[09/10/2008] Comunicati

Subprime Development: la madre di tutti i crack

WASHINGTON. Tutti gli occhi sono puntati su Wall Street dove si sta concludendo un´altra settimana sulle montagne russe del tumulto finanziario. Le cose possono peggiorare? In realtà, sì. Il degrado cronico del sistema di supporto della vita del nostro pianeta è prodotto da quella che potrebbe essere definita la crisi del "subprime development". Le sue conseguenze, che sono meno pubblicizzate, possono in ultima analisi essere di gran lunga superiori a quelle delle attuali turbolenze di mercato.

Il mese scorso, gli incontri tra i leader mondiali all´Assemblea dell´Onu per discutere i progressi nell´eliminazione della povertà hanno fornito una tempestiva opportunità per affrontare e trarre un insegnamento dalle sorprendenti analogie tra la crisi economica globale e quella ecologica.

Entrambe le crisi sono l´effetto di una mentalità di profitto a breve termine: benefici ottenuti oggi a spese delle generazioni future. Sono il risultato di un sistema di valori che ci incoraggia a vivere al di sopra dei nostri mezzi. Entrambe sono il risultato di una cattiva gestione delle attività, in parte dovuta al disallineamento degli incentivi economici e finanziari ed alla mancanza di informazioni utili a mettere in relazione le azioni di pochi con i risultati potenzialmente nocivi per i molti. I subprime delle ipoteche sono stati il primo colpevole della crisi finanziaria. Il colpevole del degrado globale dei servizi ambientali di base è il subprime development, uno sviluppo che compromette la capacità della natura di continuare a fornire beni e servizi essenziali.

Tutti noi, e soprattutto i poveri, dipendiamo dalle risorse della natura, per l´acqua dolce ed il cibo, riparo e materiali da costruzione, impollinazione e medicine. Eppure, non meno dei due terzi dei beni e servizi dell´ecosistema globale sono stati degradati dalla pesante impronta dell´umanità.

Dighe per aumentare i servizi idrici delle città ed irrigare le coltivazioni sono state costruite a spese della capacità dei fiumi di sostenere la pesca e le zone umide che provvedono a filtrare l´acqua ed al controllo degli alimenti. L´espansione dell´agricoltura per aumentare i prodotti alimentari e la produzione dei bio-carburanti spesso contribuisce alla deforestazione, all´erosione del suolo ed alla creazione di "acquatic dead zone" delle dimensioni del New Jersy.

Due esempi specifici: L´Amazzonia brasiliana è stata ancora una volta una "blue chip stock", fornendo generosi guadagni ai cittadini-azionisti di tutto il mondo: continuo riciclaggio dell´anidride carbonica in ossigeno, pulizia dell´aria e regolazione regionale e globale del clima. Un quinto di questo grande patrimonio è andato perduto a causa di taglialegna, allevatori ed agricoltori.

Allo stesso modo, le paludi costiere, che una volta fornivano la protezione assicurativa dalle tempeste per il sud-est della Louisiana, agiscono come un naturale "speed bump". Quando l´uragano Katrina ha colpito la Gulf Coast nel 2005, la polizza di assicurazione non ha funzionato, ed è collassata precipitosamente proprio come l´Aig (American international group, ndr) e con molte più conseguenze umane. Il primo contributo alla dimensione della catastrofe è stato dato dalla perdita fino a 40 miglia quadrate di zone umide all´anno negli ultimi decenni.

Il costo del collasso dei crediti ipotecari e il salvataggio del crollo di Wall Street cadranno in primo luogo sulle spalle dei contribuenti. Facendo un parallelo ecologico, i poveri sono spesso i più colpiti.
Dei due miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno, tre quarti vivono in comunità rurali che dipendono dagli ecosistemi naturali per il sostentamento e la vita. Se persiste il subprime development, lo pagheranno caro: in primo luogo con i loro mezzi di sussistenza, e poi con la loro vita.

Abbiamo a disposizione le opzioni per ridurre il degrado ecologico. Una recente valutazione, per esempio, dimostra il potenziale delle quote di cattura trasferibili per evitare il collasso della pesca. Abbiamo già tutte le tecnologie di cui c´è bisogno per affrontare il cambiamento climatico globale, che sta esacerbando il degrado degli ecosistemi in molte parti del mondo. Abbiamo semplicemente bisogno di implementare queste tecnologie a livello generale, e con la stessa urgenza posta nei risolvere la crisi finanziaria mondiale.

Il Il pacchetto di salvataggio richiederà un approccio unitario che comprende la gestione integrata dei rischi, le sovvenzioni a il sostegno al ripristino ecologico, un maggiore uso dei market-based approaches, l´applicazione di nuove tecnologie e nuovi modi per integrare i rischi per gli ecosistemi, e quelli che dipendono da loro, nelle decisioni di ogni tipo, non solo in quelle adottate dalle agenzie ambientali.

Come a Wall Street, per la riforma saranno necessari un mare di cambiamenti negli atteggiamenti, nelle politiche, nelle istituzioni e nei comportamenti. Il tempo sta finendo. Nessun provvedimento governativo a tempo o "golden parachute" può garantire la natura.

*vice presidente per la scienza e la ricerca del World resources institute (Nella foto)

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