[30/07/2008] Energia

Scajola in fila con Bielorussia e Giordania a fiera nucleare russo

LIVORNO. Due giorni fa è toccato al ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola chiedere al presidente del gruppo Rosatom, il gestore statale del nucleare civile dell´intera Russia, di «creare congiuntamente con il ministero italiano dello sviluppo economico un gruppo di lavoro in questo campo. Si tratta, prima di tutto, di progettare i reattori di terza generazione, ma noi vorremmo anche promuovere la nostra cooperazione sui reattori attuali», quindi andrebbe bene anche la seconda di generazione, pericolosamente vicina a Cernobyl e molto lontana dalle dichiarazioni di nucleare sicure e di ultima generazione fatte da Scajola in Italia. Ma qualche sacrificio semantico si può fare per strappare la firma di un accordo per la progettazione congiunta russo-italiana di una nave per il trasporto di combustibile nucleare irradiato. Una imbarcazione da 4.000 tonnellate che gli italiani dovranno costruire in due anni e mezzo e finanziare con 71,5 milioni di euro, operativa dal 2011 e diventerà di proprietà della società russa Atomflot. In cambio l´Italia otterrà la realizzazione di un impianto di riciclaggio e soprattutto di stoccaggio di scorie nucleari a Murmansk, nel lontano grande nord russo ormai trasformato in pattumiera del nucleare militare e civile russo, dove inviare in futuro i rifiuti radioattivi delle nuove centrali nucleari di Scajola e Berlusconi. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore e soprattutto dalle possibili nuove Scanzano Ionico.

Un prezzo da pagare anche per risalire la fila dei tanti clienti del supermercato atomico russo, magari stando bene attenti a non farsi beccare vicini a Paesi politicamente poco raccomandabili come la Bielorussia, che ha appena dato l´assenso a Rosatom a partecipare alla costruzione di una nuova centrale nucleare da 2.000 MW nel Paese che più ha sofferto le conseguenze del disastro atomico di Cernobyl e che è considerato l´ultima dittatura d´Europa.

Ma i soldi dei dittatori non puzzano, soprattutto se sono lontani dai pozzi petroliferi del Golfo Persico, della democrazia è un optional non applicabile agli alleati dello Stato-mercato russo e così la Bielorussia ha anche invitato a partecipare il consorzio al gruppo franco-tedesco Areva ed a quello nippo-americano Toshiba-Westinghouse.

E il nucleare russo, sotto la spinta dell´iperattivo superprimoministro Vladimir Putin, è in pieno fermento ed attraverso il programma federale "Tecnologie energetiche nucleari di nuova generazione" vuole realizzare un reattore nucleare a neutroni rapidi.

Putin in persona ha ordinato che questo passaggio alla nuova tecnologia «deve avvenire a media scadenza» e ha spiegato che «Attualmente. lavori sono in pieno svolgimento in cinque zone. In generale, in 12 anni, saranno costruiti 26 reattori, approssimativamente quanti in epoca sovietica. Entro il 2030, la quota di elettricità di origine nucleare deve raddoppiare in Russia. Attualmente s è al 16%. Il bilancio dello Stato cesserà di finanziare la costruzione di nuove centrali nucleari a partire dal 2016, i siti verranno realizzati grazie alle risorse d´investimento della branca stessa».

Qui Putin sembra aver ben imparato la lezione della finanza creativa italiana: lo Stato russo non finanzierà più le centrali atomiche, lo farà Rosatom che dipende direttamente dallo Stato russo... E il monopolista pubblico del nucleare russo ha già oggi il 40% della capacità mondiale di arricchimento dell´uranio (che fornisce gentilmente anche all´Iran e a varie dittature) ed è al terzo posto per riserve accertate di uranio, tanto che il combustibile nucleare russo prodotto dalla statale Elektrostal fa andare un reattore nucleare su sei nel pianeta, compresi quelli dell´Iran e di un bel mazzo di regimi autoritari, ma anche di Paesi dell´Ue come Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca e Finlandia.

A questi si aggiungerà probabilmente anche la Giordania che entro l´autunno prossimo conta di firmare un accordo di cooperazione nucleare con Russia, Usa e Cina per realizzare una centrale atomica entro 8 anni che dovrebbe fornire al piccolo regno mediorientale il 95% dell´energia elettrica di cui ha bisogno. A quel punto l´Iran resterebbe davvero l´unico Paese dell´area a cui è vietato realizzare impianti nucleari.

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