[09/12/2008] Comunicati

Insegnamenti delle crisi e benessere in Toscana

FIRENZE. Toscana Economia del 20/11/08, periodico on line della Regione Toscana, pubblica notizie ISTAT secondo cui la Toscana è l´unica regione italiana in cui le condizioni di vita sono migliorate dal 2006 al 2007. Infatti, rispetto al 2006 l´incidenza di povertà relativa in Toscana è diminuita del 2,8%: dal 6,8% si è passati al 4%. Le famiglie che nel 2007 si trovano tali condizioni a livello nazionale sono l´11,1%, ovvero 2 milioni e 653 mila, nel complesso 7 milioni 542 mila individui (12,8% dell´intera popolazione).

Più volte abbiamo sostenuto che il welfare toscano ha consentito al sistema economico e sociale regionale di resistere meglio nei momenti di crisi nonostante il PIL sia più basso (di poco) della media nazionale. Questo patrimonio di strutture, professionalità, servizi qualificati e solidarietà costituisce un buon strumento anche contro la crisi attuale che attacca gravemente i redditi più bassi e l’occupazione. E’ una buona base di partenza che dovrebbe stimolare la classe dirigente regionale ad attivarsi per ricorrere opportunamente a temporanei e selettivi deficit di bilancio (ciò richiede un’azione comune delle Regioni nei confronti del Governo per rendere più flessibile il patto di stabilità Stato – Regioni) per far fronte all’economia depressa. Che è tale anche perché fortemente sbilanciata verso l’esportazione, poco attenta alla domanda interna di prodotti meno costosi e inquinanti, ai servizi alle persone e alle comunità (si pensi solo a quelli energetici per il risparmio energetico o la produzione di energia da fonti rinnovabili localmente), costituita da settori spesso a bassa efficienza energetica ed alta emissione di CO2.

Uno o due anni in deficit, pur aumentando le spese per interessi, non dovrebbero ostacolare particolarmente il processo in corso di innovazione del SSR (leggi Società della salute). E’ opportuno, inoltre, condurre una battaglia politica e culturale, oltre che con i fatti concreti, per far vedere come l’ideologia di destra, centrata sull’avidità e la disuguaglianza sociale, abbia consentito lo scatenarsi di questa crisi e il suo aggravamento con l’inazione e politiche sbagliate. Sostenere le fasce sociali più deboli con il welfare e i sussidi di disoccupazione è una forma di stimolo all’economia molto più efficace e giusta socialmente che ridurre le tasse ai ricchi (con le aliquote o con il lasciar fare all’evasione fiscale come fa il Governo nazionale).

E’ opportuno, infine, operare investimenti a sostegno del welfare e dell’innovazione produttiva oltrechè nel campo dell’istruzione e della Ricerca e dell’ambiente, non solo perché il governo nazionale non lo fa e taglia, anzi, i finanziamenti ai governi locali impedendo loro, di fatto, di continuare a fornire i servizi pubblici essenziali per coloro che dipendono da essi, ma perché è un modo per evitare la perdita di posti di lavoro (si pensi a tutto l’indotto legato ai servizi pubblici) e limitare gli effetti sociali devastanti del tracollo economico.

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