[01/10/2008] Comunicati

Met-office britannico: nuovi scenari per l´evoluzione futura del clima

FIRENZE. L’ Hadley center, istituto di studi climatici interno al centro meteorologico britannico (Met office), ha elaborato alcuni scenari ipotetici per il futuro andamento climatico globale in conseguenza delle politiche di riduzione delle emissioni. La notizia è riportata oggi dal “Guardian” che ha pubblicato un articolo a firma di Vicky Pope, guida del dipartimento sul cambio climatico dell’istituto Hadley.

La definizione di scenari per il futuro è il cimento più arduo per la comunità climatologica, in conseguenza dell’eccessivo numero di variabili in gioco e del costante incombere dell’ ”effetto-farfalla” (per cui l’evoluzione climatica, essendo l’atmosfera un sistema caotico, non è calcolabile tramite il ricorso a sistemi lineari). Inoltre, anche se ormai la significatività del ruolo antropico nel surriscaldamento climatico è ampiamente accettata dalla comunità scientifica accreditata, restano ancora dubbi sulla precisa quantificazione del ruolo che le emissioni umane dirette e indirette giocano nell’attuale fase di surriscaldamento: il ruolo umano potrebbe incidere per il 100%, per il 70, il 50, il 20, o quant’altro: ancora non lo sappiamo con precisione, possiamo solo affermare che esso sia “significativo” (“discernible”, questa è la definizione precisa che si può leggere nel Quarto rapporto Ipcc riguardo al ruolo antropico). In conseguenza di ciò, il calcolo di scenari che si basino su tassi di emissione più o meno alti di gas climalteranti risente dell’aleatorietà del presupposto di base.

Ciò non toglie niente all’utilità di scenari che proiettano nel futuro le nostre scelte economiche ed energetiche attuali, anche in considerazione del fatto che il Met office è considerato uno degli istituti meteo-climatologici più autorevoli, e più cauti nelle previsioni. L’incontro di Poznan sul clima, che a dicembre porrà le basi per la ben più significativa conferenza di Copenaghen del 2009, vedrà scienziati e politici incontrarsi per definire le scelte da attuare in futuro, e la disponibilità di ricerche attendibili costituisce un fattore fondamentale, davanti alla scatenata prolificità della pubblicistica scettica (o meglio negazionista) che sta aggiungendo tanti dubbi pretestuosi ai già molteplici aspetti di incertezza sull’effettivo futuro andamento del clima.

Come si può vedere nell’immagine, lo scenario più ottimistico prevede un’azione “rapida e decisa” sulle emissioni, cioè una riduzione del 3% ogni anno a partire dal 2010: ciò porterebbe, secondo il team di studiosi dell’Hadley center capitanati da Jason Lowe, ad un aumento delle temperature nel 2100 di 2,1-2,8 gradi rispetto all’era pre-industriale, quindi circa 2 gradi in più rispetto alle attuali medie globali. Il valore di 2° di aumento è notoriamente considerato una soglia oltre la quale gli effetti del Gw diverrebbero molto difficili da gestire. Secondo il Guardian, comunque, con due gradi di aumento 1/5 delle specie attuali sarebbe a rischio di estinzione, e più di un miliardo di persone subirebbe un aumento dei problemi di approvvigionamento idrico. Inoltre, è stato calcolato che oltre i 2° rispetto ad oggi «le piante e il suolo ridurrebbero significativamente la quantità di carbonio che essi assorbono», anche se su questo aspetto occorrono nuovi e più approfonditi studi.

Con una riduzione dell’1% di emissioni all’anno dal 2010 (attualmente, secondo il quotidiano inglese, esse stanno invece «crescendo ad un ritmo medio dell’1% annuo»), cioè se si passasse all’azione in modo definito “rapido ma lieve”, i ricercatori hanno calcolato che la crescita delle temperature potrebbe assestarsi sui 2,9-3,8 gradi nel 2100 rispetto all’era pre-industriale, mentre se si avesse una significativa riduzione delle emissioni (3%, come detto), ma partendo nel 2030 (riduzione “lenta ma decisa”) la crescita delle temperature potrebbe assestarsi su un valore tra 4 e 5,2 gradi.

La metodologia seguita è la stessa dei rapporti Ipcc: vengono calcolate delle possibili evoluzioni della politica, dell’economia e delle scelte energetiche della società umana, e le associate conseguenze sul clima basate sul relativo tasso di emissioni. Come detto, l’assenza di reali certezze rispetto all’effettivo ruolo dell’uomo nel surriscaldamento rende aleatoria la produzione di tali scenari, ma va anche detto che mille indizi formano una prova e quindi la volontà di fornire una informazione corretta e completa non deve distogliere il lettore dalla gravità del problema.

Detto questo, possiamo passare all’analisi dell’ultimo scenario, quello più pessimistico che vede il tasso attuale di emissioni restare tale anche in futuro (“Business as usual”): si è ipotizzata una comunità globale, cioè, che sceglie di non passare all’azione attraverso politiche di riduzione delle emissioni che vadano ben oltre il pressoché simbolico accordo di Kyoto.: nei calcoli effettuati dai ricercatori dell’Hadley center, la temperatura nel 2100 potrebbe raggiungere i 7,1° in più rispetto all’era pre-industriale, cioè all’incirca quei 6,4 gradi in più rispetto ad oggi che vengono posti dall’Ipcc come possibile peggiore aumento che la temperatura potrebbe subire tra un secolo rispetto ad oggi.

Quindi, ai contestati scenari dell’Ipcc, si aggiungono altri scenari che ne ricalcano in buona parte le previsioni. E va considerato che l’attendibilità degli scenari Ipcc non è stata decretata a tavolino, ma deriva dal fatto che quei modelli Ipcc che negli anni ’90 del secolo scorso prevedevano il clima del primo decennio del 2000, si sono rivelati veritieri. Se consideriamo che, davanti a valori di crescita delle temperature superiori a 6 gradi, vari scienziati esprimono dubbi addirittura sulla sopravvivenza della stessa specie umana, forse anche in questo caso è difficile non preoccuparsi.

R.M.

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