[20/08/2008] Energia

L´eolico è redditizio (per gli imprenditori) e vantaggioso (per il pianeta)

LIVORNO. L’incremento del prezzo del petrolio che si è ridotto nelle ultime settimane attestandosi agli attuali 114 dollari al barile (quotazione di oggi sulla borsa di New York) ha determinato anche effetti positivi sull’andamento delle energie rinnovabili. I profitti del secondo trimestre di quest’anno (periodo di maggior rialzo del prezzo del greggio) della principale azienda produtrice di pale eoliche, la danese Vestas, hanno infatti raggiunto i 65 milioni di euro, con un aumento del 27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E le previsioni per il fatturato complessivo del 2008 parlano di 5,7 miliardi di euro. Altro dato positivo rigurda gli ordini che, a fine giugno, avevano raggiunto un portafoglio di 7 miliardi di euro, con un incremento del 67%; altrettanto positivi gli andamenti delle altre grandi del mercato eolico: l’americana Ge e l’indiana Suzlon.

Un balzo in avanti degli ordini che ha comportato anche un rialzo dei prezzi delle turbine eoliche, che negli ulimi tre anni è aumentato del 74%.
Dati che indicano come il settore delle rinnovabili sia in forte ascesa nell’economia mondiale, seguendo un trend già confermato dai dati recenti forniti dal Gse sull’andamento di queste produzioni energetiche in Italia e in Europa.

Eolico e solare sono le due fonti che più crescono in termini di potenza installata in Italia dal 2006 al 2007, con un aumento rispettivamente del 42,2% e del 92,8%. Mentre è in calo dell’11% rispetto al 2006, l’idroelettrico.
A livello europeo (EU a 15 ) la produzione complessiva da fonti rinnovabili è pari 488,4 TWh. In Germania, paese leader, si producono 99 TWh e in particolare sul solare il vantaggio dei tedeschi è di 4,3 Twh sui 4,46 TWh prodotti in Europa: il 92,63%. Anche per la produzione eolica la Germania, è in testa con 39 TWh, la Spagna segue con 29 TWh, e poi tutti gli altri con distacchi significativi.

Per quanto riguarda il rapporto tra produzione totale di elettricità e fonti rinnovabili a guidare la classifica c’è invece l’Austria dove ben il 61,9% dell’energia prodotta viene dalle rinnovabili (da noi è il 15,7%, grazie soprattutto a geotermia ed idroelettrico).

Dati che dovrebbero far riflettere su quale strada sia migliore da percorrere per le future strategie energetiche, ma che da più parti vengono invece sottolineate più per l’aspetto che riguarda l’aumento del profitto delle aziende che producono tecnologia per le rinnovabili che come campo su cui investire risorse per rilanciare l’ economia stagnante del paese e, al tempo stesso, spingere verso la diversificazione energetica con ovvi benefici per la lotta ai cambiamenti del clima.

L’unica alternativa che invece questo paese pare voler intraprendere per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili è quella del nucleare, che non dimostra un altettanto florido momento storico sull’economia mondiale.
E il rialzo del prezzo del petrolio, che avrebbe potuto innescare utili interventi per rilanciare l’intera filiera delle rinnovabili, ha invece avuto come unici effetti quello di aver gonfiato i già alti profitti delle compagnie petrolifere (che solo nelle ultime settimane hanno operato riduzioni di circa 10 centesimi euro/litro sui carburanti alla pompa) e di aver attirato l´attenzione del governo con l´intervento del fisco.

Anziché veder piangere i petrolieri (poche lacrime in realtà) sarebbe stato molto più proficuo cominciare a far sorridere chi investe sulle rinnovabili.
Ne avrebbe beneficiato l’intero paese.

Torna all'archivio