[01/08/2008] Parchi

Pefc Italia: contro gli incendi meno canadair e più prevenzione

LIVORNO. Secondo il Pan-european forest certification council (Pefc) Italia «La prevenzione è l´unica via possibile per combattere gli incendi. Ed i dati lo dimostrano: nel 2007 anno in cui in Italia si sono verificati oltre 10mila incendi, con decine di morti, una superficie boschiva di 115mila ettari andata a fuoco, e un danno economico di circa 650 milioni di euro, gli incendi nelle aree con una corretta gestione e pianificazione boschiva sono stati di poche centinaia di ettari».

Anche Pefc-Italia, il sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile, mette l´accento sulla necessità di rispettare davvero la legge sul catasto degli incendi, applicata solo dal 46% dei comuni italiani. Anche dal 2007, disastroso per gli incendi boschivi, secondo Pefc Italia, emergono esempi virtuosi: «Si va dalle aree certificate Pefc del Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia dove nel 2007 il tasso di incendi è stato inferiore allo 0,01% della superficie forestale totale, al caso del Monte Amiata, nel sud della Toscana, dove non si verifica un incendio da 35 anni, ovvero dal 1973».

Secondo il Pefc quando l´incendio è scoppiato, se le condizioni meteorologiche sono avverse, non si evitano i danni nemmeno mobilitando grandi mezzi: «Lo dimostra il caso Sardegna 2007: ci sono stati 1.100 incendi per 28mila ettari bruciati, esattamente come 30 anni fa, anche triplicando le forze aeree e il personale (4mila operatori antincendio e 6 elicotteri)». Lo stesso sottosegretario Guido Bertolaso, dopo l´incendio alle porte di Roma dei giorni scorsi, ha detto che gli incendi si prevengono "dal basso" e che quasi nessuno fa più la pulizia dei boschi, tranne alcuni lodevoli esempi nelle regioni del Nord.

Nelle regioni a più alto tasso di gestione forestale la superficie media di bosco incendiato è bassissima: 1,2 ettari ad incendio in Veneto, 1,5 ettari in Trentino Alto Adige, 1,8 ettari in Friuli Venezia Giulia, 2,3 ettari in Toscana, il contrario di quanto succede in altre regioni che pure hanno spesso alti numeri negli occupati pubblici nel settore forestale, come le quattro regioni che nel 2007 hanno avuto le più estese superfici incendiate, cioè Sicilia, 37,0 ettari d incendio, Sardegna, 26 ettari, Calabria, 22,9 ettari e Campania, 14,8 ettari.

Per Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia, «Gestire i boschi è una attività che non si vede, è poco eclatante rispetto agli interventi di un Canadair, ma è la soluzione per combattere il fuoco, perché riduce la pericolosità di eventi catastrofici come frane, incendi e alluvioni. In boschi coperti da un piano di gestione forestale, sono pianificati i tagli per diradare le formazioni forestali troppo dense, le pulizie del sottobosco e il taglio dei rami bassi, la creazione di punti d´acqua intorno ad una viabilità forestale studiata ad hoc, cioè tutte attività che torneranno preziosissime nel caso di un incendio forestale. Purtroppo, ancora oggi i Comuni italiani che fanno prevenzione sono meno del 50 per cento e ancora meno (il 46% secondo i dati del "Dossier Incendi 2008" di Legambiente-Protezione civile) hanno applicato la normativa che impone il catasto post-incendio e che permette di applicare tutti quei divieti necessari, come il cambio di destinazione d´uso dell´area non prima di quindici anni, il divieto di edificabilità per dieci anni e altre attività come il pascolo o la caccia per cinque anni -, che possono scoraggiare le cattive intenzioni».

Una legge probabilmente non applicata perché modifica le logiche dei contributi e del meccanismo perverso che c´è dietro molti incendi abusivi, soprattutto nel sud del nostro Paese. Per esempio, non si può fare rimboschimento con fondi pubblici nelle aree incendiate.

Ma anche al sud qualcosa si muove: nel Parco dell´Aspromonte in Calabria, i contributi sono maggiori se sono meno gli incendi, ma le differenze fra le regioni più colpite dagli incendi rimangono: «nel 2006 - spiegano al Pefc - il catasto era applicato in Liguria prima regione con il 61%, Toscana 43 %, ma anche Calabria, Sardegna e Lazio al 12%, Basilicata all´8% e Sicilia ancora non applicato (0%). La Campania è la regione dove si fanno più campagne informative, 42%; Calabria 3% e Sicilia 4%».

Per Mario Broll, vicepresidente vicario di Pefc Italia, «La parola d´ordine è prevenzione, che si traduce nell´informazione verso la cittadinanza per impedire che l´incendio possa scoppiare, nella efficacia della viabilità forestale nonché nella costruzione di infrastrutture come punti d’acqua e d’atterraggio per elicotteri e nel sostegno e mantenimento del capitale umano dei vigili del fuoco volontari, nel mantenimento della grande identificazione dei proprietari boschivi a tutela del proprio patrimonio. Insomma dove c´è prevenzione c´è bisogno di meno Canadair per rimediare a vere e proprie catastrofi ambientali. In Provincia di Bolzano, ad esempio, operano oltre 10mila vigili del fuoco volontari e sono presenti in tutti i Comuni della provincia e anche nelle piccole frazioni. Questo permette un monitoraggio costante e preventivo che porta a numeri di incendi praticamente inesistenti. Gestire i boschi vuol dire anche fare azione di sensibilizzazione culturale verso i cittadini, che vengono coinvolti e fatti partecipe del fatto che il bosco, oltre a produrre legno e ossigeno e ad assorbire anidride carbonica, tutela l´assetto idrogeologico, crea turismo e mantiene in equilibrio l´ecosistema a valle, cioè quello delle città».

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