[05/12/2008] Rifiuti

Legambiente Nazionale ancora sui rifiuti di Bagnoli a Piombino

ROMA. Di certo non si potrà dire che Legambiente, a tutti i livelli, non sia stata chiara fin dall’inizio della vicenda legata al trasferimento dei rifiuti da Bagnoli a Piombino: una operazione cervellotica, dissipatrice di fondi pubblici, appena corretta per mano della regione almeno nella sua dimensione ignorante i gravi problemi locali legati ad una produzione locale di rifiuti che basterebbe a riempire le vasche di dieci porti oltre che di quello di Piombino. Tale operazione, avallata trasversalmente da tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra (basti leggere le firme in calce alla delibera regionale), con poche encomiabili eccezioni, ma solo locali, non si presta effettivamente ad alcuna speculazione politico-partitica.

Si presta però ad una riflessione allarmante sullo stato della credibilità delle istituzioni, e dunque sulla loro capacità di garantire ciò che dicono e ciò che scrivono: questo è il punto!

Dopo quasi due anni di discussioni attorno alla vicenda e di dispute filologiche sui testi degli accordi, si viene a scoprire che i rifiuti sono già venuti da Bagnoli a Piombino, dichiaratamente a prescindere da qualsiasi accordo.

L’assessore regionale Bramerini, di cui non dubitiamo della sincerità, dice di averlo appreso a fatti avvenuti, di avere (lei) “attivato i contatti con il Comune e l’Arpat per acquisire le informazioni necessarie”, si duole che “i soggetti campani” non le abbiano fatto presente prima “correttamente tale esigenza” e ricorda che i poteri di controllo spettano alle province.

Non ci sembra credibile, e infatti non lo facciamo, che possa essere tirata in ballo la correttezza deontologico- professionale di figure istituzionali quali il sindaco di Piombino e il Presidente della Provincia (tutti peraltro dello stesso partito dell’assessore). E a dire il vero, a leggere la stampa locale, se ne ricava l’impressione che anche il Presidente dell’Asiu sembra stato avvisato a cose fatte e sulla base di un interpellanza.

Dunque, al di la di disquisizioni sulla pericolosità o meno sui rifiuti già arrivati (che a Napoli sono descritti dalla stampa come pericolosi e a Piombino come assolutamente innocui) è proprio il fatto, dichiarato, in se, che demolisce la credibilità di poter controllare l’operazione messa in piedi con l’accordo. Altro che garanzie dei Noe, come sbandierato a suo tempo!

Qui, data per certa la sincerità di chi ha parlato, si è di fronte al trasporto di rifiuti speciali (come speciali sono i fanghi di dragaggio, come speciali sono i rifiuti della colmata, come speciali sono quelli sequestrati dalla Finanza alla Lucchini, come speciali sono quelli prodotti da quest’ultima), attraverso camion, per più di 400 Km da Napoli, senza che nessuno ne sapesse nulla. Il tutto in una discarica in esaurimento adiacente ad uno stabilimento che ne ha stoccati a milioni di tonnellate e non si sa dove metterli.

L’assessore regionale ricorda giustamente che “la Toscana porta ogni anno fuori dai propri confini migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e di questo pochi si preoccupano o si indignano”. Per quanto ci riguarda, basta rileggersi i nostri comunicati per verificare che noi siamo esattamente fra quei pochi che, non solo denunciano inascoltati tale problema regionale da più di un decennio, bensì che lo hanno immediatamente evidenziato come paradossale proprio in riferimento alla situazione piombinese.

E’ proprio la disponibilità, non solo regionale ma in loco, di rifiuti riutilizzabili in quantità larghissimamente eccedenti le necessità portuali che ci hanno fatto a suo tempo parlare di incomprensibile sperpero di denaro pubblico. E ora, l’affermazione che il “traffico di rifiuti speciali è regolato dal mercato tra produttori e gestori” riferito ai rifiuti già arrivati a prescindere da qualsiasi accordo, se possibile, aggrava ancora di più la situazione. Infatti, “pubblico” è il produttore (la società Bagnoli Futura) e pubblico è il “gestore” (l’Asiu). Privato è solo il trasportatore.

Che cosa ne dobbiamo dedurre? Che le istituzioni non sono neanche in grado di controllare le loro società?

La cosa ci preoccupa sommamente. Molto di più della natura giuridica o sostanziale dei rifiuti che sono arrivati o che potrebbero arrivare.

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