[29/07/2008] Aria

Poggio (Legambiente Lombardia): «Ecopass promosso, ora allarghiamo confini e mezzi interessati»

LIVORNO. Otto mesi fa è entrato in vigore l’Ecopass a Milano, il primo provvedimento per limitare attraverso il pagamento di un pedaggio, l’ingresso delle auto private in un´area centrale della città. E se i bilanci sul funzionamento dell’iniziativa, fossero limitati solo alla valanga di ricorsi contro le multe, che stanno ingolfando gli uffici dei giudici di pace, sembrerebbero tutti in perdita. Il tema giunto oggi sulle pagine di cronaca nazionali, è da qualche tempo sulle pagine cittadine ed argomento di discussione tra i cittadini. Il fatto è che le multe possono essere impugnate perché erogate in un periodo di rodaggio, in cui ancora non erano a punto i sistemi informatici di segnalazione e di pagamento dei pedaggi. I ricorsi sono già migliaia e adesso che siamo alla scadenza dei tempi per poterlo fare, le file mandano in tilt le cancellerie che li devono accogliere.

Ma basta questo per dichiarare il fallimento del primo esperimento di ticket (in Italia) per ridurre il traffico urbano e quindi l’inquinamento da esso causato?
«Sono due i motivi per cui Legambiente dà ancora un giudizio positivo all’introduzione dell’ecopass a Milano - ci ha detto Andrea Poggio Vicedirettore dell’associazione e a capo della fondazione Legambiente Lombardia- il primo è il fatto che si registrano tuttora diminuzioni degli ingressi delle auto nella fascia sperimentale in cui funziona l’ecopass a fronte di un corrispondente aumento dei biglietti del tram. Sono tra le 10 e le 15mila auto che usufruiscono dell’ecopass e l’aumento dei biglietti sui trasporti pubblici è aumentato di una percentuale pari a circa l’1% dei passaggi su tutta l’Atm (azienda milanese che gestisce il trasporto pubblico ndr). Che è più o meno come se si fosse aggiunto uno o due autobus. Certo una piccola percentuale, ma perché come abbiamo sempre sostenuto l’area Ecopass è ancora troppo limitata».

L’altro motivo?
«E’ il fatto che si è registrata una riduzione degli incidenti del 20%, anche di quelli con morti e feriti, sia nell’area ecopass sia nell’area limitrofa e questo vale anche per il traffico. Quindi significa che le auto non vengono portate sino al varco, ma lasciate più spesso a casa».

Quindi è una esperienza che deve continuare?
«Legambiente sostiene non solo che debba essere confermata ma allargata sia in termini geografici sia riguardo ai mezzi a cui deve essere applicata. Adesso sono 8 km quadrati e non pagano gli euro 4, anche se sono diesel senza filtro antiparticolato. Secondo noi dovrebbe esteso il pagamento a tutti i veicoli in ingresso, almeno per la tariffa equivalente al mezzo pubblico, cioè due euro, che equivalgono alla corsa di andata e ritorno».

Ci sono però un valanga di ricorsi. Potrebbero far perdere appeal all’ecopass e mettere a rischio la sua estensione?
«I problemi sono stati causati da una segnaletica imprecisa e da errori del registro automobilistico. Ci sono casi ad esempio di tassisti che sono entrati ed usciti tranquillamente e poi si sono visti recapitare a casa centinaia di multe e questo perché la targa non era registrata come taxi.
In effetti su questi problemi c’è un contenzioso aperto tra amministrazione e l’Atm che gestisce i varchi, che si rimpallano le responsabilità. Un contenzioso che sino ad ora non ha intaccato la credibilità del provvedimento, ma che se non si risolve rischia di metterlo davvero a rischio».

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