivo necessario per verificare il riutilizzo di tali materiali secondo i requisiti di legge.

A tale proposito le novità introdotte dal secondo correttivo sono due: da una parte non viene più richiesto il parere dell’Arpa ove il progetto non sia sottoposto a Via o ad Aia, dall’altra i tempi del deposito in attesa dell’utilizzo salgono in via generale da 6 mesi a 1 anno e in via speciale fino a 3 anni nel caso in cui il riutilizzo sia previsto nello stesso progetto che ha generato le terre e rocce da scavo. Ed entrambe le novità introdotte sembrano finalizzate a uno snellimento delle procedure e rendere più fattibili in termini temporali il reale riutilizzo delle terre e rocce. Con la conseguenza fattuale di una produzione minore di rifiuti visto che le terre e rocce da scavo (avendo i requisiti richiesti per legge) non rientrano nella definizione di rifiuto.

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