[03/12/2008] Energia

Retromarcia su incentivi per risparmio energetico: per le imprese non cambia nulla

ROMA. Secondo Legambiente «Se il Parlamento toglierà la retroattività dalla norma che introduce modifiche al bonus fiscale del 55% sugli interventi di risparmio energetico, i consumatori che hanno investito in tecnologie pulite vedranno rispettati i loro diritti ma nulla cambia per le imprese del settore e per la lotta ai cambiamenti climatici».

Insomma, il futuro rimane scuro per le aziende del settore delle energie rinnovabili. Infatti, solo per il 2008 si aspettano circa 130mila richieste di detrazione, pari ad altrettanti interventi mirati a ridurre gli sprechi e la nostra dipendenza dalle fonti fossili. «Cancellando gli incentivi - spiega Legambiente - scompariranno anche per le casse pubbliche gli introiti delle tasse che si sono generati nei due anni di incentivo».

Per Edoardo Zanchini, responsabile energia del Cigno verde «Con questa norma si condanna concretamente tutto quel settore dell´industria più innovativa, capace di garantire occupazione e sviluppo rappresentato dalle aziende delle rinnovabili. Ma non solo. Come potremo affrontare la sfida dei cambiamenti climatici e raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti se smantelliamo quel poco di normativa esistente a sostegno delle fonti pulite e dell´efficienza?. Altro che il Bancomat citato da Tremonti questo provvedimento è stato solo positivo per il bilancio dello Stato. Ed è assurdo che mentre Francia, Germania e Spagna continuano ad investire in questo settore per rilanciare l´economia e contemporaneamente ridurre le emissioni di gas serra, il governo italiano insista nella sua battaglia solitaria contro l´innovazione e l´ambiente, relegandoci in una odiosa posizione di retroguardia».

Legambiente quindi non molla e continua ad annunciare battaglia, insieme ai cittadini e alle associazioni delle rinnovabili contro le modifiche al bonus fiscale del 55% approvate dal governo.

Anche Assolterm commenta la notizia spiegando che “considera il ripensamento del Governo sulla retroattività dei tagli alle detrazioni fiscali del 55% previsti dal decreto anti-crisi, un inizio per avviare un dialogo sereno e costruttivo tra parti interessate e il Governo”. Ma rimane “però fermamente convinta che l´articolo 29 vada completamente rivisto sia per quanto riguarda i tetti annuali previsti che riteniamo del tutto inadeguati (si pensi che il fondo disponibile per il 2008 non basta nemmeno per tutte le domande di detrazione fatte nel solo Alto Adige), sia per quanto riguarda l´irrigidimento e l´appesantimento dell´iter burocratico che prevede addirittura il "silenzio-rifiuto" entro 30 giorni, senza collegarlo al reale esaurimento dei fondi”.

Prendendo atto dell’emendamento presentato dal Ministero dell’Ambiente che propone la cancellazione della norma contenuta del decreto ´´anticrisi´´, con la quale si voleva modificare la detraibilità fiscale degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, il Wwf chiede che ancora prima della conversione in legge, sia al più presto congelata, con dichiarazioni univoche e chiare, la norma attualmente vigente del decreto legge anticrisi che le ha praticamente cancellate, introducendo una procedura bizantina.

A fianco del Wwf Italia in questo importante appello si sono schierati i partner della campagna Generazione Clima: Cna, Cremonesi Consulenze, Domotecnica, EscoItalia, Unai, Anaci, Andil.

Aspettiamo di conoscere la modifica proposta dal Governo – dice sempre il Wwf - ma il decreto sta rischiando di obbligare a novembre decine di migliaia di famiglie, ma anche scuole, università a sprecare più soldi ed energia, con ricadute gravi sull’economia e sull’ambiente.

Attualmente il provvedimento rende impraticabile la detrazione di imposta lorda del 55% per le spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici privati. Secondo il testo vigente non basterà la documentazione nella denuncia dei redditi, come stabilisce la Legge Finanziaria 2007, ma i cittadini e gli istituti scolastici ed universitari dovranno presentare un’istanza alle Agenzia delle entrate che potrà respingere la domanda anche solo non dando risposta entro il termine di 30 giorni. I fondi stanziati dal Governo per ora sono limitati – aggiunge l’associazione ambientalista - e ci si augura che con la cancellazione della norma anti-clima ci sia l’occasione si aumentino le risorse economiche stanziate per lo sviluppo dell’efficienza energetica invece che diminuirle, nell’interesse del paese e dei singoli cittadini a consumare di meno.


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