[08/10/2008] Comunicati

Istat: nel 2007 il 2,2% del pil se n´è andato in acqua, rifiuti e fognature

LIVORNO. L’Istat ha pubblicato oggi la nuova serie storica, aggiornata al 2007, riguardo alla spesa nazionale per la gestione dei rifiuti, delle acque reflue e delle risorse idriche. La serie è calcolata seguendo lo schema dei conti ambientali del sistema Seriee (Système européen de rassemblement de l’information economique sur l’environnement). Un sistema, sviluppato in sede Eurostat, che descrive le risorse economiche utilizzate per proteggere l’ambiente da fenomeni di inquinamento (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo, ecc.) e di degrado (perdita di biodiversità, erosione del suolo, salinizzazione, ecc.), nonché le spese sostenute per usare e gestire secondo criteri di sostenibilità le risorse naturali (acque interne, risorse energetiche, risorse forestali, fauna e flora selvatiche, ecc.).

Si tratta, dicono all’Istat, di un quadro articolato di informazioni, coerenti con le linee guida adottate dagli organismi internazionali per lo sviluppo di un sistema di contabilità integrata ambientale ed economica, attraverso le quali è possibile analizzare le principali fasi del circuito della spesa ambientale, quali ad esempio, la produzione e la domanda dei diversi servizi ambientali, gli investimenti per la loro realizzazione, i trasferimenti attraverso i quali alcuni soggetti dell’economia finanziano le spese ambientali di altri soggetti, ecc..

Il principale aggregato che quantifica le risorse economiche dedicate alla protezione dell’ambiente e alla gestione delle risorse naturali è rappresentato, in questo sistema, dalla spesa nazionale comprensiva dei consumi intermedi e finali dei servizi ambientali, ovvero gestione dei rifiuti, delle acque reflue e delle risorse idriche, e dagli investimenti realizzati dai produttori dei servizi stessi.

Dal rapporto così confezionato emerge che nel 2007 la spesa nazionale per i tre servizi, in termini assoluti, ammonta a 34.278 milioni di euro (circa il 2,2% del Pil). Il contributo più elevato proviene dal servizio di gestione dei rifiuti, la cui spesa è pari a 21.020 milioni di euro (1,4 % del Pil). Assai più bassa la spesa nazionale per la gestione delle acque reflue che ammonta a 3.925 milioni di euro ( 0,3% del Pil), mentre quella per la gestione e distribuzione delle risorse idriche con 9.333 milioni di euro, raddoppia (0,6% del Pil).

Una spesa che ha conosciuto nel decennio osservato (1997 - 2007) un forte incremento pari (a prezzi correnti) al 73% %, che interessa tutti e tre i settori ambientali, sebbene con diversa intensità. La spesa per la gestione dei rifiuti cresce del 91%, (aumentando del 30% la sua incidenza sul pil), mentre le spese per acque reflue e risorse idriche crescono rispettivamente del 53% e del 49%, mantenendo in entrambi i casi un rapporto con il Pil sostanzialmente stabile.

In tutti e tre i settori ambientali, la componente principale della spesa nazionale è rappresentata dai consumi, ossia dalle spese per la fruizione dei servizi da parte delle varie tipologie di utenze (civili, domestiche e produttive, pubbliche e private); bassa invece la componente degli investimenti, ovvero la parte finalizzata alla sostituzione del capitale produttivo o al suo ampliamento ai fini del potenziamento quantitativo o qualitativo del servizio, che assorbe la quota minore della spesa nazionale (meno del 14%).

Nella gestione dei rifiuti e delle acque reflue sono i consumi intermedi delle imprese a costituire la quota maggiore della spesa nazionale, mentre nella gestione delle risorse idriche la gran parte è rappresentata dai consumi finali e tra questi i consumi delle famiglie hanno un peso preponderante rispetto alla pubblica amministrazione.

Ancora bassa l’incidenza del valore produttivo di questi tre servizi ambientali, inferiore complessivamente all’1% del pil (nonostante l’aumento degli investimenti di un + 58%) con una quota pari allo 0,6 % per la produzione dei servizi di gestione dei rifiuti, e rispettivamente dello 0,1% e 0,2% per quelli delle acque reflue e delle risorse idriche. Anche se considerando il decennio di riferimento, si scopre che c’è stato un aumento del valore della produzione di tutti i servizi considerati, sia pure con dinamiche differenti: +87% nella gestione dei rifiuti, +58% nelle acque reflue e +50% nella gestione delle risorse idriche.

L’attività di produzione di servizi ambientali risulta- strano a dirsi- svolta prevalentemente da produttori privati rispetto a quelli pubblici: «presenza- si legge nel rapporto- che si è andata consolidando nell’arco temporale di riferimento, mettendo in luce l’esistenza di quei fenomeni di progressiva privatizzazione e di crescente interesse del settore privato nel campo delle attività produttive connesse alla tutela dell’ambiente».

Nel 2007 nei settori della gestione dei rifiuti, delle acque reflue e delle risorse idriche, la produzione privata rappresenta rispettivamente il 69%, il 69% e l’89% della produzione totale degli specializzati (nel 1997 tali percentuali erano rispettivamente al 55%, 50% e 79%).

Occorre tenere presente però, che nel rapporto i produttori specializzati privati includono le imprese che erogano servizi ambientali di pubblica utilità in totale o parziale affidamento da parte della PA , oltre a quelli che svolgono attività specialistiche per conto terzi, ad esempio nel campo dello smaltimento di particolari tipologie di rifiuti industriali.

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