[30/07/2008] Aria

Il Giappone scommette sulla cattura della Co2

LIVORNO. Luci e ombre nel piano per la riduzione della CO2 in Giappone, che entro il 2050 si prefigge di raggiungere una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica del 60-80% rispetto ai livelli attuali. Il piano che dovrà essere messo in pratica entro il 2020, è fondamentalmente basato sulla cattura del biossido di carbonio prima che si liberi in atmosfera per poi stoccarlo nel sottosuolo, a mille metri di profondità.

Il progetto, che vede la partecipazione delle principali aziende energetiche nipponiche, partirà già dal prossimo anno, con la realizzazione dei primi prototipi di impianti funzionanti. La tecnologia, battezzata Ccs (Co2 capture and storage), permette di catturare i gas provenienti dagli impianti industriali e di iniettarli in uno speciale dispositivo che li trasforma in materia fluida che viene immagazzinata nel sottosuolo a un chilometro di profondità.

Dubbi su questa tecnologia sono stati avanzati da una parte del mondo ambientalista. Greenpeace ad esempio è nettamente contraria (tempi lunghi di attuazione, costi elevati, difficile gestione della CO2 sottoterra e nel processo si consuma molta energia).

Comunque il governo nipponico conta in questo modo di poter tagliare oltre 100 milioni di tonnellate di CO2 all´anno, a partire dal 2020. Decisamente più interessanti e sostenibili gli altri interventi indicati nel piano come l’incentivazione su scala nazionale dell´energia solare, la cui quota dovrà essere aumentata di 10 volte entro il 2020 e di 40 volte entro il 2030.

E almeno in via sperimentale a ottobre partirà l´iniziativa ´´carbon trading´´, che prevede incentivi economici alle imprese capaci di abbattere sensibilmente le proprie emissioni nell´ atmosfera. Questa è la vera strada maestra per dare un contributo per la riduzione dei gas ad effetto serra.

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