[21/08/2008] Parchi

Per difendere le tartarughe dell´oceano serve anche Gooogle Maps

LIVORNO. Le tartarughe marine sono preistoriche viaggiatrici di oceani, che tornano dopo decenni a nidificare sulla stessa spiaggia dove sono nate, animali antichi e pazienti che non pensavano di dover fare i conti con le reti e la voracità degli uomini che mangiano le loro uova e la loro carne.

Ma forse questi rettili marini hanno trovato un prezioso alleato: 30 Paesi sono riuniti a a Bali, in Indonesia, per aggiornare e rafforzare un accordo regionale per l´oceano Pacifico e quello Indiano per la protezione delle tartarughe marine che fornisce dati e indirizzi per affrontare i problemi di rarefazione ed estinzione di questi animali.

Tra i nuovi strumenti per lo scambio di dati sulle tartarughe marine e per il loro monitoraggio verrà introdotto anche il data base "Iosea online reporting facility" che fornisce informazioni su 700 siti di nidificazione dell´oceano Indiano e del Sud-Est asiatico. Gli utenti del sito possono interrogare il sistema per ottenere informazioni su dovesi trovi una determinata specie di tartarughe, cosa ne minacci la sopravvivenza, le misure di attenuazione dei rischi e le attività di ricerca in corso. Tutte le informazioni possono essere localizzate ad alta risoluzione su immagini satellitari disponibili su Google Maps.

Nell´area, alcuni Paesi sono già molto avanti con le politiche di conservazione: l´Australia ha già investito molti milioni di dollari per programmi che portino le comunità costiere ad avere un diverso approccio verso le tartarughe e per risolvere il problema delle reti fantasma. L´Indonesia ha in corso ricerche per individuare le interazioni tra industria della pesca e tartarughe per sviluppare adeguate misure di attenuazione di questo impatto. Le Seychelles hanno messo in campo un approccio innovativo che coinvolge i privati nella protezione e conservazione delle tartarughe. In otto Paesi sono già in corso programmi nazionali per la conservazione delle tartarughe, mentre altri 10 stanno preparando piani nazionali. Australia, Oman, Seychelles e Sud Africa tengono ormai da decenni sotto controllo le popolazioni di tartarughe che frequentano le loro coste e in molti Paesi i programmi di salvaguardia sono in atto da diversi anni.

L´overall report card for the region´s marine turtles è fatto di chiaroscuri. In Sudafrica la nidificazione di tartarughe Caretta caretta è notevolmente aumentata: i nidi negli ultimi 40 anni sono passati da 250 a 1.750, invece la popolazione di queste tartarughe è in forte declino sulle coste orientali australiane ed in Madagascar.

Le tartarughe verdi sono ancora abbondanti nel suiltanato dell´Oman, ma in Indonesi e Filippine rischiano di scomparire a causa della predazione delle uova e del fiorente bracconaggio che rifornisce il mercato della carne e anche ristoranti occidentali. La tartaruga di Kemp, che nidificano a migliaia in India, sono in forte declino ed in Thailandia sono pericolosamente vicine all´estinzione, tanto di essere ormai calate al 5% degli individui delle popolazioni originarie.

La minaccia maggiore per le tartarughe del Pacifico e dell´oceano Indiano è la predazione naturale, seguita dalla pesca costiera, considerate pericoli da "moderata a forte" intensità in circa il 35% dei siti presi in esame in 18 Paesi. La raccolta delle uova viene identificata come "minaccia grave" nel 20% dei siti di 14 Paesi e il consumo tradizionale di uova e carne di tartaruga è ancora la normalità in tre quarti degli Stati firmatari dell´accordo.

Le reti da strascico per la cattura di gamberi sono state segnalate come un grave problema, ma meno di un terzo dei Paesi firmatari ha strumenti legislativi e di prevenzione/repressione per affrontare questo problema. Intanto viene segnalato un aumento della pesca illegale, con utilizzo di esplosivi e veleni.

Anche attività legali come il turismo contribuiscono a mettere a rischio la sopravvivenza delle tartarughe marine. Secondo Frazier, a capo del programme´s advisory committee: "Anche lo sviluppo costiero, tra le conseguenze negative del turismo, è sotto esame. In particolare le strutture turistiche, il cui sviluppo è stato molto veloce nella regione dell´oceano Indiano. Le possibilità di impatti negativi sulle spiagge di nidificazione, così come sulla possibilità di trovare aree di riposo costiere per le tartarughe, sono aumentate e continuano ad aumentare, in modo drammatico».

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