[07/10/2008] Parchi

Il vero prezzo economico di ambiente e biodiversità

BARCELLONA. Il crollo delle borse e la crisi economica ed energetica mondiale hanno portato nuovamente in evidenza il ruolo dello Stato, del settore pubblico e di quello privato nella protezione dell´ambiente e della biodiversità.
Se per i giovani di Confindustria ed il governo italiano l´ambiente è (ri)diventato un orpello trascurabile, quasi si trattasse di smettere di curare un giardino di cactus esotici e passare a cose più importanti (ogni riferimento a villa Certosa è puramente casuale!), è sempre più evidente che la crisi economica si accompagna ad una crisi della biodiversità e degli ecosistemi che la crescita tumultuosa e non guidata di questi anni di turbocapitalismo ha pesantemente intaccato, erodendo la base stessa di tutte le economie, ed il vero fondamento da cui dipende, in ultima analisi, la sopravvivenza delle stesse imprese.

L´ingordigia, la bulimia di un mercato fondato sulla speculazione e disinteressato ala finitezza delle risorse, il capitalismo finanziario del tutto e subito, mostra oggi tutta la sua repentina debolezza ma riesce ancora a nascondere responsabilità e complicità che però hanno lasciato pesanti tracce sul pianeta e sugli esseri viventi che lo popolano.

Nel bel mezzo di una uragano economico che rischia di diventare sociale e ripercuotersi, ribaltando le già neglette priorità ambientali, sulla matrice vivente del pianeta, l´Iucn ha organizzato a Barcellona un evento speciale per discutere del valore della biodiversità e degli ecosistemi per l´economia, i mercati e le imprese.

All´incontro hanno partecipato Tom Albanese, direttore esecutivo del gigante minerario Rio Tinto, Jochen Flasbarth, del ministero dell´ambiente della Germania, e Georgina Mace, professore di scienze della conservazione all´mperial college di Londra.

Lo studio globale "The economics of ecosystems and biodiversity" (Teeb) fornisce prove evidenti che la perdita della biodiversità ed il degrasdo degli ecosistemi hanno fortissimi impatti sull´economia ed il benessere umano. Il Teeb evidenzia il rapporto strettissimo tra perdita di biodiversità e povertà, così come le questioni etiche relative ai rischi ed alle incertezze ambientali e sul modo di valutarne costi e benefici futuri. Lo studio presenta anche esempi recenti di politiche economiche che tentano di mettere insieme conservazione della biodiversità e crescita economica.

Pavan Sukhdev (nella foto), a capo del Teeb study, ha spiegato che «La questione chiave che emerge dal rapporto è quella della seconda fase, come impostare le misure in atto che consentano all´economia globale di iniziare a rendersi conto dei costi della perdita della biodiversità, ma anche dei benefici che la natura offre. I nostri calcoli del progresso economico devono essere aggiornati per riflettere il ruolo dell´uomo e del capitale naturale nello sviluppo sostenibile, e per fare in modo che i costi ed i benefici della conservazione della natura siano più equamente distribuiti».

La sfida di "The Economics of Ecosystems and Biodiversity" non è solo quella di "pesare" il valore della biodiversità, ma di presentare questo valore in maniera che sia utile per i politici che devono prendere decisioni sull´utilizzo delle risorse naturali, per le imprese che vogliono conoscere la loro impronta sugli ecosistemi e per i consumatori per comprendere il loro impatto il loro impatto sulle risorse naturali.

Dopo il rapporto Stern, che metteva in evidenza gli enormi costi della non azione per contrastare il cambiamento climatico e la crisi ecologica del pianeta, politici ed imprenditori fecero a gara a dire che l´ambiente era una cosa troppo importante per lasciarla in mano ai "verdi". Di fatto la crisi economica rischia di non lascialo in mano a nessuno.

Vengono in mente le parole dette un paio di settimane fa a Tierramerica da Douglas Tompkins, un ex grande imprenditore tessile americano che ha investito tutti i suoi guadagni in progetti di conservazione della natura: «Dobbiamo avere uno sviluppo giudizioso di attività compatibili con il modo in cui gli ecosistemi funzionano e sono capaci di mantenere una biodiversità sana e vigorosa. E´ molto chiaro per la scienza, però non per i nostri politici e imprenditori, che se si lascia via libera tenteranno di estrarre l´ultima goccia di fertilità dai nostri suoli per guadagnare l´ultimo dollaro o pesos sovrasfruttando la natura».

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