[10/10/2008] Rifiuti

La confusione e le incongruenze del codice ambientale

LIVORNO. Il testo unico ambientale (Dlgs 152/06) è stato redatto con l’intenzione di ordinare e chiarire la normativa ambientale al fine della sua applicazione. Anche le modifiche del Dlgs 4/08 sono state apportate per il medesimo motivo così come quelle che avverranno nel futuro. Ma l’obiettivo (almeno per ora) sembra essere disatteso, perché le operazioni passate hanno creato ancora più confusione rendendo difficile l’applicazione.

Il tentativo di riordino della legislazione ambientale continua, ma nel frattempo quello che deve essere applicato è il decreto legge 152/06 (testo unico ambientale) – approvato a fine mandato del precedente governo Berlusconi - così come modificato dall’ultimo intervento del gennaio 2008 del governo Prodi.

Nell’ultimo consiglio dei ministri prima della pausa estiva invece, è stato approvato il disegno di legge delega al governo (che ora deve passare dal Parlamento) per rimettere mano al testo unico ambientale. Una legge delega che – si dice - ha fra i suoi obiettivi quello di razionalizzare e semplificare la normativa ambientale rendendola più coerente per assicurare maggior certezza del diritto. Oltre – si spera – quello di adeguarsi alla direttiva europea sui rifiuti, che pur non essendo ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea, è stata approvata in seconda lettura dal Parlamento europeo il 17 giugno 2008. Ai sensi della quale, fra l’altro, è stato istituito un elenco minimo di reati ambientali da considerarsi rilevanti negli Stati Ue.

Un intento condivisibile anche se appare un po’ “buffo” pensare, in Italia, di inasprire le pene nel settore ambientale quando non c’è certezza nel diritto in materia.

Intanto comunque la disciplina applicabile è quella contenuta nel decreto 152 (diviso in sei parti dedicate alla Via, Aia, Vas, all’acqua, al suolo, all’aria, ai rifiuti, alla bonifica dei siti inquinati, al risarcimento dei danni ambientali) così come modificato, che non manca di incongruenze e contraddizioni lessicali e concettuali.

Ad esempio il testo unico ambientale nella parte in cui disciplina gli scarichi in fognatura prevede il divieto dello smaltimento dei rifiuti in fognatura anche se triturati. Ma lo ammette previo trattamento e autorizzazione. Per poi vietare lo smaltimento a prescindere dalle condizioni.

Che dire poi delle varie assimmetrie lessicali in materia di consorzi dove soggetti grammaticali singolari hanno un verbo al plurale e dove per un unico ente appaiono più consigli di amministrazione (articolo 233).

Oppure per quanto riguarda i rifiuti assimilabili agli urbani: lo stato mantiene la competenza nella determinazione puntuale dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani (articolo 195 secondo comma lettera e, primo capoverso) e dall’altra prevede il divieto di assimiliazione per i rifiuti derivanti da determinate superfici: le aree produttive e oltre determinate dimensioni in riferimento alla densità abitativa, le strutture di vendita ed ha stabilito che tali aree non sono assoggettabili al prelievo comunale. Ma siccome il decreto non è stato emanato alcuni si interrogano sulla validità e vigenza del divieto previsto dal terzo capoverso dell’articolo 195 secondo comma lettera e.

Anche per gli esperti in materia e non solo per un non addetto ai lavori, il testo unico (che di per sé dovrebbe avere la funzione di facilitare non solo la lettura, ma anche l’applicazione delle norme contenute perché dovrebbe racchiudere in un unico testo la normativa in materia ambientale) è di difficile comprensione, visti i continui rimandi alle stesse disposizioni del testo unico e anche ad altre leggi di cui potremmo ignorare l’esistenza o il contenuto (anche se lo stesso ordinamento giuridico non ammette “l’ignoranza della legge”: il non conoscerla non scusa colui che non l’ha applicata). Per non parlare poi dei rimandi ai numerosi decreti attuativi molti dei quali non sono stati emanati e chi sa se lo saranno visti i prossimi interventi di revisione al testo unico.

Sicuramente un intervento sul versante della chiarezza normativa è necessario.

Fra l’altro il disegno di legge della finanziaria 2008 contiene un intero articolo (il 25 bis) completamente dedicato alla semplificazione della produzione normativa. Chiarezza, comprensibilità (e non più rimandi a altre leggi o disposizioni) e immediatezza della lettura dovrebbero essere le parole d’ordine.

Dunque adesso non resta che aspettare augurandosi che questa nuova revisione riesca a rispondere all’obiettivo per cui nasce un testo unico.

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