[10/12/2008] Energia

I sindacati dei lavoratori a favore del pacchetto clima-energia Ue

ROMA. Nella estenuante trattativa sul clima in corso a Poznam è mancata la necessaria mobilitazione sociale a sostegno della scelta unilaterale europea di ridurre le emissioni e assumere così la guida mondiale della lotta al riscaldamento globale. Da qui a Copenaghen è alla costruzione del consenso popolare alla direttiva sul clima che bisognerà lavorare con tenacia. Il confronto è ancora in corso e mentre il governo italiano spara le sue ultime cartucce contro l’Europa e le “tre venti”, che è augurabile, per il bene del paese, siano a salve e fuori bersaglio, va positivamente segnalata la presa di posizione della Cgil e della Fiom che si sono apertamente schierate per una approvazione della direttiva.

Non era una posizione scontata, visto che gran parte delle organizzazioni sindacali dei principali paesi europei, comprese quelle tedesche, ha subìto il ricatto delle organizzazioni imprenditoriali e la loro minaccia di delocalizzare gli impianti nel caso non si fosse modificato il pacchetto clima. Fiom e Cgil hanno dunque deciso di schierarsi con gli ambientalisti. Perché lo hanno fatto? Non si tratta solo della consapevolezza dell’urgenza e necessità di fermare i cambiamenti climatici, ma anche del fatto che è in loro maturata anche la convinzione che dalla lotta all’effetto serra può venire anche un contributo efficace alla soluzione della crisi recessiva e ai processi di deindustrializzazione che essa sta provocando.

Dunque qualcosa che tolga dall’isolamento gli ambientalisti, comincia in questo paese a muoversi.
Nelle scorse settimane, organizzati dalla Cgil e dalla Fiom, si sono svolti interessanti confronti con le associazioni ambientaliste, focalizzati sulla siderurgia e sul settore auto, che si sono conclusi con posizioni unitarie e di forte impegno a realizzare nelle aziende dei due settori gli obiettivi della direttiva.

Giovedì a Piombino si svolgerà, organizzato dal circolo della Legambiente, una discussione sul futuro dell’acciaieria e della città, a cui parteciperà anche la Fiom, articolando così sul territorio le intese già raggiunte. L’obiettivo è individuare possibili scenari vertenziali contro una imprenditoria miope e arretrata che, con le sue posizioni di disimpegno dalla lotta ai cambiamenti climatici, si sta condannando ad un progressivo isolamento ed a una perdita di competitività.

Nella stessa piattaforma che convoca lo sciopero generale di venerdì 12, convocato dalla sola Cgil, il richiamo alle tre venti sul clima è indicato come una delle priorità della mobilitazione. Dunque la sconsolante posizione italiana può essere isolata. Siamo ormai al paradosso che i nostri illuminati ministri considerano per il paese una conquista la mediazione raggiunta sulla direttiva che riguarda lo sviluppo delle rinnovabili, il fatto che si potranno conteggiare le installazioni che lo stato italiano farà nei Balcani, come fossero fatte in Italia.

Investiamo all’estero sulle tecnologie energetiche del futuro e al popolo italiano si regala il nucleare.

Vanno rapidamente isolati. Per riuscirci non bastano gli ambientalisti, serve un’alleanza vasta e articolata, in primo luogo fra ambientalisti e mondo del lavoro. Le premesse affinché tutto ciò si realizzi ci sono, si tratta ora di consolidarle a cominciare dallo sciopero generale.

L’unità fra il mondo del lavoro e l’ambientalismo è decisivo anche se si vuole aprire la necessaria dialettica fra gli imprenditori. Insomma da qui a Copenaghen il problema principale è superare l’inadeguatezza dello schieramento sociale e politico che impedisce a questo paese di essere uno dei protagonisti della lotta ai cambiamenti climatici. I primi passi si sono compiuti e ora si tratta di consolidarli se si vuole evitare che precipitino le drammatiche conseguenze sociali della crisi economica e con esse precipiti il paese e la sua sempre più fragile democrazia.

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