[18/06/2008] Comunicati

Liberalizzazioni servizi pubblici: cosa cambia se cambia

LIVORNO. Il nuovo vertice di confindustria sembra avere un discreto ascendente sul ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola: almeno tre dei temi sollevati dal presidente Emma Marcegaglia sono infatti già oggi all’ordine del giorno del consiglio dei ministri. Le misure per il rilancio del nucleare, citato nel discorso d’insediamento al nuovo vertice di viale dell´Astronomia quale indispensabile per ottenere un mix energetico in grado di abbattere la bolletta elettrica, la liberazione dei servizi pubblici, e il rinvio della class action. Sul nucleare abbiamo anticipato ieri cosa dovrebbe essere presentato al consiglio dei ministri convocato oggi pomeriggio; la class action, che «così com´è fatta non va bene» aveva detto la Marcegaglia sarà rinviata al prossimo inizio anno e sulle liberazioni dei servizi pubblici locali che il presidente di confindustria aveva chiesto come base per far partire anche processi di privatizzazione dei servizi, sono già nel testo che o tramite decreto o tramite disegno di legge verrà discusso oggi e che dalle anticipazioni sembra essere una riforma che ripercorre – fatta eccezione per l’applicazione anche ai servizi idrici- il disegno di legge presentato nella scorsa legislatura dal ministro Linda Lanzillotta.

L’architrave di questo decreto o disegno di legge che verrà portato oggi dal ministro Scajola al consiglio, è costituito infatti dal generale ricorso a procedure competitive ad evidenza pubblica di scelta del gestore, che vale per l’affidamento delle nuove gestioni e per il rinnovo di quelle in essere sino al 2010, per la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, secondo anche quanto previsto dalle normative dell’Unione europea in materia di appalti e di pubblici servizi.

Il testo prevede tre modelli di gestione dei servizi: due ordinari (società privata e società mista con capitali privati non inferiori al 30%) da affidare tramite gara e uno praticamente pubblico (che comprende tutte le società in cui la quota di partecipazione pubblica è superiore al 70%) in cui l’affidamento potrà essere fatto in house, anche se il ricorso a questa procedura sarà ammesso solo «nelle situazioni che non consentono un efficace ed utile ricorso al mercato», motivate dall’Antitrust e dopo il confronto e la valutazione comparativa dell’offerta privata. Quindi, in casi limitati come avevano anche sentenziato il Consiglio di Stato e la Commissione europea. Le nuove norme si dovranno applicare a tutti i servizi pubblici locali, compresi, quindi, quelli del comparto idrico che erano invece stati esclusi dal disegno di legge Lanzillotta, per l’accordo di mediazione ottenuto con Rifondazione comunista.

Per l’attuazione di questa riforma per la liberalizzazione dei servizi pubblici (che è bene ricordare è cosa diversa dalla privatizzazione dei servizi) si prevede un cronoprogramma per licenziare i precedenti affidamenti: dal 30 giugno 2009 è previsto che le società che hanno avuto l’affidamento della gestione dei servizi senza il ricorso a gara, non potranno avere altre gestioni rispetto a quella principale; al 31 dicembre 2010 cessano gli affidamenti in house (che quindi non potranno essere rinnovati se non nei casi descritti sopra) e dal primo gennaio del 2011 anche chi è titolare di gestione di retI pubbliche non potrà avere affidamenti diretti e da quella data tutte le società affidatarie di servizi pubblici saranno soggette al patto di stabilità. Tutte dovranno applicare criteri e modalità di reclutamento del personale e per il conferimento di incarichi e dovranno applicare il diritto pubblico nella gestione del personale.

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