[19/06/2008] Parchi

In Gabon non ci sono animalisti

LIVORNO. Quello che sta succedendo in Gabon, dimostra le diverse sensibilità ambientali tra l’Occidente e l’Africa, ed in generale nei Paesi in via di sviluppo. In Gabon le associazioni ambientaliste non mancano, attive soprattutto nel difendere la foresta pluviale e la sua biodiversità dai tagli indiscriminati di legname, ma Bertrand Moundounga, il governatore della provincia di Haut-Ogooué, nel sud-est del Paese africano, ha trovato una drastica soluzione per risolvere il problema degli animali randagi nel capoluogo provinciale Franceville (la terza città del Gabon): da lunedi è in corso l’abbattimento sistematico di capre, montoni, cani e gatti che risultano senza padrone.

La stampa locale lo riporta come cosa buona e giusta ed elogia l’operato delle guardie municipali del comune di Franceville e dei poliziotti ai quali è stata commissionata la strage di fauna urbana errante. L’unica precauzione è stata quella di avvisare i proprietari di animali domestici e bestiame di tenerli chiusi in case e stalle finche la mattanza non sarà terminata. Una specie di coprifuoco animale che non risparmia nessuno, chi è trovato fuori sede viene abbattuto senza pietà e poi gettato in una fossa comune appositamente preparata.

Alle latitudini equatoriali del Gabon le direttive sul benessere animale europee, la richiesta di canili confortevoli per ospitare i randagi, i gattili, l’animalismo domestico, l’umanizzazione degli animali sostentata da costosi e prelibati cibi in scatola, sembrano strani lussi e inconcepibili manie. In Gabon non esiste nessuna associazione che protegga gli animali domestici e i gabonesi non sembrano nemmeno sentirne la mancanza.

Anzi, diverse città del Gabon hanno già proceduto all’abbattimento sistematico dei cani randagi perché costituirebbero un pericolo per la popolazione.

In un Paese dove la battaglia è quella per salvare la fauna selvatica, i primati nostri parenti e i grandi mammiferi, dove la carne di scimmia viene venduta nei mercati clandestini e i bracconieri si infilano fino dentro al cuore delle aree protette che custodiscono impenetrabili foreste pluviali, il discorso tutto occidentale sui diritti degli animali è visto ancora come una strana mania per ricchi, una strampalata favola occidentale, un lusso da non potersi permettere.

Gli animali sono ancora (come da noi non molti anni fa), più che compagni di viaggio, gli elementi essenziali della feroce catena della sopravvivenza, dove l’amore per il vivente non umano è un’utopia, esseri altri, alieni e irriducibilmente diversi, che non devono occupare gli spazi che l’uomo ingombra di baracche e vita.

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