[10/12/2008] Energia

Geotermia Amiata, comitati critici sullo studio dell´università di Siena

ABBADIA SAN SALVADORE. L’e-mail con la quale gli studiosi di Siena hanno giustificato la loro assenza al contraddittorio pubblico organizzato dai Comitati sabato 6 dicembre a Abbadia San Salvatore (Cosa sta avvenendo nel complesso edificio vulcanico e alle acque del Monte Amiata?) recita testualmente: «Le conclusioni dei nostri studi non possono essere oggetto di contraddittorio».

Un´affermazione che ha scatenato l´ira del Comitato per la Salvaguardia Ambientale Amiata Ovest, che poi nel merito dello studio sostiene che «affermare che il contatto non c’è, come fa l´università di Siena, significa ignorare completamente le leggi della fisica oltre che la letteratura esistente. Non solo lo studio Calamai, non solo le relazioni ARPAT e le note della provincia di Grosseto, ma anche le relazioni di Enel - Direzioni studi e ricerche (Cataldi, 1965) e della Regione stessa (Garzonio, 2008) parlano del collegamento idraulico tra la falda acquifera superficiale ed il campo geotermico e delle strutture diapiriche dell’Amiata; pubblicazioni che non sono state probabilmente nemmeno lette da Siena visto che non sono citate. Queste strutture diapiriche per Enel si radicano nella formazione evaporitica propagandosi verso l’alto fino alla superficie, proprio come afferma Borgia che ha solo riproposto quanto già a conoscenza della comunità scientifica».

«Inoltre negando l’esistenza delle faglie sull’Amiata - prosegue il comitato - Siena dimostra scarsa serietà scientifica con l’uso che fa della cartografia geologica della Regione. Dalla carta dell’Amiata spariscono infatti tutti i tratti grafici indicanti le faglie, evidentemente assai scomode allo scopo della Regione: tutti sanno che, da una crepa (una frattura o faglia che sia) sul tetto l’acqua penetra con facilità».

Il Comitato per la Salvaguardia Ambientale Amiata Ovest ricorda anche un altro particolare: «Nel bando di concorso la Regione chiedeva di indagare “i rischi di inquinamento in tutte le matrici ambientali ed indicare le azioni e limitazioni rese eventualmente necessarie per lo sfruttamento della risorsa geotermica”. Al momento di assegnare l’incarico all’università di Siena però le cose cambiano, si chiede infatti di indagare “i rischi di inquinamento, le eventuali azioni e limitazioni conseguenti allo sfruttamento delle risorse geotermiche”, e inoltre “la valutazione dei risultati a cui è giunto il professor Borgia”, mentre nel bando si chiedeva di “approfondire” le indagini del professore.
E’ palese, quindi, che a Siena non si chiede più di indagare i rischi di inquinamento “in tutte le matrici ambientali” dando anche per certo che si continuerà a sfruttare la geotermia, tanto che non si scrive di “indicare le azioni e le limitazioni rese eventualmente necessarie per lo sfruttamento della risorsa geotermica ”, bensì di “indicare le azioni e le limitazioni conseguenti allo sfruttamento geotermico”».

La questione geotermica è stata affrontata anche nel corso dell´ultima assemblea della rete dei comitati guidata da Asor Rosa e nel documento finale si dice che «la Regione dovrebbe valutare più accuratamente gli impatti ambientali e sanitari delle alte entalpie, per troppo tempo trascurati dall’Enel, e riconoscere le varie specificità territoriali. A questo riguardo, particolare attenzione merita la tutela dell’Amiata al fine di salvaguardare le sue caratteristiche paesaggistiche, agrituristiche e termali, e il suo importante serbatoio di risorsa idrica naturale Dovrebbe inoltre essere ripensata la programmazione».

Piena disponibilità a un confronto libero e trasparente sulla questioni della geotermia, purché basato sul rispetto delle posizioni e soprattutto scientificamente fondato. La Regione Toscana replica così all´uscita pubblica del Comitato Amiata ovest e ribadisce che la scelta di promuovere un´ampia discussione sul futuro del settore geotermico – con i dibattiti pubblici, le riunioni dei tavoli tecnici, il coinvolgimento dei cittadini, delle amministrazioni, della comunità scientifica – «non verrà meno neanche di fronte ad attacchi che appaiono frutto più del pregiudizio che di una serena valutazione di fatti e dati».

Proprio la partecipazione di tecnici regionali all´iniziativa promossa sabato scorso a Abbadia S. Salvatore, si sottolinea tra l´altro, riconferma questa volontà della Regione nella consapevolezza che le posizioni in campo non sono univoche nemmeno tra i tecnici.

Per quanto riguarda gli studi citati dal comitato, la Regione spiega che «uno è del 1965, quindi ha più di 40 anni, l’altro ne ha 37 ed è stato più volte considerato dai ricercatori senesi. Per quanto riguarda la presenza delle faglie, i ricercatori senesi non ne negano l’esistenza, ma attribuiscono loro un andamento e quindi un significato diverso da quello che i comitati vorrebbero che avesse. Quindi per l’Università di Siena non indicano alcun contatto tra acquifero e campo geotermico».

Quello che serve dunque, è un confronto aperto e, appunto, basato su dati scientifici. Lo studio dell´ateneo senese è un momento fondamentale, ma le conclusioni politiche e amministrative verranno tratte dalla Regione alla fine di questo complesso e ricco percorso.

Infine, sull´incarico all´Università di Siena gli uffici regionali precisano che «esso è stato affidato con l’obbligo di seguire quanto previsto dal capitolato speciale di appalto dell’asta pubblica, cioè di indagare tutte le matrici ambientali (aria, acqua, suolo) ed indicare tutte le azioni e le limitazioni, fino all’opzione zero, cioè alla chiusura di tutti i pozzi geotermici, necessarie. E’ esattamente ciò che hanno fatto i ricercatori senesi così come risulta anche dal loro studio».

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