[10/12/2008] Comunicati

News dal mondo-web degli scettici: anche i Teletubbies coinvolti nel ´complotto climatico´ !

FIRENZE. «Sembra che esistano tre mondi diversi, tra loro virtualmente separati. Nel mondo fisico (e reale) il global warming sembra degenerare in modo inarrestabile: la situazione più pericolosa che l’umanità abbia mai affrontato. Nel mondo politico – ai colloqui di Poznan, per esempio – i nostri governi sembrano rispondere a qualcosa di diverso, una seccatura di minor rilievo che potrà essere affrontata a tempo debito (..). Nel cyberspazio, per contrasto, la risposta che si diffonde più velocemente e con più forza è la negazione avanti-tutta».

E’ questo il presupposto di partenza dell’articolo di George Monbiot contenuto nell’edizione on-line del “Guardian” del 9 dicembre. Va ricordato come nei giorni passati il quotidiano inglese abbia pubblicato uno studio del Met office che indica il 2008 come l’anno più fresco dal 2000, con una temperatura media globale di 14.3° C. Dato che può apparire confortante, ma che naturalmente non deve distogliere l’attenzione dall’analisi del trend generale: ricordiamo infatti come (dati Nasa) l’anno record per la temperatura globale è stato il 1998, seguito da 2005, 2003, 2002, 2004, 2006 e infine 2001, mentre il 2007 è stato l’ottavo anno più caldo mai registrato dall’inizio delle misurazioni attendibili. E il dato del 2008, una temperatura media globale inferiore di 0,14° alla media 2001-2007, è comunque ben più alto (di almeno 0,3°) della media 1961-1990, comunemente presa come riferimento utile per ragionare in termini di trend climatico.

In ogni caso il dato del 2008 (che peraltro deriva - come citato nella ricerca - da stime preliminari che andranno corroborate con studi più approfonditi) può lasciare ben sperare, ma è ovviamente necessario attendere gli sviluppi futuri per vedere se può considerarsi l’effettivo indice di un trend verso il raffreddamento, o se invece vada considerato un fuoco di paglia. Ciononostante la notizia in pochi giorni ha fatto il giro del mondo, rilanciando su larga scala l’ormai stucchevole forcing che i cosiddetti “scettici” stanno da anni portando avanti col fine di negare la significatività del ruolo antropico nel global-warming.

Emblematica è la questione riguardante David Bellamy, ex imbonitore televisivo piuttosto noto in oltremanica. Bellamy, dopo anni in cui si era distinto per il suo attivismo riguardo alla questione climatica e all’importanza del ruolo antropico in essa (ancora nel 2000 definiva “criminali” i governi e le industrie che bloccavano gli sforzi per contrastare il Gw), ha recentemente abbracciato posizioni riconducibili al cosiddetto “scetticismo”.

Nel suo parere ciò ha causato il suo ostracismo dalla tv pubblica (che invece Monbiot fa risalire al 1994, dieci anni prima della “conversione” di Bellamy). Il problema è che Bellamy ha la tendenza a spararle grosse: nell’ultima intervista rilasciata al quotidiano conservatore “Daily express” (28 novembre) egli parla di un complotto che coinvolge pure i Teletubbies, popolari personaggi della tv dei minori, conosciuti anche in Italia. «Avete notato che c’è una turbina eolica sopra i Teletubbies? Non si tratta forse di pubblicità subliminale?».

Ecco, pur nel doveroso rispetto delle opinioni avverse, e nella constatazione che lo studio del ruolo antropico nel cambio climatico deve ancora fare notevoli passi in avanti, viene oggettivamente il dubbio che posizioni come quelle di Bellamy non rivestano una sufficiente attendibilità. Così come molto spesso non rivestono attendibilità molte delle posizioni che sono riconducibili alla pubblicistica dei cosiddetti “climate skeptics”. Ciononostante, l’intervista pubblicata dall’ “Express” è stato uno degli articoli più letti della storia del quotidiano, e ha costituito spunto per un’infinità di commenti indignati che, sul sito del giornale e in generale nel web 2.0, inneggiavano al “complotto climatico” e all’ “ostracismo verso le voci scomode”.

Il problema di fondo è che – mentre il dibattito scientifico e in parte quello politico hanno tutto da guadagnare dal contributo offerto dal confronto delle mille opinioni diverse – il dibattito in corso sul web 2.0 non sembra avere ancora intrapreso una strada simile: notizie come quella relativa ad un 2008 dal clima leggermente più fresco (ricordiamo anche l’analisi che greenreport ha pubblicato il 4 dicembre scorso, che riportava come il 2008 sia stato il settimo anno più caldo dal 1800, in Italia) hanno valore solo se riportate insieme al trend generale. E affermazioni come quelle di Bellamy sui Teletubbies gettano obiettivamente ombra su quanto di buono o credibile egli possa affermare.

Eppure, ecco che il web 2.0 si sta scatenando, la nuova glaciazione appare a molti ormai iniziata e Bellamy è il suo profeta: la memoria corta di molte persone, la volontà di allontanare ogni responsabilità da noi stessi e dall’insostenibilità del nostro sistema socio-economico, la convenienza politica di negare la significatività del ruolo antropico, fino alle varie oscene bufale che sono state diffuse ad arte da think-thank prezzolati: tutti fattori che contribuiscono a ingenerare confusione nell’opinione pubblica.

Appare quindi fondamentale, lo ripetiamo ancora una volta, la diffusione di una maggiore consapevolezza di massa (e non più relegata negli ambienti scientifici, accademici e/o politici) riguardo alle tematiche legate al surriscaldamento e al ruolo antropico in esso. La rete non è controllabile, e nemmeno la credulità popolare: ma le classi dirigenti possono – e devono – avere un ruolo in direzione della diffusione di una reale “cultura del clima”. Ciò sarà di contributo – al pari di ogni accordo sulla riduzione delle emissioni o sull’efficienza energetica – all’affermarsi di una nuova consapevolezza globale in materia.

Così almeno i poveri Teletubbies (già accusati in passato di svolgere “propaganda omosessuale” a causa delle movenze femminili e della borsetta rosa di uno di loro) potranno essere lasciati fuori da questo assurdo dibattito, che a volte sembra (e probabilmente è) finalizzato non al libero confronto delle opinioni avverse, ma solo alla creazione di un polverone che è come la notte di Immanuel Kant: quella notte in cui tutte le vacche sono nere, e le posizioni hanno tutte la stessa dignità dibattimentale, anche quelle più astruse, o più visibilmente in malafede.

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