[19/06/2008] Energia

Alle donne europee non piace il nucleare

LIVORNO. Il recente summit dell’Ipcc di Bonn sui cambiamenti climatici è stato praticamente un nulla di fatto, ma ha dato una tribuna internazionale all’associazione Women in Europe for a common future (Wecf) per suscitare una vivace discussione sul nucleare e i cambiamenti climatici.
La Wecf ha organizzato a Bonn un dibattito sul tema “L’energia nucleare – Ostacolo ad una vera rotezione climatica” al quale hanno partecipato numerose rappresentanti di Organizzazioni non governative.

Secondo Daniel Mittler, di Greenpeace Germania «l’energia nucleare costituisce un problema e non una soluzione. L’energia nucleare è pericolosa e costosa, e non potrà contribuire abbastanza rapidamente alla diminuzione di emissioni entro il 2020».

Per Vladimir Slivyak della Ong russa Ecodefence «Alcuni Paesi come la Francia e e gli Stati Uniti cercano di ottenere un sostegno per le loro attività nucleari attraverso i meccanismi finanziari messi in atto per lottare contro il cambiamento climatico. Molte nuove centrali nucleari sono in pausa di costruzione. L’industria nucleare cerca l’approvazione delle Nazioni Unite per attrarre nuovi finanziamenti. Questo produce il rischio che la proliferazione nucleare possa aumentare drammaticamente. Già oggi il mercato nero di scambio di materiale nucleare costituisce una reale minaccia terroristica».

La rappresentante di Greenpeace Finlandia, Kaisa Kosonen, ha spiegato che «il progetto finlandese della centrale nucleare “Olkiluoto-3” è un perfetto esempio di false promesse. Il costo della centrale nucleare, costruita dall’impresa francese Areva, è raddoppiato rispetto al budget iniziale, e il programma ha due anni di ritardo. L’estate scorsa, si contavano già 1.500 violazioni delle norme di qualità e sicurezza. Il costo iniziale di questa centrale era stato valutato in 2,5 miliardi di euro, il contratto è stato firmato per circa 3 miliardi, il costo reale, secondo stime non ufficiali, sarà di 5,2 miliardi di euro, e il governo francese sovvenziona questo progetto attraverso la sua agenzia di credito all’export, la Coface. In conclusione, il contribuente francese finanzia una larga parte della centrale nucleare finlandese».

Claire Greensfelder, consiglera per l’energia della Wecf, ha citato l’esperto di nucleare Jim Harding: «Riguardo alle nuove centrali nucleari negli Stati Uniti, il costo dell’operazione sarà di almeno 30 cents per kw ora, per i primi 12-13 anni, questo pare aberrante quando sappiamo che le energie eolica e solare sono disponibili a 0,14 cents per KW ora».

L’ucraina Svetlana Slesarenok, direttrice del “Black sea women’s club”, ha detto che il suo Paese «si confronta quotidianamente con i rischi per la salute dell’industria nucleare. Recentemente mio marito ha comprato dei pezzi di ricambio per la nostra auto al mercato di Odessa. Il contatore geiger di un nostro amico scienziato ha dimostrato che questi pezzi erano altamente radioattivi. Provenivano senza dubbio da un luogo di Cernobyl. La maggior parte dei pezzi di ricambio per auto ed altre apparecchiature esposte durante la catastrofe di Cernobyl sono spariti. Questi pezzi sono stati probabilmente venduti ai Paesi vicini, compresi i Paesi dell’Unione Europea».

La Slesarenok ha anche portato l’esempio della città accanto alla miniera di uranio di Dniepropretrovsk, nota per la grande quantità di rifiuti nucleari scaricati direttamente in un lago di 22 milioni di metri cubi che, quando in estate le acque calano, spande polvere radioattiva nell’aria, «nessuno tra la popolazione può essere sicuro di non essere minacciato dalle scorie nucleari. Se l’Ucraina, la Russia ed altri Paesi dell’Europa dell’est, del Caucaso e dell’Asia centrale non possono gestire le loro scorie nucleari, chi può farlo? Anche la Germania, dopo più di 40 anni, non ha soluzioni per le scorie nucleari».

Olga Senova, degli Amici della Russia baltica, ha spiergato che «Con il nostro progetto Spare, sostituiamo le finestre delle scuole: per 300 dollai, ogni scuola permette di economizzare 2 megawatt e 2,5 kg di CO2 all’anno a finestra. Se potessimo isolare la totalità delle nostre mille scuole nella regione del nord- ovest noi potremmo risparmiare molti gigawatt di elettricità, così potremmo eliminare la sostituzione della nostra vecchia centrale nucleare “Leningrad”. Non abbiamo bisogno di spendere 3 miliardi di euro per costruire una nuova centrale nucleare nella nostra regione, come vuole fare il nostro governo. Al posto di questa bastano 109 milioni di euro per cambiare tutte le finestre delle scuole».

Le donne sono più coscienti del rischio nucleare anche secondo Ulrike Roehr, di Genanet-CC – Germania che ha presentato i risultati di un sondaggio finlandese: «Mentre il 60% degli uomini è favorevole a nuove centrali nucleari, lo sono solo il 28% delle donne. Anche dopo Cernobyl, un’inchiesta a dimostrato il ruolo cruciale delle donne nell’educazione delle loro famiglie per evitare la contaminazione, sembrano più coscienti dei rischi».

«L’esperienza dei Paesi che attualmente utilizzano l’energia nucleare dimostra che la sicurezza non è mai totalmente garantita - ha concluso la direttrice del Wecf, Sascha Gabizon – le centrali nucleari non sono mai completamente sicure, e i diritti umani non sono rispettati nelle comunità che vivono vicino a miniere di uranio, a siti di stoccaggio delle scorie ed a centrali nucleari. Anche se le attività dell’industria nucleare è stata largamente ridotta dagli anni ‘60, gli Stati non hanno trovato delle soluzioni per il trattamento delle scorie che garantiscano la protezione delle generazioni future per i 250 mila anni a venire. Se i romani avessero utilizzato l’energia nucleare, noi saremmo ancora a montare la guardia sui loro siti di stoccaggio delle scorie radioattive».


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