[19/08/2008] Parchi

Il parco dell´Arcipelago toscano porta in piazza balene e foche monache

MARCIANA MARINA (Livorno). «Grazie alla loro grandezza i cetacei si risparmiano molti fastidi, le maggiori dimensioni comportano infatti maggior serenità. Creature così grosse raramente incontrano qualcosa di abbastanza significativo da rappresentare un disturbo, organismi piccoli invece hanno vite frenetiche…. Alle grandi dimensioni si accompagna la calma. Per una balena una tempesta di passaggio è poco più di un passo di formica e un uragano un fastidioso tremolio del suo comodo letto. Se foste l´animale più grosso mai vissuto sulla terra, compreso il più grande dei dinosauri, vi potreste permettere di essere mite, di vivere senza paura, di giocare al buio, di dormire profondamente ovunque vi troviate e per tutto il tempo che volete, di salutare il mondo in pace; e anche di guardare con perplessa curiosità qualcosa di strano come un essere umano in tenuta da sommozzatore che se ne va in giro emettendo bolle, infagottato in quella bizzarra attrezzatura. E´ questo senso di calma, della vita senza urgenze, della forza senza aggressività…le balene non hanno mai fretta». Il parco nazionale dell´Arcipelago toscano ha scelto questo passo de "La vita segreta delle balene", di Roger Payne, per illustrare l´iniziativa che si terrà il 20 agosto a Marciana Marina (21,30) intitolata "Apparizioni del mondo sommerso" e che si svolge nell´ambito delle molte iniziative pubbliche che il parco ha messo in piedi quest´anno con "Parco in piazza".

Lo sapete che il cuore della la balenottera azzurra pesa due tonnellate e si calcola che pompi 270 litri di sangue ad ogni battito? che nel loro mondo sommerso i cetacei si tengono in contatto costante, sincronizzando le emersioni e le immersioni grazie all´udito? A spiegare i segreti di questi mammiferi che hanno scelto di vivere in mare sarà ed i loro straordinari adattamenti sarà Letizia Marsili dell´università di Siena e componente del direttivo del parco dell´Arcipelago, che da anni studia i delfini per cercare di salvaguardare le popolazioni del Santuario dei Cetacei.

La seconda parte della serata sarà dedicata più che ad un´apparizione a una scomparsa: la foca monaca, che nell´Arcipelago era segnalata fino agli anni ´60 e che veniva chiamata bue marino, popolando discretamente grotte e baie delle isole che ancora oggi portano il suo nome. «Purtroppo il numero degli esemplari è talmente ridotto che incrociare una foca per un attimo è un´esperienza quasi impossibile - spiega Franca Zanichelli, direttrice del Parco - Dobbiamo fare quindi molta attenzione per non distruggere questa popolazione residua che Emanuele Coppola ci mostrerà con le sue splendide immagini».

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