[25/08/2008] Comunicati

I punti caldi del cambiamento climatico

LIVORNO. Secondo uno studio di Care Internationale e dell´Office for the coordination of humanitarian affairs (Hoca) dell´Onu, «India, Pakistan, Afghanistan e Indonesia sono tra i Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, quali l´aumento delle siccità estremo, delle inondazioni e dei cicloni atteso nei prossimi decenni». Hotspots del cambiamento climatico che sono anche punti caldi della geopolitica e della crescita economica, quindi ancora più problematici e rischiosi per gli effetti sull´intera umanità.

Secondo Charles Ehrhart, uno degli autori del rapporto "Humanitarian implications off climate change. Mapping emerging trends and risk hotspots", «I dirigenti e le comunità di questi Stati e in altri Stati in pericolo nella regione del Sahel, del Corno d´Africa e del Sud-est asiatico, affrontano già enormi sfide politiche, sociali, demografiche, economiche e per la sicurezza. Il cambiamento climatico complicherà fortemente le cose e potrebbe minare gli sforzi destinati a far fronte a queste sfide. La probabilità che inondazioni, violente tempeste e siccità si trasformino in catastrofi è determinata da un certo numero di fattori, tra i quali l´accesso dato alla popolazione, nel tempo, ad attrezzature adeguate ed all´informazione ed alla loro capacità di esercitare un´influenza politica. L´assenza di questi fattori spiega perché le persone povere, particolarmente i gruppi sociali marginalizzati come i pastori in Africa, le donne e i bambini costituiscono la grande maggioranza delle vittime delle catastrofi».

Ma Ehrhart lascia spazio a un po´ di speranza: «Tuttavia, se i leader mondiali agiranno ora, questi rischi non corrisponderanno ad un conseguente aumento delle catastrofi». Lo studio esamina le conseguenze più probabili del cambiamento climatico durante i prossimi 20 o 30 anni. Gli autori hanno redatto una carta dei rischi associati al cambiamento climatico che si concentra su inondazioni, cicloni e siccità. Secondo gli autori, questa carta è destinata ad aiutare i responsabili politici a comprendere l´importanza del problema con i quale si confronta il pianeta intero ed ad incoraggiare chi si occupa di aiuti umanitari ad adattare le loro strategie ai nuovi rischi dovuti al cambiamento climatico.

John Holmes, segretario generale aggiunto dell´Onu per gli affari umanitari, fa notare che «Nel corso degli ultimi mesi, siamo stati testimoni di immagini atroci di gente colpita da catastrofi naturali nelle parti più diverse del mondo, tra le quali il ciclone Ivan in Madagascar, le siccità nelle regioni dell´Asia del sud e dell´est, e più recentemente il ciclone Nargis in Myanmar».

Robert Glasser, segretario generale di Care International, sottolinea che «Il cambiamento climatico è un campanello d´allarme per noi tutti. Dobbiamo evitare di affidarci esclusivamente a soluzioni rapide, come gli aiuti alimentari, che sono necessarie ma non affrontano le cause alla base dell´emergenza e, cosa ancora più importante, dobbiamo aiutare le persone a rimettersi in piedi il più presto possibile dopo che il disastro è stato affrontato».

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