[25/08/2008] Parchi

L´«inventario della vita» lo farebbero i parchi una volta privatizzati?

PISA. La Repubblica il 23 agosto ha pubblicato un interessante articolo sulle Alpi intitolato ‘Dove nasce l’inventario della vita’.
L’inventario riguarda le specie viventi e vi hanno messo mano i parchi ‘gemelli’ delle Alpi Marittime, nel Cuneese, e del Mercantour, al di là del confine.
L’idea di inventariare le tante specie conosciute e non prima che scompaiano, risale a una decina di anni fa e a partire fu un grande parco americano a sud degli Appalachi.

La prima considerazione che viene spontanea riguarda i ‘promotori’ e cioè i parchi in questo caso americani, italiani e francesi nazionali e regionali. Nelle scorse settimane ci si è chiesti se i parchi così come sono servono o se non è meglio far fare più cose ai privati così si risparmia pure un po’ di soldi. Ecco una risposta; davvero cose del genere come l’inventario avviato sulle Alpi potrebbero farlo soggetti diversi dai parchi in collaborazione con centri di ricerca? E chi dovrebbe metterci le risorse nel parco americano come in quelli alpini se non i poteri pubblici preposti alla conoscenza e tutela del nostro patrimonio naturalistico e culturale?

L’articolo riporta anche le dichiarazioni di Cerreti, naturalista, coordinatore per il progetto Edit delle ricerche entomologiche, che dice; «A Bruxelles i nostri interessi della ricerca non sono assolutamente curati. Il versante italiano è stato coinvolto perché adiacente all’area protetta francese». Insomma qualcuno ha dovuto tirarci la volata. Si torna così al punto precedente; perché i parchi italiani che sono numerosi e nel complesso attivi sebbene in generale con personale scarso non trovano – certo non per responsabilità loro - chi li rappresenti autorevolmente e attivamente nelle sedi comunitarie? Anche questo ruolo va ‘privatizzato’ e affidato a qualche Fondazione? E perché il ministero che da anni deve approvare il piano nazionale della biodiversità non si decide? E perché la Convenzione alpina che lega le nostre aree protette a tutte quelle delle Alpi è praticamente restata in questi anni lettera morta?

Più che parchi diventati ‘poltronifici’ di cui parla con estrema leggerezza il nuovo ministro qui siamo in presenza di politici ‘poltroni’ rispetto ad da farsi specie nelle sedi comunitarie.

Tra poco uscirà in un volume della Collana ETS sulle aree naturali protette lo studio curato da Roberto Gambino del Politecnico di Torino sui parchi europei. Ne consiglio la lettura anche al ministro e non solo perché lì abbiamo la conferma di quanto è cresciuto in Europa il mondo dei parchi ed anche quanto è diversificato. Ma un dato le accomuna e cioè il crescente impegno dei poteri pubblici, delle istituzioni in politiche specializzate di tutela attiva con un crescente impiego di risorse pubbliche che dovranno ulteriormente aumentare e non certo diminuire come si sta facendo da noi.

C’è dunque anche una responsabilità comunitaria alla quale non possiamo sottrarci se non vogliamo che l’europa resti una mera chiacchera.
Ed è per questo che abbiamo deciso che Parcolibri dell’aprile 2009 sia dedicato ai parchi europei.
Un impegnativo appuntamento per tutti i nostri parchi ma anche per le nostre istituzioni da quelle centrali a quelle periferiche.

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