[08/10/2008] Comunicati

Crisi, ora la Banca mondiale parla come Willy Brandt (finalmente!)

LIVORNO. L´intervento del presidente della Banca mondiale, Robert B. Zoellick, al Peterson institute for international economics è importante perchè arriva alla vigilia dell´assemblea annuale e del Consiglio dei governatori della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale (Fmi) che si terrà a Washington il 13 ottobre. Un intervento per molti versi sorprendente e innovativo e che, riprendendo il titolo dell´ultimo libro di Dario Fo si potrebbe definire "L´apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe".

Zoellick è partito dal fatto che «Di fronte alla crisi planetaria attuale, occorre ripensare la maniera con cui il mondo si sforza di risolvere i suoi problemi economici, soprattutto transformando la struttura del Gruppo dei 7 per formare un gruppo di coordinamento che dia la maniera di agire alle economie che crescono fortemente. Il G7 non funziona. Abbiamo bisogno di un gruppo meglio adattato ad un´era nuova. Nei settori della cooperazione finanziaria ed economica, dovremo prevedere la creazione di un gruppo di coordinamento che riunisca il Sudafrica, l´Arabia Saudita, il Brasile, la Cina, l´India, il Messico, la Russia ed i Paesi attualmente membri del G7».

Il presidente della Banca mondiale dà quindi per esaurito il ruolo del G8 (che chiama G7, evidentemente escludendo la Russia) e accoglie l´idea di un nuovo organismo più ampio e rappresentativo, ma nel quale piccoli Paesi come l´Italia avranno un ruolo sempre più marginale.

Zoellick affronta anche il tema del ruolo che dovranno affrontare i declinanti padroni del mondo: il nuovo presidente Usa non dovrà limitarsi «a condurre la battaglia della stabilizzazione finanziaria» ma occorrerà che faccia fronte «alle conseguenze economiche della crisi. Il prossimo inquilino della Casa bianca, chiunque sia, dovrà collaborare con gli altri alla modernizzazione del sistema multilaterale perchè è importante che la responsabilità del mantenimento della buona salute e del funzionamento efficace della nuova economia mondiale siano più largamente condivise».

Quale sia il modello che ha in testa Zoellick lo ha spiegato abbastanza chiaramente: «Questo gruppo di coordinamento non sarà semplicemente un nuovo gruppo nel quale il numero dei membri sarà definitivamente fissato a 14 e che dovrà rimpiazzare il G-7, perchè questo sarebbe come creare un nuovo modo per ricostruire il vecchio. Questo Gruppo di coordinamento evolverà in funzione delle circostanze ed accoglierà le nuove potenze, offrendo una struttura che si presti ad interazioni frequenti e di rete. Ci occorre un facebook per la diplomazia multilaterale in campo economico».

Qiundi: certificazione di morte per le pulsioni imperiali e certificato di nascita di un mondo multipolare e "liquido", anche economicamente. La Banca mondiale prende così atto del terremoto finanziario-politico-ambientale e si riposiziona verso una via d´uscita nuova e tutta da costruire.

Per Zoellick «Gli eventi del mese di settembre potrebbero completamente cambiare i dati per numerosi Paesi in via di sviluppo. Una caduta delle esportazioni così come delle entrate di capitali provocherà un indebolimento degli investimenti. Il rallentamento della crescita ed il degrado delle condizioni finanziarie, insieme ad una redstrizione monetaria, provocheranno il fallimento di imprese e creeranno, probabilmente, delle situazioni di urgenza nel settore bancario. Per alcuni Paesi, queste frenate saranno l´annuncio della crisi della bilancia dei pagamenti. Come accade sempre, sono i più poveri che sono meno in grado di difendersi»

Parole che evidenziano la necessità di un nuovo approccio davanti ad una situazione gravissima e per molti versi inedita e che risultano ancora più preoccuopanti perchè dette non da un giovane no-global, ma da un vecchio e scaltro diplomatico, un alto responsabile dei negoziati commerciali globali e un eminente finanziere, che oggi di fronte al crollo delle certezze liberiste dice che per salvarsi è «importante ridefinire il multilateralismo economico al di là del quadro tradizionale della finanza e del commercio. L´energia, i cambiamenti climatici e la stabilizzazione di Stati fragili e usciti da una guerra sono anche problemi economici che non devono essere trattati unicamente nel quadro del dialogo sulla sicurezza internazionale e dell´ambiente».

Sembra quasi di sentir parlare dei redivivi Willy Brandt, Olaf Palme ed Enrico Berlinguer.

Secondo Zoellick, «Il nuovo multilateralismo dovrà affidarsi tanto ai valori dello sviluppo mondiale che alla finanza internazionale, senza questo l´instabilità continuerà a regnare nel mondo. I meccanismi di aiuto non sono sufficientemente efficaci e devono permettere di venire in aiuto molto più rapidamente ed efficacemente ai più vulnerabili in tempo di crisi. Una riforna del Gruppo della Banca mondiale è largamente necessaria».

Per Zoellick li negoziato di Doha sul commercio mondiale «è fallito» e gli Stati devono quindi prendere in considerazione l´aiuto alla facilitazione del commercio: «Le possibilità di riduzione del costo degli scambi vanno ben al di là di quel che può essere fatto a livello dei diritti o delle barriere commerciali».

Senza appello il giudizio sui mercati energetici mondiali: «sono in uno stato pietoso», per questo i Paesi produttori e consumatori di energia dovrebbero realizzare un «mercato mondiale» e le due parti «dovrebbero comunicarsi i piani che hanno stabilito in vista di un accrescimento degli approvvigionamenti; di sbloccare i guadagni dell´efficienza e della riduzione della domanda; di facilitare l´approvvigionamento energetico dei poveri; di analizzare le implicazioni che riguardano la peroduzione di carbonio e il cambiamentio climatico. I Paesi poveri potrebbero avere collettivamente un interesse a gestire una "forchetta" di prezzi che concili gli interessi di tutti, durante il periodo di transizione verso strategie di crescita a più debole intensità di carbonio, un portafoglio di approvvigionamento più diversificato ed una sicurezza internazionale rafforzata»

Zoellick ha reso noto che la Banca mondiale ha iniziato ad elaborare un´iniziativa destinata a mettere l´energia al servizio dei poveri per aiutare i Paesi più sfavoriti a soddisfare i bisogni energetici in maniera efficace e sostenibile.

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