[09/10/2008] Parchi

Messico: «No al turismo depredador» del grande sviluppo immobiliare

LIVORNO. Greenpeace México ha lanciato una vera e propria offensiva contro il governo centrale sotto lo slogan "No al turismo depredador". Le avvisaglie si erano avute il 29 settembre scorso con la clamorosa protesta di una giovane attivista in bikini che ha fatto irruzione all´inaugurazione dell´Expo Mexicana de Inversión Inmobiliaria y Turística, spogliandosi e inalberando uno striscione proprio sotto il naso del presidente messicano Felipe Calderón e diversi ministri e molti grandi imprenditori turistici, «con il proposito di segnalare che il turismo in Messico sta depredando l´ambiente - spiegano gli ambientalisti - perché il governo federale , attraverso la Secretaría de turismo (Sectur), è carente di una visione sostenibile per sviluppare il settore senza devastare gli ecosistemi e il patrimonio naturale delle comunità costiere».

Eppure il Messico è uno dei Paesi più esposti al cambiamento climatico: risente già gli effetti di uragani più frequenti e violenti, le conseguenze economiche ed ambientali di piogge torrenziali, inondazioni ed erosione costiera. Il turismo rappresenta per il Messico la terza fonte di entrate e quasi l´8% del Prodotto interno lordo, e il turismo "sol y playa" è quello con la maggiore domanda. Dopo Città del Messico, le destinazioni turistiche più frequentate sono: Cancún, Los Cabos, Puerto Vallarta, Acapulco, Mérida, Mazatlán, Cozumel, Ixtapa e Tijuana.

Per Greenpeace «La relazione tra effetti del cambiamento climatico e turismo mondiale non è presa in considerazione dalle politiche pubbliche. Il Messico non fa eccezione e non ci sono indizi che il governo federale stia preparando azioni di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico nell´industria turistica». Gli ambientalisti accusano il governo di destra messicano di ignorare completamente le indicazioni dell´Organizzazione mondiale del turismo (Unwto).

L´obiettivo 12 del "Plan Nacional de Desarrollo" dice che si vuole «fare del Messico un Paese leader dell´attività turistica, con la diversificazione del suoi mercati, prodotti e destinazioni, così come con l´aumento della competitività delle imprese del settore, in modo che forniscano un servizio di qualità internazionale». Il Piano punta ad aumentare del 35% il numero dei turisti internazionali entro il 2012, mentre l´obiettivo da raggiungere con la "Visión 2030" è «che 46 milioni di turisti internazionali ci visitino ogni anno e che questo generi entrate per 39 miliardi di dollari all´anno». Questo vorrebbe dire praticamente il raddoppio dei 21,4 milioni di turisti stranieri che attualmente arrivano in Messico ogni anno.

Secondo Greenpeace, se non si metteranno limiti precisi le cose si metteranno molto male: «tanto il Plan Nacional de Desarrollo che la Visión 2030 considerano il cambiamento climatico e lo sviluppo come due fenomeni staccati, però, in realtà, le mete stabilite dal governo federale non verranno raggiunte se non si applicano interventi urgenti di mitigazione. Ma tuttavia, se non si prende in considerazione il cambiamento climatico, è facile prevedere un´industria turistica incamminata verso il collasso. Sono irrefutabili le prove della mala pianificazione e della mancanza di visione con le quali il governo federale ha promosso il settore turistico: da un lato, il settore non applica criteri di sostenibilità e si dedica a cancellare le coste messicane ed a promuovere mega-sviluppi immobiliari e turistici senza tener di conto delle caratteristiche e delle vulnerabilità delle regioni, dall´altro lato, la Secretaría de Medio Ambiente y Recursos Naturales (Semarnat) approva progetti a destra e a manca fregandosene del danno che possono provocare».

Greenpeace fa l´esempio di quanto sta succedendo nel nord-est del Messico, dove esiste una scarsità di risorse naturali come l´acqua, ma nonostante questo, nel Golfo di California non è stato fatto nessuno studio di impatto ambientale e sociale per progetti immobiliari giganteschi, saldamente in mano ad interessi privati, che cercano solo un guadagno immediato senza nessuna preoccupazione per il futuro della regione.
Persino la Auditoría Superior de la Federación ha rimproverato il settore turistico per la mancanza di sostenibilità ambientale.

Alejandro Olivera, coordinatore della campagna océanos y costas di Greenpeace México, sottolinea che «E´ chiaro che il governo federale mantiene una politica di indebolimento sistematico delle leggi ambientali per attrarre più investimenti, più turisti, costi quel che costi, per il beneficio di pochi e a detrimento dell´ambiente e della società insieme. Questo modello di sviluppo turistico produce ogni giorno più conseguenze per la società e più distruzione negli ecosistemi, per questo lanciamo un appello urgente a cambiare i paradigma in base ai quali si sviluppa questa attività. Non ci sono dubbi che la sostenibilità e lo sviluppo immobiliare sono completamente separati in Messico. E´ urgente porre uno stop al turismo depredatore e cercare un turismo sostenibile che non si sviluppi a danno delle risorse naturali e che invece rispetti la vocazione di ogni regione generando benefici per le comunità»

Quello che emerge in Messico è un fenomeno di cementificazione e banalizzazione del paesaggio già sperimentato a caro prezzo in Paesi a turismo "maturo" (e in crisi) come l´Italia: un turismo non pianificato, con obiettivi a breve termine e che Messico punta soprattutto ad attrarre investimenti stranieri. «Con un turismo di massa che cresce ad un ritmo così accelerato - dice Olivera - la depredazione del capitale naturale degli ecosistemi va a diminuire il valore delle zone, e perciò la ricchezza e il benessere delle comunità».

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