[19/06/2008] Comunicati

Non prendiamocela con i kluge

LIVORNO. Vatti a fidare dell’evoluzione. Studiando Darwin, o almeno attingendo alle reminiscenze degli studi liceali, viene alla mente l’esempio della giraffa col collo lungo che è sopravvissuta a quella dal collo corto perché in grado di mangiare le foglie degli alberi più alte in tempi di siccità. Così, verrebbe da pensare e sperare, il cervello dell’uomo dovrebbe evolversi nei secoli secondo una logica migliorativa sulla base dell’esperienza passata. Ma c’è un intoppo e non facciamo fatica a crederci. Si chiama kluge e lo spiega Gary Marcus nel suo ultimo libro di cui dà notizia Nova (l’inserto del Sole 24 Ore).

Che cos’è un kluge? «Soluzione inelegante ma efficace nella soluzione di un problema». Tutto ciò che evolve, spiega Marcus - cercando di rispondere all’interrogativo di come mai “programmiamo ma non riusciamo a mantenere gli impegni?” - «necessariamente parte da ciò che è venuto prima. Le nostre braccia, per esempio, sono adattamenti delle zampe anteriori dei nostri predecessori». Ma dove vuole andare a parare il professore di Psicologia alla New York University nonché esperto di genetica comportamentale? «In pratica i risultati dell’evoluzione non sono sempre particolarmente sani. Le soluzioni davvero deludenti (malformazioni gravi, ndr) sono immediatamente eliminate (…). Ma soluzioni appena adeguate possono affermarsi se mancano all’orizzonte alternative migliori».

Leggendo queste cose vengono in mente i decision maker e il loro ruolo nella società che sarebbe fondamentale perché sono loro, dal nostro punto di vista, che hanno (dovrebbero avere) il compito di fare le scelte ponderate ma decisive per lo sviluppo di una comunità. Ad esempio agire per la riconversione ecologica dell’economia attraverso atti e quindi scelte motivate dall’esperienza; dalla capacità di fare sintesi delle posizioni diverse; di fare scelte anche non popolari ma motivate da ragioni più forti come la riduzione dei consumi energetici; oppure dei consumi di materia; o dell’uso dei mezzi privati per diminuire l’inquinamento dell’aria. «Il problema è che l’evoluzione – dice sempre Marcus – non è riuscita a comprendere che ricordarsi degli obiettivi (ragioniamo su questa parola, ndr) non è come riconoscere gli oggetti. Se il vostro cervello riconosce un leone, la prima cosa da fare è decidere di scappare al più presto: prima correre via, poi fare domande. Siamo programmati solo per questo tipo di decisioni istantanee, di fronte al pericolo. Non siamo invece programmati per ricordare episodi precisi del passato. Perché? Perché ricordarsi la data esatta dell’ultima volta in cui avete visto un leone non è di particolare aiuto quando si tratta di scappare».

Parlando per assurdo (?) verrebbe da togliere alla frase del leone la parola leone e mettere un qualsiasi problema che venga percepito da un decision maker moderno per avere la fedele cronaca di quello che sta accadendo quotidianamente. Ogni problema viene visto come un pericolo (per la propria popolarità ad esempio) e chi si fa strada è colui che meglio sa correre via dal problema e non chi lo risolve. Nelle nostre decisioni quotidiane i ‘kluge’ abbondano ma dal nostro punto di vista questo meccanismo, che si potrebbe anche intendere come un compromesso tra l’optimun e ciò che si può ottenere nella situazione data, la politica lo abbia già superato ‘svicolando tutto a mancina’ come diceva il noto ‘leone Svicolone’ dei famosi cartoon.La nostra, ovviamente, è una provocazione ma riconosciamo nelle parole conclusive di Marcus - guardando ad esempio a quel modo di far politica dove più che di decision maker si dovrebbe parlare di maker ovvero non decision – il nodo del guazzabuglio in cui siamo immersi: «i nostri sistemi volontari non avranno mai il controllo totale e le nostre memorie non saranno mai perfette, ma come dicono gli Alcolisti anonimi, il riconoscimento è il primo passo. Se arriviamo a riconoscere i nostri limiti, e come questi si sono evoluti, già possiamo essere in grado di superare con intelligenza i nostri kluge». Ce la faremo? Riusciremo ad agire la sostenibilità invece di fissare sempre più difficili obiettivi senza scambiare gli obiettivi come se fossero le cose da fare (maker)?

Torna all'archivio