[18/06/2008] Consumo

Assobiotec vuole gli Ogm dal governo, Federbio: «Bene il ministro Zaia sul biologico»

ROMA. Presentando a Roma la piattaforma tecnologica nazionale “Plants for the future”, Roberto Gradnik, il presidente di Assobiotec, l’associazione di Federchimica che rappresenta le imprese biotecnologiche, ha chiesto che «Il Governo faccia ripartire subito la sperimentazione in campo di Ogm. Ancora una volta un vasto gruppo di scienziati e accademici italiani si mostra concorde nel ritenere insostenibile per il nostro sistema agroalimentare una politica che non incentivi le applicazioni biotecnologiche. Non è davvero più concepibile che nel nostro Paese sia addirittura vietata la sperimentazione in campo di Organismi geneticamente modificati. Soprattutto se si considera che un recente sondaggio di Demoskopea ha fatto emergere come il 74% degli agricoltori lombardi interessati alla coltivazione di mais sia favorevole alla sperimentazione. Con il 67% che si è detto pronto a coltivare da subito mais geneticamente modificato, se la legge lo consentisse. Una delle cause dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari è legata proprio all’abbandono della ricerca scientifica sui prodotti agricoli, in grado di condurre alla selezione di specie più produttive e resistenti ai cambiamenti climatici. Il trend, come ha messo in evidenza di recente la rivista Nature, riguarda tutto il pianeta: tra il 1980 e il 2006 i finanziamenti dei paesi occidentali per progetti sul miglioramento delle coltivazioni sono passati da 6 a 2,6 miliardi di dollari. Il primo passo da compiere in Italia – ha concluso Gradnik – è semplicissimo: il ministro dell’agricoltura, Luca Zaia, ripresenti subito al ministero dell’ambiente quei 9 Protocolli sperimentali sugli Ogm bocciati lo scorso anno dall’ex ministro Pecoraro Scanio nonostante il parere positivo espresso da un comitato di tecnici esperti dei due ministeri coinvolti e delle regioni».

Pronta la risposta di Legambiente: «Aumentare la produzione di piante ogm è una falsa soluzione per la crisi alimentare. L’emergenza cibo non dipende dalla scarsa quantità di prodotti agricoli quanto dai monopoli e dalle politiche dei paesi sviluppati. Gli organismi geneticamente modificati non solo non sono la manna, ma accentuano la dipendenza delle agricolture dei paesi sviluppati dalle multinazionali. Inoltre il biotech non ci dà nessuna garanzia di sicurezza per la salute. Un via libera alla sperimentazione in campo equivarrebbe di fatto alla cancellazione del principio di precauzione. Ci auguriamo dunque che il governo mantenga la linea condivisa dalla gran parte dei cittadini italiani che con 3 milioni firme, raccolte dalla Coalizione Italia Europa liberi da Ogm, hanno scelto un’agricoltura senza ogm».

Intanto il presidente di FederBio Paolo Carnemolla ha commentato positivamente le dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia in occasione dell’apertura del 16° Congresso scientifico mondiale sull’agricoltura biologica a Modena. «Le dichiarazioni del Ministro Zaia, alla vigilia delle audizioni parlamentari per illustrare il proprio programma di mandato, sono un segnale importante di attenzione al nostro settore e di visione strategica del ruolo che può svolgere l’agricoltura biologica sia nell’ambito delle politiche agricole che nel mercato» ha dichiarato Carnemolla. «Siamo all’avvio della nuova programmazione dello sviluppo rurale e nella fase delicata della discussione sulla riforma della PAC, oltre che in una situazione dei mercati certamente assai instabile. I numeri del biologico italiano dimostrano che questa può essere un’opzione strategica per la nostra agricoltura e quanto sta emergendo anche dal Congresso di Modena conferma che il metodo biologico è un’alternativa praticabile e sostenibile, anche su vasta scala, all’agricoltura chimica e geneticamente modificata» ha proseguito il Presidente di FederBio.

«Chiediamo ora al Ministro Zaia impegni concreti affinché si definisca, assieme alle Regioni, una strategia nazionale per il settore che trovi immediata corrispondenza nella definizione della posizione italiana sull’health check della PAC, nell’adeguamento dei Piani regionali di sviluppo rurale e nella predisposizione di un nuovo Piano d’azione nazionale che consenta di utilizzare al meglio i fondi previsti dalla legge finanziaria 2007» ha concluso Carnemolla.



Torna all'archivio