[31/07/2008] Parchi

Foreste, le imprese europee evadono le tasse in Congo

LIVORNO. Greenpeace International ha presentato a Zurigo "Conning the Congo" un nuovo rapporto investigativo che denuncia l´evasione fiscale organizzata dalle grandi imprese forestali europee. Grandi gruppi come Danzer, una delle più grandi imprese forestali che operano in Africa, «ripulisce i suoi profitti all´estero per sfuggire alla fiscalità locale, questo proprio mentre nei grandi summit internazionali si discute della necessità di strumenti fiscali per contrastare e governare il taglio delle foreste che ha un forte impatto sul cambiamento climatico».

Le prove presentate contro la multinazionale tedesca con sede in Svizzera, en Suisse, secondo Greenpeace, dimostrano che Danzer «ha elaborato un sistema sofisticato per trasferire i suoi profitti realizzati in Africa verso conti bancari stranieri». Le perdite generate da questa evasione fiscale sulle entrate dei governi della Repubblica democratica del Congo (Rdc) e della Repubblica del Congo potrebbero ammontare a circa 8 milioni di euro: 50 volte il bilancio annuale del ministero dell´ambiente della Rdc.

Michelle Medeiros, coordinatrice della campagna foreste africane di Greenpeace ha spiegato che «La Rdc è uno dei Paesi più poveri del pianeta, e il fatto che delle imprese come Danzer cerchino in tutti i modi di non pagare le tasse è semplicemente scandaloso. Ma il peggio è che la comunità internazionale dispensa miliardi di euro per aiutare la Rdc a riprendersi da anni di guerra e resta impassibile quando imprese come Danzer continuano a saccheggiare le foreste del Congo praticando l´evasione fiscale e la fuga di capitali».

Le foreste tropicali dell´Africa centrale sono il secondo più grande ecosistema forestale del pianeta e hanno un´importanza inestimabile per il clima, la biodiversità e la vita di milioni di persone, è quindi clamoroso che Greenpeace tiri in ballo anche la politica dell´Agence française de développement (Afd) «che con la scusa di ridurre la povertà e di proteggere la biodiversità, appoggia finanziariamente, da più anni, il settore industriale del legname nel Bacino del Congo».

Per Grégoire Lejonc, responsabile foreste di Greenpeace France, «E´ inaccettabile che i soldi dei contribuenti francesi servano a finanziare sfruttatori forestali come Danzer che saccheggiano le foreste del Congo. La Francia deve assolutamente rivedere la sua politica di cooperazione ed operare realmente per la protezione delle foreste del Congo, non accelerare la loro distruzione». Il governo della Rdc ha iniziato un processo di revisione di tutte le licenze forestali esistenti per valutarne la legalità, ma queste iniziative rischiano di essere velleitarie in una regione che ospita alcuni tra i governi più corrotti del mondo e percorsa da bande armate che gestiscono il traffico delle risorse naturali, spesso per conto di uomini di governo e delle multinazionali.

Per questo Geenpeace «chiede al governo della Rdc di annullare tutte le licenze forestali ottenute illegalmente, soprattutto quelle attribuite in violazione della moratoria del maggio 2002 o non conformi al codice forestale in vigore. Chiede ugualmente che questa moratoria sull´attribuzione di nuove licenze forestali, la loro estensione o il loro rinnovo, sia mantenuta e rinforzata».

Secondo "Conning the Congo", il valore delle foreste congolesi, per esempio come "pozzo" di CO2, è molto superiore ai guadagni generati dall´industria forestale: «La deforestazione rappresenta un quinto delle emissioni mondiali di gas serra: sostituire l´industria forestale della Rdc con un sistema di protezione delle foreste sostenuto da un meccanismo internazionale di finanziamento, sarebbe non solo profittevole per gli abitanti della Rdc, ma farebbe anche di quel Paese un protagonista chiave della lotta contro i cambiamenti climatici».

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