[09/09/2008] Parchi

La leale collaborazione tra parchi e istituzioni

PISA. Si potrebbe partire dalle manifestazioni che hanno toccato l’apice con la stagione dei commissariamenti a tappeto, per cogliere bene un punto di crisi e comunque di seria difficoltà nella gestione dei parchi e delle aree protette che perdura e che potrebbe anche e non di poco aggravarsi se non prenderemo coscienza che le risposte da dare sono prima ancora che politiche istituzionali. E quando si parla di istituzioni e specialmente in rapporto alla gestione dei parchi si sottolinea innanzitutto l’esigenza della ‘leale’ collaborazione’ a cui più volte anch’io mi sono rifatto in diversi interventi.

Sul punto però si rischia qualche semplificazione di troppo su cui è bene fare il massimo di chiarezza. C’è una vulgata politica della leale collaborazione che la riduce ad un rapporto bipartisan, ad un clima e ad una prassi politica meno litigiosi, mero fair play politico. Il che naturalmente coglie un aspetto sicuramente importante e niente affatto peregrino che non solo non guasta ma è assolutamente auspicabile. E tuttavia non sta qui il nocciolo vero della questione.

La ‘leale collaborazione’ come principio costituzionale è andato affermandosi non senza fatica perché a lungo ha prevalso il principio di ‘distinzione’ e ‘contrapposizione’ specialmente ma non solo tra stato e regioni. A questo principio al quale ci si attenuti senza risparmio di colpi dall’una e dall’altra parte anche se lo stato ovviamente ha potuto quasi sempre farla da padrone si è andato gradualmente affiancandosi quello di ‘contemperamento’ ed ‘integrazione’. E non è certo un caso che la spinta forse maggiore ad imboccare questa strada di cooperazione sia venuta proprio dai problemi dell’ambiente perché qui come poi la Corte ha sempre più spesso sottolineato e confermato ‘l’intreccio’ tra materie e competenze è più evidente.

Troppi aspetti in buona sostanza non sono oggi gestibili in maniera separata e distinta tra livelli istituzionali perché la ripartizione non cancella appunto l’intreccio tra competenze dello stato, delle regioni, degli enti locali. La leale collaborazione scaturisce da qui perché se fino agli anni novanta essa ha svolto una funzione ‘compensativa’ nei confronti delle regioni che più volte in nome del principio unitario hanno visto ‘ritagliare’ o ‘sottrarre’ proprie competenze del garante della unitarietà della repubblica, lo stato, con il nuovo articolo 120 della Costituzione del 2001 il principio viene costituzionalizzato stabilendo che i poteri sostitutivi dello stato sono esercitati ‘nel rispetto del principio di sussidiarietà e di leale collaborazione’.

E’ l’approdo di un lungo e contrastato cammino se pensiamo che in una sentenza dell’85 proprio sul paesaggio -ora rimesso in discussione dal nuovo codice- si diceva ‘che la tutela del paesaggio presuppone normalmente, la comparazione e il bilanciamento di interessi diversi …rappresentati da una pluralità di soggetti, la cui intesa è perciò necessario perseguire di volta in volta, se comune è il fine costituzionalmente imposto’.

Ho voluto richiamare molto sommariamente come si è pervenuti al riconoscimento costituzionale del principio di ‘leale collaborazione’ perché fosse chiaro che parliamo non di qualcosa che attiene fondamentalmente alle scelte e alla discrezionalità o alle buone maniere delle forze politiche.

Quel principio non dipende insomma solo e neppure principalmente dai rapporti tra maggioranza e opposizione, dal colore del governo nazionale, regionale o locale, è qualche cosa che attiene al rapporto tra istituzioni a prescindere dalle loro maggioranze.

(2-continua)

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