[09/12/2008] Comunicati

Lo tsunami prossimo venturo...

ROMA. Resta alto il rischio che in Indonesia si scateni un altro terremoto di potenza paragonabile a quello che il 26 dicembre 2004 con una magnitudo compresa tra 9,1 e 9,3 devastò l’isola di Sumatra e provocò uno tsunami che uccise oltre 200.000 persone lungo le coste di quasi tutti i paesi che affacciano sull’Oceano Indiano. Ad affermarlo, con un report pubblicato dalla rivista scientifica Nature, è un team di ricercatori americani e indonesiani guidati da Ozgun Konca e Jean-Philippe Avouac. Il gruppo, avvalendosi delle migliori tecnologie disponibili, ha assunto tutti i dati sismici disponibili, ivi inclusi quelli relativi ai due eventi verificatisi a Sumatra nel 2007, e ha paragonato la situazione attuale con quella di altri due grandi terremoti del passato, che si sono verificati a Sumatra rispettivamente nel 1797 e nel 1833. Con un modello al computer, il gruppo ha concluso che dal 2004 a oggi è stata liberata solo il 25% dell’energia accumulatasi nel sottosuolo di Sumatra dal 1833. Ci sarebbe, dunque, energia sufficiente a scatenare un altro terremoto devastante.

Ovviamente il team non può dire se e quando il nuovo sisma si verificherà. Né se provocherà un nuovo devastante tsunami. Tutti possiamo chiederci, però, se dopo la tragedia del 2004 oggi un nuovo eventuale tsunami scatenato da un sisma catastrofico provocherebbe la medesima tragedia del 26 dicembre di quattro anni fa.

Non è semplice rispondere a questa domanda. Perché sull’Oceano Indiano affaccia una costellazione di paesi e ciascuno procede per ora in maniera indipendente dall’altro. L’Indonesia stessa, per esempio, ha annunciato nei giorni scorsi di aver messo a punto un proprio Tsunami Early Warning System (InaTEWS), un sistema per il pronto allerta capace, in cinque minuti, di verificare se un terremoto sta provocando uno tsunami e di lanciare l’allarme.

Il sistema – costato 130 milioni di dollari e finanziato da Germania, Francia, Cina, Giappone e Stati Uniti - è molto sofisticato e, assicurano le autorità indonesiane, già dal 2011 sarà in grado di funzionare come sistema di allarme regionale, capace di allertare l’intero arco di paesi che affacciano sull’Oceano Indiano. Assolvendo alla medesima funzione che ha il Pacific Tsunami Warning Center nel Pacifico.

L’idea è stata fatta propria da Jan Sopaheluwakan, rappresentante indonesiano presso l’Intergovernmental Oceanographic Commission (IOC) dell’UNESCO, ovvero delle Nazioni Unite. Il quale assicura che nel 2010 due agenzie – quella giapponese per la meteorologia e lo stesso Pacific Tsunami Warning Center – proporranno che InaTEWS venga riconosciuto come il sistema regionale di allerta nell’ambito della Conferenza regionale dell’oceano Indiano che sarà chiamata a decidere.

Ma restano molti problemi da risolvere. In primo luogo quelli politici: ottenere l’adesione di tutti gli stati. Poi quelli tecnici: coordinare i servizi di ciascun paese, addestrare il personale, fare in modo che le informazioni giungono in tempo utile alle persone giuste. Nulla di irrisolvibile. Nel Pacifico è stato fatto. Sarebbe una sciagura se nell’Oceano Indiano l’esperienza non venisse ripetuta.

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