[26/08/2008] Comunicati

Troppi frammenti per una valida politica per l’ambiente

PISA. Chi si affidi alle cronache specialmente estive delle vicende ambientali vi troverà un florilegio di notizie che vanno dal ritorno del lupo e dell’orso che banchettano, alle alghe marine che sporcano, alle meduse che minacciano i bagnanti unitamente agli ambulanti cacciati dalle spiagge, alle pale eoliche con relative sentenze che riguardano anche i rigassificatori, all’acqua che scarseggia ma in compenso è sporca in particolare alla bocca dei fiumi.

Un campionario ricchissimo ancorché incompleto di cui si discute al Festival di Legambiente ma anche sui giornali e sui siti web. Spesso c’è poco di nuovo se non l’accanimento nello scambio di accuse. E tuttavia una novità c’è dopo le polemiche anche recenti innescate non soltanto dai tanti comitati e dalle istituzioni ed è la crescente frammentazione. Anche quando l’attenzione si sposta, ad esempio, sulle difficoltà di taluni settori – il turismo in primis - si stenta a risalire alle ragioni – quando ci sono e ci sono quasi sempre - ‘ambientali’. Quello che voglio dire è che il ‘tormentone’ sulla Toscana non più felix che ha senz’altro pungolato il dibattito ma che non sembra averlo indirizzato verso una adeguata riflessione critica sulle politiche oggi indispensabili per un governo del territorio in grado di contrastare validamente la ‘cementificazione’ in cui talvolta rischia – come nella notte in cui tutti i gatti sono bigi - di finire di tutto.

Se non vanno bene le pale e chi le istalla, se non va bene il rigassificatore e chi deve realizzarlo e men che mai le discariche, se non vanno bene i biocarburanti che effettivamente fanno anche danni, se il mare vogliamo renderlo non solo balneabile ma anche pescoso e non soggetto al bracconaggio mentre il governo taglia anche le ultime lire alla malmesse aree protette marine, se vogliamo la costa usufruibile e non assediata da seconde case più o meno finte e non vogliamo - ci piaccia o no - indurre in tentazione i comuni che da qualche parte i soldi debbono pur trovarli se il governo non glieli dà, come possiamo dare risposte capaci di uscire dai mille rivoli? Questo è il punto.

Perché devi tener conto del paesaggio ma anche della natura e delle energie rinnovabili, delle produzioni agricole ma anche della biodiversità e di tanto altro ancora e questo possono farlo solo livelli istituzionali e non, capaci progettare insieme e non solo a livello comunale o provinciale e regionale ma anche delle autorità di bacino, di parchi altrimenti per quanto tu tiri la coperta qualcosa resterà scoperto. Chiusi gli ombrelloni è a questo che bisognerà mettere mano.

Certo se il governo taglia ai comuni, alle province, alle regioni, se si illude che i privati facciano quello che debbono fare i parchi sotto forma di fondazioni e altre balle del genere già previste e non riuscite per i musei come ci ricorda puntualmente Settis, allora le cose cambiano e noi dobbiamo saperlo. Potremmo certamente accapigliarci su questa o quella sentenza del TAR ( ma è già strano che questioni tanto delicate sotto il profilo ambientale siano affidate prevalentemente a procedure e pronunce amministrative) ma faremo poca strada. Avremo sicuramente qualche titolo sui giornali ma incideremo ben poco sulle scelte di fondo che in Toscana (come altrove) dovremo fare.

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