[29/07/2008] Comunicati

La mappa dell’arsenico

ROMA. Il ciclone Nargis che lo scorso mese di maggio ha colpito il Myanmar (l’antica Birmania), causando la morte di decine di migliaia di persone e l’evacuazione dalla loro case di almeno due milioni di cittadini, potrebbe avere un ulteriore e imprevisto effetto collaterale: la contaminazione da arsenico. Molti degli sfollati, infatti, sono costretti a bere acqua prelevata direttamente dal delta del fiume Irrawaddy. E quelle acque, rimescolate dal ciclone, sono appunto contaminate da quel metallo pesante.

Non si tratta di un caso grave, ma particolare. Non nell’Asia sud-orientale, almeno. La contaminazione da arsenico delle acque in quella affollatissima area è piuttosto diffusa, come dimostra una mappa dettagliata ricostruita e pubblicata sulla rivista Nature Geoscience dal geologo svizzero Michael Berg e dalla sua equipe in forze all’Istituto federale di scienza e tecnologia delle acque di Dübendorf.

Le aree più a rischio sono cinque. La più nota e la più vasta è quella del delta del Gange, nel Bangladesh, dove vivono milioni di persone. Più a est ci sono il delta dell’Irrawaddy nel Myanmar; il delta del Mekong, tra la Cambogia e il Vietnam del sud; il delta del Fiume Rosso, nel Vietnam del nord. Il quinto hot spot, punto critico, comprende una vasta zona sulla costa orientale dell’isola di Sumatra, in Indonesia.

Berg e i suoi collaboratori hanno ricostruito la mappa sulla base di puri studi geologici, che tengono conto della natura del sottosuolo. La mappa teorica ha resistito abbastanza bene alla verifica sperimentale. Perché proprio nel delta del Irrawaddy la mappa teorica e la mappa reale della contaminazione si sono sovrapposte per il 60 o 70%.

Uno studio indipendente è stato realizzato e pubblicato, nei medesimi giorni, sulla rivista Nature da un gruppo di ricercatori americani. Che hanno verificato come ci sia una estesa contaminazione da arsenico in uno dei siti indicati da Berg, il delta del Mekong. Che questa contaminazione riguarda le acque del sottosuolo, captate dai contadini. E che è generata, almeno in parte, da processi geologici naturali di dilavamento dell’Himalaya. La medesima causa che spiega, almeno in parte, la contaminazione da arsenico nel delta del Gange.

L’arsenico è un veleno che causa brutte malattie della pelle e il cancro. Cosa ci dicono questi studi, peraltro ancora parziali? Che ci sono – in Asia, ma non solo – fonti naturali estese di inquinamento che mettono a rischio centinaia di milioni di persone. Che il rischio è aumentato di recente per tre motivi: la crescita demografica: più persone abitano i medesimi luoghi contaminati; i comportamenti sbagliati: le modalità di irrigazione, per esempio, esaltano il rischio arsenico; l’incremento degli eventi meteorologici estremi conseguenti ai cambiamenti del clima.

Il ciclone Nargis ha dimostrato che la probabilità di esposizione ai fattori di rischio può aumentare in maniera del tutto imprevedibile. Sommando disastro a disastro. La mappa di Berg ha dimostrato che, se vogliamo diminuire il rischio, dobbiamo – tra le tante operazioni di prevenzione e di adattamento – saperne di più.

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