[26/08/2008] Comunicati

La Corea del nord ritorna nucleare e canaglia

LIVORNO. La Corea del nord (Rpdc) ha annunciato di aver interrotto lo smantellamento dei suoi impianti nucleari ed ha accusato gli Usa di violare gli accordi sul disarmo firmati. L´agenzia di Stato Kcna riferisce le parole del portavoce del ministero degli esteri: «Abbiamo deciso di fermare il processo di denuclearizzazione messo in opera nel quadro dell´accordo del 3 ottobre (...) perché gli Stati Uniti hanno mancato di onorare i loro impegni. Questa misura è entrata in vigore il 14 agosto».
Il regime comunista-dinastico di Pyongyang ha deciso addirittura di riattivare il reattore di Yongbyon, messo fuori servizio nel 2007 fra gli applausi dell´amministrazione Bush, e considerato il centro nevralgico del programma nucleare militare nordcoreano.

Va così in fumo il negoziato avviato nel 2003 con Cina, Corea del sud, Usa, Giappone e Russia, che in cambio dello smantellamento del nucleare della Rdpc assicurava aiuto energetico al regime stalinista e precise garanzie diplomatiche e di sicurezza. Invece la Corea del nord è ancora compresa nella lista Usa dei Paesi considerati amici del terrorismo. Gli Usa dicono che questo è dovuto al fatto che il regime di Pyongyang non si vuole sottomettere a controlli ed ispezioni nei siti che ha reso noti in un´apposita lista. Ma così la Rpdc non può più accedere a prestiti internazionali vietati ai "Paesi canaglia". Washington accusa Pyongyang di rifornire di tecnologia militare la Siria, sempre più vicina alla Russia. I più preoccupati dalla nuova piega presa dalla situazione sono Cina e Corea del sud: oggi a Seoul, dove è in visita di Stato, il presidente cinese Hu Jintao e il primo ministro sudcoreano Han Seung-soo hanno chiesto a Pyongyang di rinunciare alle sua ambizioni nucleari ed hanno lanciato un appello per la cooperazione ed il disarmo.

Ma il portavoce nordcoreano sottolinea: «Rimanere sulla lista degli Stati che non sono umiliati dagli Stati Uniti ci importa poco. Le richieste di ispezione sono una violazione della sovranità. Gli Stati Uniti hanno il gran torto di credere di poter fare in casa nostra una follia come quella che hanno fatto in Irak».

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