[20/06/2008] Comunicati

L’ambiente non è invitato alla IV Conferenza nazionale del turismo

LIVORNO. E’ iniziata ieri a Riva del Garda la quarta Conferenza Nazionale del Turismo, l´appuntamento biennale è organizzato dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome in collaborazione con il governo, per mettere a confronto sulle politiche turistiche le istituzioni pubbliche e private che definiscono la governance del turismo italiano. La sottosegretaria al turismo Michela Vittoria Brambilla non nasconde l’obiettivo ambizioso di «Creare un patto tra Governo, Regioni, imprese ed enti locali per il rilancio del turismo italiano», ma in questo patto non sembra esserci spazio per il turismo sostenibile e ambientale.
Legambiente Turismo, impegnata da anni sul fronte della sostenibilità dello sviluppo locale e dello sfruttamento, anche turistico, delle risorse territoriali sottolinea che alla conferenza non ha nessuna voce in capitolo chi si occupa d’ambiente.

Il vicepresidente del Cigno verde, Sebastiano Venneri (Nella foto), spiega che «Contrariamente a quello che accade per gli eventi organizzati dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo, nel nostro paese da qualche tempo, le organizzazioni ambientaliste non vengono più invitate a partecipare né ai gruppi di lavoro, né alle Conferenze sul turismo». Eppure al marchio ecologico di Legambiente Turismo aderiscono 330 tra alberghi, campeggi, B&B ed agriturismi di 16 regioni italiane, per circa 60 mila posti letto e oltre 5 milioni di presenze nel 2007. Si tratta della prima ecolabel italiana nel settore turistico e ricettivo e la seconda in Europa, preceduta solo da un’analoga etichetta britannica.

«Ambiente e qualità territoriale sono le prime risorse per il turismo nel nostro Paese, e la nostra competitività passa attraverso la loro tutela. Abbiamo pertanto inviato un contributo scritto – continua Venneri – per segnalare la presenza di Legambiente Turismo e far conoscere idee, obiettivi e lavoro svolto. L’azione di Legambiente Turismo non mira infatti a costruire una nicchia di strutture ricettive o di destinazioni turistiche ‘sostenibili’ ma a indicare il percorso di un turismo durevole come via del futuro verso la tutela dell´ambiente, il successo economico e una migliore qualità della vita. E’ necessario passare dal turismo sostenibile alla sostenibilità nel turismo. La stessa Unione Europea ha efficacemente sintetizzato che la caratteristica primaria della città turistica è quella di essere vivibile per i residenti e ha riconosciuto nella preziosità del patrimonio culturale e naturale europeo un indiscutibile elemento distintivo e di vantaggio competitivo».

Concetti ribaditi in un recente summit sul turismo ambientale a Rimini e che probabilmente sono scomodi perché mettono in forse uno sviluppo turistico basato sull’erosione della risorsa che gli permette di vivere: l’Ambiente. Eppure per Legambiente Turismo «La sostenibilità del turismo è ormai legata strettamente all´obiettivo di un turismo economicamente valido e capace di guardare al futuro. Questo è l’elemento centrale che, valorizzando il pensiero ambientalista, prende finalmente atto dell´ambiente come risorsa scarsa e ne riconosce il diretto valore economico».

Ma al di là delle diverse definizioni di turismo sostenibile e responsabile, il Cigno verde pensa sia il momento di andare oltre, «passando da “turismo sostenibile” a “sostenibilità nel turismo”». Quindi il turismo ambientalmente attento visto non più come «una nicchia di strutture ricettive (o destinazioni turistiche) "sostenibili" che si “specchino nelle verità rivelate dell´associazionismo”, ma che puntano piuttosto ad indicare il percorso del turismo durevole (anche perché competitivo) come via del futuro verso la tutela dell´ambiente, il successo economico e una migliore qualità della vita. L´ambiente e la vivibilità, con la tutela del territorio, del paesaggio, della cultura, della qualità del cibo e della sua tipicità, delle tradizioni e della propria storia, sono ormai obiettivi prioritari di una nuova fase del turismo che ritorna alla sua natura primigenia di attività di scoperta».

Una concezione del turismo che è sostenuta dalla maggior parte delle ricerche di mercato e rintracciabile nelle scelte delle destinazioni europee. Secondo Legambiente Turismo «Per stare al passo con le nuove esigenze, il settore turistico e/o dell´ospitalità deve alleggerire il proprio impatto ambientale e sociale sul territorio e sulle risorse naturali e deve conciliarsi con le altre attività del territorio quali l´agricoltura e la tutela della biodiversità, l´artigianato locale, avvalendosi anzi del loro apporto e ripudiando la logica del “villaggio per turisti” avulso dalla realtà locale per essere davvero risorsa utile al territorio. Per affrontare questi cambiamenti e guardare con maggiore fiducia al futuro, è necessario agire per tutelare il territorio e le risorse naturali, inserendo innovazioni considerevoli».

Suggestioni che avrebbero dovuto avere diritto di cittadinanza alla Conferenza di Riva del Garda, ma forse gli operatori del crescente turismo ambientale sono stati dimenticati perché toccano una delle vacche sacre della crescita italiana: «Innanzitutto è necessario procedere al blocco del consumo di suolo anche per scopi turistici – dicono a Legambiente Turismo - si devono tutelare i valori come il patrimonio culturale e l´identità locale, si deve puntare ad un uso razionale dell´energia e alla produzione da fonti rinnovabili, perseguendo la sicurezza e la qualità del cibo e vigilando contro le contaminazioni nocive dell´ambiente e delle acque.
I fattori della sostenibilità delle destinazioni sono in primo luogo: la tutela ambientale, la salvaguardia del patrimonio storico testimoniale, la valorizzazione dell’identità territoriale, l’evidenziazione delle caratteristiche peculiari delle località, la presenza di sistemi efficienti di trasporto e mobilità, la capacità di fare ospitalità attraverso un´offerta di maggior comfort e qualità ambientale di aria, suolo e acque».

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