[29/07/2008] Aria

La mucca, la zootecnia e i gas serra

LIVORNO. Il settore agricolo produce tra il 12 e il 14% delle emissioni mondiali di gas serra, che provengono soprattutto da fermentazione enterica degli animali da allevamento, rifiuti, incenerimento di biomasse, produzione di riso, protossido di azoto di suoli, biomasse bruciate e sterco. Il metano proveniente dagli stomaci degli animali e il protossido di azoto del suolo sono la principale componente del contributo dato dall´agricoltura al global warming, rappresentando insieme circa il 70% di tutte le emissioni di questo settore. Secondo i rapporti dell´Ipcc sui cambiamenti climatici, l´apporto di gas serra agricoli è destinato a crescere ancora.

Tra il 1990 e il 2005 le emissioni di gas serra del settore agricolo sono cresciute a livello mondiale del 17% , una crescita ancora più imponente si è avuta nei Paesi in via di sviluppo con ben il 32% di aumento, raggiungendo così nel 2005 i tre quarti delle emissioni agricole totali del pianeta. All´interno del comparto agricolo mondiale, la zootecnia, e in particolare la pastorizia, occupa tra il 20 e il 40% delle terre. La zootecnia emette il 37% del metano del mondo originato da attività umane (soprattutto proveniente dall´attività enterica dei ruminanti) e il 65% del protossido di azoto, la maggior parte dei quali proviene dagli allevamenti di America latina ed Asia.

Per discutere di questo il Livestock emissions and abatement research network (Learn) ha riunito a Montevideo, la capitale dell´Uruguay, ricercatori, agricoltori, agroindustria e politici dei 40 Paesi maggiori produttori di carne (compresi Usa, Brasile, Australia, India, Cina e Argentina) per rafforzare la collaborazione internazionale nell´ambito della ricerca scientifica sugli effetti dei gas serra prodotti dalla zootecnia e per sviluppare metodi pratici, con un buon rapporto costi-benefici, per ridurle.

Il Learn è un network planetario, voluto dalla Nuova Zelanda, per condividere informazioni e buone pratiche e favorire i contatti tra i ricercatori che si occupano degli effetti ambientali della zootecnia.
La Nuova Zelanda è interessata non poco alla problematica: se è vero che emette in totale solo lo 0,2% dei gas serra del pianeta, è anche vero che è l´unico Paese sviluppato del mondo dove quasi il 50% delle emissioni climalteranti proviene dal settore agricolo, molto più dell´8% di media negli altri Paesi ricchi. I due terzi del metano emesso dalla Nuova Zelanda proviene dalla digestione dei ruminanti allevati, circa un terzo del suo protossido di azoto deriva dalla zootecnia e dall´uso di fertilizzanti.

«Attualmente - dicono al Learn - non disponiamo di soluzioni effettive di mitigazione per la maggioranza delle emissioni e sappiamo che fino ad oggi si è investito poco nella ricerca a livello mondiale per trovare soluzioni con le quali ridurre queste emissioni, paragonando lo sforzo che è stato fatto invece nella ricerca in altri settori, come l´energia».

L´Uruguay, il Paese non a caso scelto per ospitare il convegno Learn, non è certo messo meglio della Nuova Zelanda: nel piccolo Paese sudamericano l´allevamento produce il 91% delle emissioni di gas serra, mentre nella vicina Argentina le emissioni di mucche, pecore e cavalli raggiungono il 44% del totale. Luis Santos, coordinatore dell´Unidad de Cambio Climático de Uruguay, ha spiegato a Tierramérica che «Siccome si tratta di un settore molto sensibile per paesi agro-zootecnici come l´Uruguay, la riduzione dio gas deve garantire che l´allevamento mantenga un carattere naturale. Un´opzione è quella di modificare la dieta degli animali, rimpiazzando il pascolo in favore di varietà meno ricche in metano».

Secondo lo scienziato neozelandese Tim Clough, «La concentrazione atmosferica di protossido di azoto continua ad aumentare dello 0,26% all´anno. Sul piano globale, il bilancio del protossido di azoto è dominante tra le fonti agricole. E´ necessario produrre una riduzione urgente di queste emissioni. Le fonti predominanti di protossido di azoto nei pascoli includono gli escreti degli animali che pascolano e i fertilizzanti nitrogenati o la conversione di ammonio in nitrato», per questo Clough suggerisce, come si sta già facendo nel suo Paese, di utilizzare inibitori della nitrificazione, sostanze chimiche meno impattanti, e sostanze da applicare direttamente sui suoli i che inibiscono la produzione dei batteri che causano il processo di produzione di gas serra.

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