[27/01/2009] Consumo

Bolivia: l´utilizzo pubblico delle risorse naturali nella nuova costituzione

LIVORNO. La Televisión boliviana (Tvb) ha dato i risultati definitivi del referendum sulla "nueva constitución política del Estado" (Cpe): i si hanno stravinto con il 61,96% ma è confermata, seppur ridotta, la spaccatura tra le province orientali "bianche" e il resto della Bolivia "ibdia".

Il si ha vinto a : Potosí (78,97%), La Paz (78,41%), Cochabamba (64,83%), Oruro (63,52%), a sorpresa a Tarija (52,84%) e a Pando (45,87%, con un forte numero di schede bianche).

Il no è riuscito a prevalere solo e di misura in quel che resta delle tradizionali roccaforti della destra boliviana: Santa Cruz (60,23%), Beni (55,58) e Chuquisaca (51%), cifre che mettono in forti difficoltà le voglie secessioniste delle province "ricche".

Grande festa per il presidente Evo Morales che ha annunciato subito: «La rifondazione completa dello Stato boliviano».

Già domenica notte Morales aveva detto «Approfitto di questa opportunità per esprimere la mia grande riconoscenza a tutte le sorelle e i fratelli della Bolivia, a tutti i compagni e le compagne, a tutte le cittadine ed i cittadini che mediante il loro voto, attraverso la loro partecipazione democratica hanno deciso di rifondare la Bolivia. Lo sforzo dei movimenti sociali di tutta la Bolivia, dei suoi professionisti, dei suoi intellettuali, dei suoi artist, non è stato vano, però specialmente la lotta del movimento campesino indigeno, il settore più escluso, il più marginalizzato, il più umiliato durante la República, ora è riconosciuto come popoli, come organizzazioni, persone che hanno un minimo di diritti come qualunque cittadino o cittadina».

Forse la retorica può apparire eccessiva, ma l´indio Morales ha indubbiamente fatto uscire il suo popolo da un´oppressione che sembrava eterna e lo ha fatto scontrandosi con il potente apparato delle multinazionali e della destra interna che aveva scelto proprio il suo Paese per sperimentare quella che Naomi Klein chiama la Shock economy, attraverso una svendita delle risorse brutale che è passata dal tradimento delle promesse elettorali e per l´instaurazione di uno stato di emergenza eterna e un colpo di Stato permanente..

Evo non se lo scorda e ha buon gioco a rivendicare che «Dal 2005 al 2009 andiamo di trionfo in trionfo, i neoliberisti, i venditori permanenti della Patria sono stati sconfitti grazie alla coscienza del popolo boliviano. Il trionfo del si garantisce queste trasformazioni profonde, significa che abbiamo finito con il latifondismo, con i "terratenientes"».

Per Morales comincia ora la "nueva República" e «termina lo Stato coloniale. Qui finisce il colonialismo interno ed esterno. Il neoliberalismo, lo sfruttamento, il modo per liquidare all´asta le risorse naturali, ha avuto il suo culmine all´epoca in cui alcuni signori che tentano ancora regalare le risorse naturali. Ora, grazie alla coscienza del popolo boliviano, le risorse naturali si recuperano per tutta la vita, nessun governo, nessun nuovo presidente potrà svendere e consegnare le risorse naturali alle multinazionali. Ora i servizi di base come acqua, telefoni, energia elettrica, sono un diritto umano, per tanto, saranno servizi pubblici e non commercio privato». E Morales rivendica di aver fatto questa rivoluzione socialista utilizzando lo strumento della democrazia: «E´ la prima volta in 183 anni e 5 mesi di storia repubblicana che si sottomette al verdetto del popolo una Magna Carta: Ringrazio la popolazione per il suo appoggio alla trasformazione dello Stato in democrazia».

Morales si è rivolto ai governatori ribelli perché ascoltino la voce del popolo che nonostante la sconfitta e la vittoria di strettissima misura del Si in soli tre dipartimenti continuano a chiedere autonomia e un patto che impedisca al governo centrale di nazionalizzare interamente le risorse energetiche del Paese.

A loro ha risposto Héctor Arce, ministro della defensa legal de las recuperaciones statale: «Il dialogo deve tenersi sulla base del rafforzamento della nuova costituzione approvata dal popolo, non dal Congreso, non da un´assemblea, il governo ha la responsabilità di farla rispettare».

E Morales, che sta già preparando la sua rielezione ha concluso: «Ripeto che questa sulla "nueva Constitución política del Estado" è per tutti i boliviani e boliviane, non è solo per un gruppo di privilegiati che detengono il potere politico».

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