[02/10/2008] Acqua

I Consorzi di bonifica chiedono conferme alla Regione

FIRENZE. Il 48% della superficie territoriale Toscana in cui abita circa il 70% della popolazione della nostra regione è gestito dai Consorzi di bonifica che operano sul territorio con varie funzioni e che si avvalgono per poco più del 50% delle loro entrate, di contributi degli utenti. Quello che alcuni hanno definito il “balzello” aggiuntivo al cittadino. In molti quindi, in base ai contenuti della legge Finanziaria 2008, del Decreto “Milleproroghe” e sull’ondata di richieste di tagli della spesa pubblica, non si sono fatti sfuggire l’occasione: richiedere la soppressione dei consorzi. Senza entrare nel merito della loro funzione, senza aprire un vero dibattito che sarebbe necessario istruire in Italia su come viene fatta la difesa del suolo e la tutela del territorio, cosa che questi enti pubblici, braccio operativo delle province titolari in materia di difesa del suolo per gli aspetti di pianificazione, devono o dovrebbero fare anche con maggiore efficienza. Una buona parte del mondo politico di destra e di sinistra, non voleva passare attraverso una riforma necessaria del settore in cui inserire anche un riordino politico-amministrativo dell’Ente consorzio in modo da poter acquisire maggiore efficienza e razionalizzare le risorse, ma fare direttamente una controriforma a colpi di forbice.

Queste posizioni però non si sono sentite al convegno “La bonifica idraulica in Toscana: idee e prospettive” organizzato da Urbat (Unione regionale per le bonifiche e l’irrigazione). Anzi, tutti i politici intervenuti, a partire dall’assessore regionale alla difesa del suolo e servizio idrico Marco Betti, hanno sottolineato l’importanza dell’operato dei consorzi come enti che presidiano il territorio e della loro utilità per la sicurezza stessa dei cittadini. Ma il dibattito si è incentrato quasi completamente sui costi di questi enti, sulle modalità di votazione delle rappresentanze, sul rapporto difficile con i cittadini (che comunque mediamente nell’85% dei casi pagano il tributo) e sul riordino dei consorzi che di qui a breve deve prendere forma per mano del legislatore regionale, dopo l’accordo Stato-regioni dello scorso 18 settembre.

Tale accordo ribadisce come i consorzi siano strumento legato al territorio e dotato di proprie risorse economiche e di autogoverno. Urbat ha inviato tra l’altro una lettera aperta alla regione come ha informato il presidente Angelini, in cui oltre a ribadire le funzioni dei consorzi, si indicano alcune strade per la riduzione delle spese (fino al 50% del costo degli organi amministrativi) da poter reinvestire sul territorio. Urbat ha auspicato che i consorzi attuali possano essere riconfermati, ma qualora vi fosse necessità di fusione e accorpamenti, ribadisce la necessità di tener conto del bacino idrografico e delle criticità presenti nel comprensorio di bonifica. Sottoscriviamo questo criterio base per la tutela ambientale del territorio, auspicando che dopo la razionalizzazione di spesa e quella amministrativa, presto si possa entrare nel merito dell’operato di questi enti inserendo per la loro valutazione, criteri ed indicatori di efficienza anche ambientale, necessari per enti che devono operare nell’interesse generale.

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