[22/08/2008] Parchi

L´evoluzione naturale dell´isola di Montecristo (riserva integrale)

FIRENZE. Riserva naturale integrale dal marzo 1971, e oggi parte integrante del Parco dell’Arcipelago toscano (zona 1), l’isola di Montecristo ha una superficie di 1039 ettari, per uno sviluppo costiero di 16 km. Per la sua importanza conservazionistica, l’area ha ricevuto il Diploma europeo nel giugno 1988 e annovera, dal punto di vista botanico, circa 300 specie originarie più una ventina di specie alloctone (dati Cfs). Tra queste, è segnalata la sempre più infestante diffusione dell’ailanto o albero del Paradiso (Ailanthus altissima), che a dispetto del poetico nome è tra le forme vegetali introdotte sul territorio nazionale una delle più pericolose per le altre specie, a causa del suo altissimo potenziale riproduttivo e delle sostanze fitotossiche che emette nei confronti delle altre varietà botaniche.

L’introduzione dell’ailanto sull’isola, probabilmente ad opera da parte di George W. Taylor, botanico inglese che abitò l’isola a metà 1800, sta oggi causando forti problemi alla flora autoctona, problemi che riproducono in piccolo quanto sta accadendo sull’intero territorio nazionale.

Per il resto e messi da parte i rimboschimenti (es. pino domestico, pino d’Aleppo), la vegetazione attuale è prevalentemente rappresentata da una macchia a erica, rosmarino e cisto, che rappresenta la tipica forma degradativa del bosco mediterraneo nelle coste e nelle isole del territorio italiano: la formazione climax di questo biotopo, e cioè la lecceta mediterranea, è oggi in via di scomparsa a Montecristo. Rimangono ormai poche decine di esemplari arborei spontanei, anche a causa del forte carico faunistico che ne impedisce la rinnovazione spontanea.

E qui sta un altro problema: è altissima l’importanza dell’isola per la sosta e la nidificazione dell’avifauna (tra cui l’aquila del Bonelli - Hieratus fasciatus - forse anche nidificante in loco), e ciò vale anche per la fauna marina. Per esempio, non si esclude il possibile ritorno della foca monaca, Monachus monachus, in conseguenza delle politiche di protezione adottate sia sul territorio dell’isola che, dal 1979, nell’area marina circostante. Ma la fauna terrestre dell’isola è costituita, oltre che da alcune specie erpetologiche (es. la vipera di Montecristo Vipera aspis montecristi), da capre, conigli selvatici e una popolazione in diminuizione di ratti bruni. Tutte specie animali incompatibili, in assenza di reali predatori naturali, con un eventuale obiettivo di ricostituzione dell’habitat potenziale, e cioè un bosco e non una formazione arbustiva, sia pure suggestiva e dall’odore accattivante, come la macchia mediterranea.

Ma si tratta di una riserva integrale, dove l’uomo ha scelto liberamente (e meritoriamente, considerando la particolarità dell’isola) di lasciare che la natura si evolva da sola. A Montecristo si replica quindi su piccola scala – anche in questo caso – un problema che coinvolge tutte le aree protette, e cioè un equilibrio tra fauna e flora che se manca può portare a danni per l’ecosistema locale stesso. Danni che talvolta possono essere ancora più forti di quelli causati direttamente dall’uomo. Considerazioni analoghe valgono ad esempio per il parco delle Foreste casentinesi, dove l’eccessivo carico faunistico sta causando problemi alla rinnovazione vegetale, portando così un oggettivo conflitto tra i due obiettivi (conservazione faunistica – conservazione floristica) che costituiscono l’essenza delle politiche di salvaguardia. Ciò vale alla stessa maniera per Montecristo, dove la tutela della fauna locale si scontra, invece di fondersi come avviene in altri casi, con la tutela della flora autoctona.

Il problema principale nella gestione delle aree a salvaguardia integrale, e cioè la presenza dell’uomo nelle vicinanze della zona inaccessibile, è invece pressoché assente: la popolazione residente in via stabile conta due guardiani (dal 2002 i coniugi Goffredo e Carmen Benelli), e due guardie forestali a turni alternati. Quattro residenti in tutto, quindi. Ad essi si aggiungono i visitatori (per visitare Montecristo occorre rivolgersi Corpo forestale dello Stato – Ufficio territoriale per la biodiversità di Follonica telefono 0566/40019, o al parco nazionale dell´Arcipelago toscano che dal 2008 riserva un buon numero di visite alle scuole ed ai residenti dell´Arcipelago toscano, con una forte diminuzione dei precedenti tempi di attesa.

E’ attualmente in discussione, nell’ambito del completamento del passaggio della gestione all’Ente parco, una bozza per la “Carta di Montecristo”: con essa si vogliono attivare procedure promozionali e ridefinire il regime di accesso alla Riserva, garantendo un totale di 1000 visite l’anno, di cui 600 per studenti, 300 appartenenti a gruppi privati, e 100 accessi riservati a quegli abitanti delle altre isole dell’arcipelago toscano che abbiano frequentato un apposito corso. Alle visite dell’isola si sommerà un numero limitato di accessi (con sosta alla cala Maestra e visita del piccolo museo) il cui totale è in via di definizione.

Iniziativa che si accompagnerà a corsi di educazione ambientale per gli abitanti dell’intero arcipelago. Ciò è da sostenere, perchè solo l’oggettivo isolamento geografico ha finora salvato Montecristo da quell’ostilità che l’uomo istintivamente rivolge verso le parti di territorio dove non può recarsi liberamente, e cioè principalmente le Riserve integrali: per la gestione delle visite e degli accessi a Montecristo passa la disputa di alcune questioni che vanno ancora risolte a livello della politica generale per le aree protette. Soprattutto per quelle aree protette che non hanno ancora risolto il problema del rapporto con la popolazione locale: e per fortuna che non è ancora il caso di Montecristo, l’isola del tesoro dove la popolazione locale, con le sue quattro presenze fisse, è decisamente ridotta. (rm)

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